71-Il nuovo rapporto di Dio con l'essere umano

"Io sono Xurbiz, l'increato Essere Onnipotente esistente da sé per l'eternità, e non ho bisogno di niente a mio favore da parte di nessuno, al fine di essere quello che già sono, sono stato e sarò in tutto il tempo avvenire. Questa è l'unica circostanza nella quale degno di una mia comunicazione l'essere umano di ogni pianeta abitato, dal momento che non ce ne saranno altre per loro fino alla consumazione dei secoli. Essa gli servirà per adempiere i suoi doveri futuri, dal cui adempimento dipenderà la salvezza della sua anima. La quale ne potrà usufruire dopo la morte del corpo, evitando così le pene del Malon e divenendo meritevole delle delizie dell'Eternon.

Che la razza umana, in qualunque luogo essa prenderà dimora, sia condannata per sempre a non fruire della mia preziosa protezione, anche se prevedo che una parte di essa eviterà di tralignare dalla retta via! Perciò dovrà vedersela da sola, ogniqualvolta si troverà ad affrontare qualche calamità naturale, la quale solamente per caso verrà a colpirla, fosse essa un cataclisma fisico oppure un flagello dovuto a malattia o ad altro. Gli esseri umani, fino a quando vivranno nella loro realtà materiale, non riceveranno da me né punizioni per i loro peccati né benefici per le loro opere buone e giuste, siccome i castighi e i premi, da parte mia, saranno inflitti o dispensati esclusivamente alle loro anime, dopo che esse si saranno liberate dai loro corpi estinti.

Per la quale ragione, saranno vani i loro riti propiziatori e le loro preghiere, allo scopo di ricevere il mio aiuto e farsi privare di qualche disgrazia inattesa. A tale proposito, l’uomo rammenti sempre che giammai mi compiacerò delle sue preghiere, per cui esse non gli serviranno per cattivarsi la mia benevolenza e per ottenere il mio perdono. Il motivo? Io non avrò bisogno di frasi artefatte, quelle che egli vorrà rivolgermi all’infinito con una ripetizione pedissequa e noiosa, la quale lo farà apparire davanti a me solo un nevrastenico anziché una persona pia, devota e generosa. Inoltre, le riterrò blasfeme, se addirittura saranno rivolte ad altri esseri che non sia io stesso, magari attribuendo loro perfino dei privilegi provenienti dalla mia divinità.

Chi vorrà salvare la propria anima sappia che gli saranno utili, dopo la sua morte, le sole azioni che tenderanno a lenire le ambasce del proprio prossimo. Al riguardo, gli faccio presente che, come Essere Divino, non potrò mai avere una madre oppure un figlio, per cui solo dei folli miscredenti potrebbero arrivare a pensare simili assurdità. Magari, mentre sono intenti a gloriare l'una e l'altro, faranno perfino dimenticare agli altri la mia esistenza, l'unica degna di adorazione.

L'essere umano non pensi mai che me ne starò in mezzo a loro per controllarlo durante il suo operato, punendolo o premiandolo, intanto che esso si effettua. Io lo ignorerò nel modo più assoluto, finché egli vivrà nel Regno della Materia e del Tempo. Al contrario, sarà giudicato da me unicamente dopo la sua morte, quando ci sarà la liberazione della sua anima. In merito, ci tengo a ribadire che le sue disgrazie e le sue grazie saranno qualcosa di assolutamente casuale, senza che nessuno e niente ci abbiano messo il loro zampino. Perciò, di fronte alla mia divinità, peccherà tanto quello che si vanterà di essere stato aiutato o graziato o miracolato da me, quanto quello che m’imputerà una eventuale sventura capitata a sé stesso oppure agli altri, a causa della loro condotta. Invece, per quanto concerne la mia legge, il cui rispetto pretenderò da ogni appartenente alla razza umana, essa sarà inculcata in ognuno di loro all’atto della sua nascita.

Per questo egli intimamente saprà cosa è bene e cosa è male; né potrà discolparsi, dicendo che era all’oscuro dell'uno e dell'altro. Gli basterà tale conoscenza per avere illuminato davanti a sé il cammino che conduce alla propria salvezza, anche se esso quasi spesso non si presenterà consono ai suoi desideri e richiederà da lui anche dei sacrifici. Parallelamente a esso, a ogni modo, ci sarà sempre anche il cammino che porta alla perdizione della propria anima, il quale si presenterà più appetibile e privo di qualunque forma di rinunzia e di abnegazione. Quindi, spetterà a lui fare una scelta fra i due cammini, a seconda del destino che vorrà assegnare alla propria componente spirituale. Inoltre, egli non pensi mai che esista un luogo dove poter avere un tipo di rapporto con me, poiché esso è del tutto inesistente. Ma potrà scorgermi esistente esclusivamente nelle sue buone azioni.

Nessuno degli esseri umani si azzardi mai a riferire agli altri suoi simili di essere stato da me comandato di fondare una religione, con la quale tenterà poi di carpire la buonafede altrui, facendogli credere che ciò che viene da lui predicato gli è stato da me richiesto. Perciò tutti sappiano che egli mente, poiché da oggi il mio rapporto con l’intera razza umana sarà nullo, nel senso che esso, per ciascun uomo, non esisterà fino alla sua morte, quando cioè egli dovrà rendermi conto del suo operato. In quell’occasione soltanto, deciderò, per l’intera sua esistenza spirituale, se premiarlo con le ineffabili delizie dell’Eternon oppure punirlo con le atroci sofferenze del Malon. Egli sappia, a tale proposito, che lo giudicherò con somma giustizia, né potrà esserci misericordia per lui, essendo entrambe le cose del tutto antitetiche. Per il semplice fatto che chi è giusto non può essere misericordioso, se non vuole compromettere il proprio senso di giustizia.

