75-Adamo dà inizio al genere umano

Avvenute le mie considerazioni sul delicato problema che sta investendo la mia persona e quella di Eva, nonché fatta la mia scelta circa la genesi dell’evoluzione dell’uomo, ritengo mio dovere affrettarmi a rivolgermi all’unica donna che mi ritrovo ad avere come compagna in questo luogo incantevole. A mio avviso, l’ho fatta attendere fin troppo, dopo che ella ha finito di raccontarmi quanto io stesso le avevo fatto presente in passato. Perciò, senza perdere altro tempo, inizio a dirle:

«Mia dolce Eva, tu mi devi scusare, se non sono stato abbastanza sollecito nel rivolgermi a te per confermarti che un giorno effettivamente ti ho parlato di ciò che mi hai riferito. Grazie, per avermelo rammentato, visto che, a un certo momento, sono rimasto vittima di un vuoto di memoria. Il quale mi ha perfino fatto dimenticare che tu esistevi e che eri la mia dolce compagna. Ma, ora che l’ho recuperata interamente e tu sei ritornata a essere per me l’amabile creatura di sempre, tenendoci per mano, possiamo anche andarcene a casa nostra, come tu avevi suggerito prima. Allora sei d’accordo con me?»

«Certo che lo sono, Adamo! Riguardo alla tua smemorataggine momentanea, non ti devi assolutamente preoccupare; anzi, non pretendevo neppure che tu ti scusassi con me, come hai fatto. A ogni modo, dopo che mi hai chiarito il tuo strano comportamento di poco fa, non posso che gioire del tuo ritorno alla normale esistenza. La quale ora ha ripreso a ravvisare in me la donna che per te rappresenta l’essere più caro, allo stesso modo che tu lo sei per me. Quindi, noi due possiamo anche avviarci verso casa, mano nella mano.»

Pronunciate tali parole, Eva mi si avvicina e, dopo aver preso la mia mano destra con la sua sinistra, si affretta ad abbandonare il luogo in cui siamo. Così, con me che mi lascio quasi accompagnare da lei, si avvia per un sentiero ombreggiato, essendo esso riparato dai raggi del sole. A dire il vero, non parliamo tra di noi, intanto che lo attraversiamo; però è manifesto che io mi lascio condurre da lei, senza avere alcuna idea di dove si trovi il rifugio adibito a nostra abitazione. Come pure non conosco il tempo che occorre per raggiungerlo.

Quando poi viene meno l’ombrosità del luogo, ci accoglie il fulgore di un sole, che ora è alla sua massima altezza. Allora mi rendo conto che abbiamo raggiunto una piccola valle, dove una cerchia di colline la circonda da tutte le parti, eccetto dal lato da dove siamo giunti noi. Poi, fiancheggiando la zona collinare destra, in pochi minuti raggiungiamo una caverna di modeste dimensioni, davanti alla quale Eva si arresta e pone termine al nostro cammino. Dopo mi si mette a dire:

«Eccoci arrivati alla nostra casa, dove consumeremo il nostro pasto di mezzogiorno! Vedrai, Adamo, che esso sarà di tuo gusto, per il fatto che gradisci assai la frutta. Ma dovrai attendere che te la prepari!»

«Mettici tutto il tempo che ti occorre, mia cara,» le rispondo «visto che oggi ho poca fame! Nel frattempo, mi darò a contemplare le meraviglie della valle che si estende davanti alla nostra abitazione.»

Di lì a poco, prima d’impegnare il mio sguardo a estasiarsi del meraviglioso paesaggio che mi si dispiega davanti, la curiosità mi spinge a scoprire l’interno della caverna, essendomi esso interamente ignoto. Perciò vi faccio ingresso con la banale scusa d’informare Eva che il giorno seguente ci saremmo ancora trasferiti nello stesso posto visitato nel mattino, essendomi esso piaciuto moltissimo. Così, mentre le comunico la mia decisione, colgo l’occasione per dare una sbirciata alle parti interne del luogo da noi scelto come nostra abitazione.

Allora, come previsto, non vi scorgo nulla di differente da quello che avrei potuto trovare in una caverna abitata da uomini dell’età della pietra. In un canto di essa, noto la presenza di uno spesso strato di erbe essiccate, il quale di sicuro deve essere il nostro giaciglio e serve per farci riposare durante la notte, tenendo lontana dai nostri nudi corpi l'umidità. Comunque, fingo di esserne già al corrente e non mi metto a fare domande su di esso alla mia Eva, la quale adesso è intenta alla preparazione del nostro pasto di mezzogiorno. Quest’ultimo, come posso rendermi conto, sarà esclusivamente a base di frutta. Difatti scorgo una dozzina di pomi aventi forma e colore differente, i quali, a una prima occhiata, mi sono tutti totalmente sconosciuti.

Una volta che sono uscito dalla caverna, Eva non tarda a fare la stessa cosa, portando con sé un pezzo di legno quadro, il cui spessore non supera il paio di centimetri. Su di esso sono aggiustati vari tipi di frutti mai da me visti e mangiati. Ebbene, venuta fuori, ella va immediatamente a sedersi sopra il prato antistante alla nostra casa. Dopo avervi trovato la posizione più comoda, mi tiene a precisare:

«Adamo, è in questo posto che consumeremo il nostro ottimo pranzo. Perciò vieni a sederti pure tu qui, accanto a me, e cominciamo a consumare il nostro pasto con gusto e con appetito!»

Io le ubbidisco e, in un attimo, vado a sedermi al suo fianco, dove inizio ad assaggiare la frutta, che Eva ha scelto per noi per farci passare la fame. Intanto che l’azzanno e la mastico, non posso fare a meno di apprezzare le proprietà organolettiche dei vari tipi di frutti. M’incanta pure il loro sapore, che mi do a gustare come non mi è mai capitato, avendo essi una dolcezza mai assaporata prima di allora.

Quando infine terminiamo di mangiare la nostra frutta, per essere sopravvenuto in noi un senso di sazietà, Eva si alza da terra e mi prende per mano, invitandomi a fare lo stesso. Mentre tira il mio braccio per aiutarmi a mettermi in piedi, ella mi parla in questa maniera:

«Adamo, andiamo a riposare dentro la nostra casa, stando distesi sul nostro soffice giaciglio, come siamo abituati a fare dopo pranzo. Qui fuori il sole è forte e la sua luce abbagliante ferisce i nostri occhi!»

Evitando di contraddirla, io la seguo supinamente, senza darle risposta alcuna. Anzi, mentre l’accompagno, mi vado chiedendo che cosa accadrà nella caverna, dopo esserci sdraiati l’uno accanto all’altra, non essendo a conoscenza di cosa sia avvenuto le altre volte fra entrambi. Possibile che già ci sia stato un rapporto amoroso fra noi due? Comunque, sono certo che lo scoprirò molto presto. Ma prevedo che, quando giacerò al suo fianco, la mia reazione sarà indubbia e inconfondibile. Bisognerà vedere se Eva la conosce già oppure l'ha sempre ignorata, per cui le toccherà sperimentarla per la prima volta.

Così poco dopo siamo distesi sul rozzo giaciglio con i nostri nudi corpi che si sfiorano appena. Il suo si trova alla mia sinistra.

Poiché siamo supini, io non tardo a mettermi di fianco, rivolto verso di lei, naturalmente. Ma, assunta la nuova posizione, subito la mia mano destra si dà a sfiorare l’intero suo corpo, a cominciare dai piedi, poiché le sue perfette forme m’invitano a farlo senza esitazione, eccitandomi nel contempo. Per cui il mio membro virile smette di starsene rannicchiato e assopito; anzi, in un attimo, si risveglia e s’inturgidisce, come se voglia già partire all’arrembaggio. Logicamente, è la sua reazione naturale a farlo esprimere in quel modo, desideroso di cercare a ogni costo la fonte del suo piacere.

Dal canto suo, Eva, vedendomi elargirle le mie carezze, che dimostra di gradire abbastanza, mi si rivolge, dicendo:

«Perché, Adamo, oggi ti comporti con me, come non hai mai fatto in precedenza? Non ti nascondo che i tuoi tocchi producono in me sensazioni assai gradevoli e m'invitano a chiederti come ti sono venuti in mente, se fino a questo momento ne avevi sempre fatto a meno?»

Indicando poi con la mano il mio organo genitale, aggiunge:

«Anche quel coso lì, Adamo, non avevo mai scorto così gonfio! Come hai fatto a renderlo così grosso? Desidero che tu mi spieghi ogni cosa che ti sta succedendo oggi, se non ti dispiace, anche perché mi sento attrarre da te diversamente dalle altre volte! Sento in me qualcosa che mi sta mettendo in subbuglio l'intera psiche, per cui non sono più in grado di ragionare. Inoltre, avverto una grande voglia del tuo contatto fisico, poiché esso mi accende di una sensazione strana, ogni volta che i nostri corpi vengono a contatto.»