Anche saranno senz’altro in errore quegli esseri umani che, giudicando gli organi del loro corpo, attribuiranno a essi dei valori differenti, come se non facessero parte dello stesso organismo. Anzi, giudicheranno perfino qualcuno di tali organi come qualcosa di peccaminoso e lesivo della morale, per cui decideranno di coprirlo per non offendere il pudore. Gli organi genitali, così nelle bestie come nell’uomo, non sono diversi dagli altri organi per importanza e per necessità. Anzi, in un certo senso, sono superiori agli altri, dal momento che permettono il perpetuarsi della specie nel tempo.

Quanto al piacere che se ne ricava insieme con la procreazione, esso esiste appunto perché entrambi i partner del rapporto sessuale vengano indotti a desiderarlo con voluttà e a praticarlo, assicurando così la perpetuazione della loro specie. Per questo non si gridi allo scandalo o al peccato, quando tali organi verranno considerati durante l’attività che è loro congeniale, non essendoci in essa nulla d’innaturale e di scandaloso, anche quando la si effettua per puro piacere. Si considera forse viziosa la bocca, mentre mangia e attua la sua attività d’ingestione dei cibi per nutrire il corpo? Certo che no! Così peccherà anche colui che deciderà di fare voto di castità, poiché sarà come rifiutare ciò che io gli ho messo a disposizione, arrecandomi una indubbia offesa, similmente a una persona che rifiuta il cibo di chi l'ospita.

Il passaggio dell’anima alla sua nuova esistenza coinciderà con la fine della sua battaglia contro i propri vizi e i propri difetti. Al termine della quale, che potrà essere vinta esclusivamente con le proprie forze, essa non potrà più niente, allo scopo di riparare alle mancanze commesse durante la sua vita da reclusa nel proprio corpo. A maggior ragione, non potrà sperare che lo facciano i propri parenti o i propri amici viventi, mediante preghiere o altro che alcuni loro simili si saranno inventati per fini di lucro. Essa, dunque, avrà a disposizione la sola sua esistenza materiale per salvarsi e godere della beatitudine eterna con le opere pie, senza ricorrere a vuote preghiere di qualunque tipo che altri avranno confezionate per loro.

Non essendo ammesse le preghiere, poiché esse andrebbero rivolte a Colui che non li ascolta, non avrà senso per gli uomini dedicarmi templi e riunirsi in tali luoghi per pregarmi e impetrare il mio perdono e la mia grazia. In quel momento, come in altre circostanze, io sarò assente, avendo decretato che fra me e loro non potrà esserci mai qualche tipo di rapporto, tanto per premiarli quanto per punirli, provvedimenti che prenderò soltanto dopo la loro morte. Sarà ancora peggio, se essi si daranno alla recitazione di lunghe file di filastrocche imparate a memoria, le quali potranno solo mettere in mostra un evidente fanatismo religioso.

Giammai accetterò che le pareti di quegli stessi templi vengano ricoperte completamente di oggetti d'oro e d'argento, mentre all'esterno di essi c'è gente che muore di fame. Così pure non permetterò mai che la mia legge, la quale si presenta semplice al massimo, consistendo essa in sole quattro parole, ossia bene, male, premio e castigo, venga trasformata in trattati dottrinali, siccome gli esseri umani non sapranno che farsene. In verità, essi riusciranno unicamente a confondere le loro idee, poiché presenteranno la mia legge camuffata e privata di ogni significato. Al fine di chiarire meglio il concetto di bene, sappia l’uomo che esso si ottiene, ogni volta che egli si dedica a opere che hanno come obiettivo la felicità del suo prossimo oppure mirano a sollevarlo dalla miseria. Meglio ancora se egli si metterà a sua disposizione e gli allevierà lo stato di sofferenza ereditato dalla sorte.

Per ultimo, ci tengo a precisare all'essere umano che non ci sarà mai per lui una forza malefica che tenterà di condurlo sulla via del male, poiché essa non potrà esserci nell'universo sensibile da me creato. Le uniche forze maligne sono rappresentate dagli Angeli, i quali, a causa della loro condotta aberrante, furono puniti a vivere per sempre nel Malon, che è il luogo dei supplizi. Ebbene, essi giammai potranno uscirne, allo scopo di venire a seminare tra gli esseri umani semi di odio e di ribellione alla mia Maestà. Quindi, l'uomo non potrà imputare le sue colpe ad alcuna forza del male, per averlo questa tentato e indotto al peccato, essendo nata dentro di sé la volontà di prevaricare e d'ignorare la mia legge del bene e della giustizia. Perciò l'essere umano dovrà addossarsi la responsabilità delle proprie colpe, divenendo egli medesimo forza del male, nel momento stesso che le commette, trasgredendo la mia legge.

Ugualmente peccherà colui che, vedendosi favorito dal puro caso oppure liberato da qualche disgrazia, avrà l'ardire di dichiarare che è stato il mio intervento a prendersi cura di lui, togliendolo dai guai che lo affliggevano. Sappia egli che, con una dichiarazione del genere, facendomi apparire ingiusto verso tutti gli altri suoi simili, getterà discredito sulla mia Divinità, che non gli sarà da me perdonato!"

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