Le parole di Eva mi convincono che tra me e lei non c’è mai stato alcun rapporto sessuale, per cui devo ritenerla ancora vergine, se, oltre a me, non esiste altro uomo in questi paraggi. Infatti, secondo lei, sono stato io il suo compagno di sempre, senza averla mai resa preda della mia libidine e lasciandola fino allora illibata. Per questo decido d’illustrarle ogni cosa sull’argomento, visto che ella dimostra di esserne totalmente a digiuno. Ma, al fine di darle una spiegazione più esauriente possibile su quanto Eva mi ha domandato, intendo percorrere la strada giusta e ricorrere alle parole meno imbarazzanti per me. Perciò, con un fare disinibito e disinvolto, mi metto a dirle:

«Mia cara Eva, come sai, tutte le coppie di animali a volte si ritrovano ad avere dei piccoli. Se non ti sei mai chiesta come fanno essi ad averli, te lo dico io. Ti assicuro che la femmina e il maschio di ogni specie di animali non li hanno trovati per caso in un angolo del bosco. Invece i loro cuccioli provengono da dentro la pancia della femmina, che diventa così la loro madre, dove prima raggiungono un certo sviluppo e poi vengono fuori. Non ti sei accorta che alcune volte le femmine di animali si presentano con un pancione incredibile? Se le vedi così, non è perché esse hanno mangiato molto; ma perché nel loro grembo ci sono dei figli, che un giorno verranno fuori e nasceranno.»

«Allora, Adamo, mi dici come fanno i piccoli delle femmine a trovarsi nella pancia della loro madre? Inoltre, vorrei sapere essi quanto sono grandi e dove si tengono nascosti, prima di trasferirsi in lei.»

«All’inizio, Eva, essi sono talmente piccoli, da essere invisibili ai nostri occhi, anche perché vivono all’interno del corpo paterno. Quando poi si decide insieme di farli nascere, il maschio e la femmina si accoppiano, consentendo loro di trasferirsi dal corpo del padre a quello della madre. Magari vorrai essere messa al corrente di come avviene il loro accoppiamento: non è forse vero, mia dolce compagna?»

«Non ti sbagli, Adamo. Ma ti anticipo che, dopo che me lo avrai riferito, intendo farti una domanda in merito, che ritengo molto importante per noi due! Perciò sarò lieta di attendere la tua risposta!»

«Ebbene, Eva, negli animali maschi ci sono degli esseri piccolissimi, chiamati spermatozoi. Essi possono svilupparsi esclusivamente nelle loro femmine, nelle quali esiste una specie di sacca, che è adatta a farli crescere fino a quando non vengono fuori, dove iniziano una vita normale. Essa è chiamata utero e comunica all’esterno attraverso un canale, che si chiama vagina. Gli spermatozoi escono fuori dal maschio attraverso un organo, che prende il nome di pene, il quale s’ingrossa appunto per favorire sia la loro uscita dal padre sia il loro ingresso nella madre. Ma, perché ciò avvenga, il pene deve essere introdotto nella vagina della femmina ed eccitarsi a tal punto da permettere l’uscita degli spermatozoi e il loro trasferimento nell’utero. Comunque, soltanto uno o pochi di loro iniziano a vivere e a svilupparsi nell’utero della madre. Ora sai anche come avviene l’accoppiamento tra un animale maschio e una femmina della stessa specie.»

«Adesso ho appreso ogni cosa, Adamo, su come gli animali procreano i loro cuccioli. Ma come hai fatto a imparare queste cose, se fino a ieri non ne eri affatto informato, allo stesso modo mio?»

«Si vede, Eva, che sarà stato il nostro Creatore a farmele conoscere insieme con tutte le altre cose che mi hai riferito prima, per averle apprese da me. Non può essere altrimenti! Non pare anche a te?»

«Ne sono certa anch’io, Adamo. Adesso, però, come ti avevo anticipato, mi preme farti la seguente domanda: Anche noi possiamo avere dei nostri figli, come gli animali? Vorrei tanto che la tua risposta fosse affermativa, avendo una gran voglia di sperimentarlo!»

«Certo che li possiamo avere, Eva! Ti aggiungo anche che, forse un po’ meno la prima volta, l’accoppiamento ci procurerà anche un godimento incredibile, per cui dopo continuerai a desiderare di accoppiarti con me con un desiderio sempre maggiore. Te lo posso garantire!»

«Se è come dici, Adamo, cosa aspettiamo ad accoppiarci e a fare di noi degli esseri che godono e provano una grande felicità? Così facendo, inoltre, ci procureremo dei figli, i quali senz’altro ci renderanno le ore del giorno liete e meno monotone. Su, compagno mio, accontentami subito, considerato che la tua mano già mi sta arrecando delle sensazioni che prima non ho mai avvertito dentro di me: te lo assicuro! Specialmente in questo momento che mi stai accarezzando in un punto del mio sesso, il quale riesce a provocarmi delle sensazioni piacevolissime!»

All’invito di Eva, non esito ad appagarla in ciò che mi ha chiesto, anche perché il suo contatto e le mie carezze rivolte al suo clitoride mi hanno già oltremodo eccitato. Allora, assunto la giusta posizione atta a deflorarla con il minimo disagio, comincio a penetrarla pur con qualche difficoltà. Ma, avvenuta la penetrazione, inizio a possederla carnalmente. Anzi, ci possediamo reciprocamente, siccome Eva si dimostra non meno vogliosa e gaudente di me nel nostro rapporto intimo. Quando infine raggiungo l’orgasmo e il mio liquido seminale le irrompe lungo il canale vaginale, il mio pensiero non si sofferma sul godimento che mi pervade. Invece si dà a riflettere sul fatto che, con quel mio primo atto sessuale consumato con la mia compagna Eva, ho dato inizio a tutta la catena delle generazioni future. Esse, secolo dopo secolo, dovranno permettere all’umanità di raggiungere le più alte vette della civiltà e del progresso.

Dopo che il nostro rapporto intimo è terminato, per cui ora siamo separati l'uno dall'altra, mi rivolgo alla mia compagna e le chiedo:

«Allora, Eva, ti è piaciuto quanto è avvenuto tra noi due? Se lo vuoi sapere, comportandoci in questa maniera, abbiamo fatto sesso. Per cui la nostra è stata un'attività sessuale.»

«Certo che mi è piaciuto, Adamo, ciò che c'è stato fra noi due poco fa e non vedo l'ora di rifarlo! Non avrei immaginato che fare sesso ci procurasse un piacere estasiante e incontenibile! Peccato che non abbiamo potuto farlo anche in passato, essendoci esso sconosciuto!»

«Adesso, Eva, se non ti dispiace, vorrei cambiare discorso e farti una domanda, alla quale tengo molto.»

«Se è ciò che desideri, Adamo, almeno per il momento, smettiamo di parlare di sesso e rivolgimi la domanda che tanto desideri farmi.»

«Prima, a un certo momento della nostra conversazione, mi ti sei espressa con queste testuali parole: "Sappi che insieme abbiamo peccato contro l’Altissimo e insieme dobbiamo espiare la nostra colpa. Perciò il separarti da me non ti sottrarrà all’espiazione della pena, che Egli ha voluto infliggerci. Oppure pensavi di cavartela, cambiando nome e fingendo di non riconoscermi più come tua compagna?" Allora, in merito a tali parole, vorrei apprendere da te il tipo di peccato che avremmo commesso e che avrebbe obbligato il nostro Creatore a condannarci a una pena, da noi non ancora espiata.»

«Adamo, alternandosi nel cielo il sole e la luna, intanto che trascorrevano i giorni e le notti, in noi continuava a esserci l'intera conoscenza delle cose che ci circondavano; inoltre, potevamo ottenere tutto quanto scaturiva dai nostri desideri. Invece il nostro corpo non poteva essere intaccato da nessuna sofferenza fisica, dovuta a malattie o ad accidenti, per cui si aveva in noi una gioia inesauribile. Ma poi per noi la vita mutò, per aver contravvenuto alla volontà di Xurbiz.»

«Mi dici, Eva, in che modo ci rifiutammo di accettare il volere del Creatore? In verità, non riesco a concepirlo! Né me lo rammento!»

«Adesso te lo faccio ricordare io, Adamo. Commettemmo il nostro peccato, un giorno che uscimmo di casa per fare una passeggiata. Mentre camminavamo, incontrammo sul nostro cammino un cerbiatto che teneva ferite entrambe le zampe anteriori, per cui non riusciva ad allontanarsi dal luogo in cui era. Allora noi, anziché pensare a soccorrerlo e a sottrarlo a qualche belva in cerca di cibo, lo sollevammo da terra e lo gettammo nel vicino lago, nelle cui acque esso morì annegato. Subito dopo il suo annegamento, ci investì una luce, mentre una voce si diede a parlarci: "Come ho potuto constatare, già alla vostra prima prova, avete preferito mostrarvi spietati e crudeli, anziché dediti alla pietà e al bene. Per questo vi priverò di tutti i benefici di cui vi avevo dotati, trasformando la vostra esistenza nel corso dei secoli. Da oggi in avanti, voi e i vostri discendenti, non vivrete più in questa valle serena e spensierata; ma vi farò ritrovare in un'altra, che vi preserverà soltanto sofferenze e lacrime, quelle che voi stessi vi sarete procurati con le vostre continue colpe. Indicherò ad Adamo il sentiero che vi condurrà alla nuova valle."»

Ciò che avevo appreso da Eva sul nostro peccato e sul nostro castigo mi fece comprendere finalmente che la mia realtà era proprio quella che stavo vivendo insieme con colei che avevo creduto il mitico personaggio biblico. Invece l'altra, che ero convinto di aver vissuta nel ventiduesimo secolo, non può essere che un autentico sono, inviatomi dal mio Creatore per permettermi di dare inizio alla storia dell'umanità, la quale avrebbe visto avvicendarsi guerre, pestilenze e carestie, parallelamente al progresso e alla civiltà.

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