58-Meccanismo attivatore dei moti di rivoluzione e di rotazione

Una volta che si era insediata con i suoi poteri sovrani al centro della massa di un astro spento, l’energia astrale aveva provveduto ad assicurare alla stessa una soddisfacente compattezza e una certa stabilità. In una fase successiva, si era messa subito all’opera per assolvere il suo primo dovere. Si trattava dell'assunzione, da parte sua, dell’incarico di guidare e controllare per tutto il tempo futuro il moto rotazionale dell'astro. Il quale all’origine si era presentato in preda al caso, cioè demotivato e senza una meta prestabilita.

Prima, però, era stato necessario che essa prendesse il comando di tale movimento casuale dell’astro, allo scopo di riuscire in seguito a imporgli la sua autorità e il suo governo. Perciò si era data ad azionare i poteri illimitati dei quali era stata investita, al fine di condurre a buon fine la sua principale incombenza. Dal cui esito positivo dipendeva la sopravvivenza dell’astro che aveva ricevuto in affidamento dalla barriera stellare, ovviamente su commissione della psiche universale.

L’energia astrale, quindi, aveva fatto partire dalla sua sfera sedici raggi di colore azzurro. Essi all'istante avevano iniziato a prendere sotto il loro controllo l’intero spazio compreso in un anello che aveva per centro quello dell’astro; ma risultava perpendicolare all’asse dello stesso. Così, ugualmente distanziati l’uno dall’altro, tali raggi erano avanzati per metà tragitto con andamento rettilineo e per l'altra metà con andamento curvilineo. Infine, dopo esservi affondati come degli efficienti escavatori, avevano disintegrato la roccia incontrata.

Al termine del suo percorso, ogni raggio aveva scavato un tunnel cilindrico, che era risultato lungo quanto la circonferenza dell’energia astrale. La cui parte curva formava un quarto di circonferenza e seguiva lo stesso senso del moto rotatorio dell’astro. Inoltre, in fondo al cunicolo, esso aveva ottenuto una cavità sferica, il cui diametro era la decima parte di quello della sfera dell’energia astrale; inoltre, era cinque volte maggiore di quello del tunnel cilindrico che vi confluiva.

Avvenuta l'ultimazione della loro opera di escavazione, i sedici raggi azzurri si erano ritirati all'istante nella loro sfera di provenienza. Allora, in contemporaneità, erano venuti fuori dalla stessa altri quarantotto raggi, esattamente sedici gialli, sedici bianchi e sedici viola. Essi si erano messi ad avanzare, formando delle terne tricolori. Ciascuna delle quali si era immessa nel rispettivo tunnel cilindrico, dove si era data a schermare la sua parete con una lastra metallica, che essa aveva prodotta al momento. Il cui materiale era risultato di una speciale lega che era in grado di resistere a temperature altissime e di contenere la prepotenza di quelle forze più reattive e incontrollabili che avessero tentato di perforarla oppure di disintegrarla.

Ultimata poi la loro opera di schermatura, la quale aveva riguardato pure le cavità sferiche, le sedici terne tricolori avevano fatto anch’esse ritorno alla base. Ma poco prima, in fondo a ogni cavità sferica e in corrispondenza dei quattro canali già praticati nella roccia circostante dai raggi azzurri, ognuna di loro aveva realizzato dei dispositivi di sicurezza automatici. Si trattava, per esattezza, di valvole di scarico a fungo, le quali, in numero di otto, sarebbero dovute servire a dare sfogo a certe forze di spinta che stavano per sopraggiungere e a frenare la loro frenetica irruenza. Tali forze, infatti, se represse nella maniera più drastica, potevano davvero diventare molto pericolose e finire col violare perfino le norme emanate appositamente per loro dall’energia astrale.

La stessa terna di raggi tricolori aveva pure badato a separare il tratto rettilineo da quello curvilineo con una paratia stagna, munendola di quattro valvole di scarico sempre a fungo. Queste, precedendola in breve tempo sulla parete cilindrica del tunnel, si erano posizionate in modo da formare i vertici di un quadrato. Il rientro delle sedici terne schermatrici era stato seguito dall’uscita immediata di altri sedici fasci, ognuno dei quali comprendeva quindici raggi diversamente colorati. Essi, a loro volta, si erano dati a combinarsi in modo vario nell’atrio del rispettivo tunnel. Così avevano dato origine a delle forze eterogenee che sembravano come impazzite, mentre si lottavano e si scagliavano verso la cavità sferica con furia inaudita.

Alla fine l’energia astrale, dosando le potenzialità dei suoi raggi energetici, era riuscita a frenare, a condizionare e a manovrare le reazioni impulsive che scaturivano da tali forze impazzite, riducendole alla loro più completa obbedienza. Sebbene in loro erano continuati a esserci i soliti impulsi a invadere l'intero spazio libero che era loro davanti, dopo essi si erano presentati meno avventati e più disciplinati. Quasi avessero capito che il loro sfogo avrebbe avuto un senso, soltanto se avesse mirato a un obiettivo ben preciso! E l’unico obiettivo, che era stato messo a loro disposizione in quella circostanza, risultava quello d’imprimere il movimento di rotazione e quello di rivoluzione al corpo celeste, nel cui centro essi si trovavano a operare.

Una volta imbrigliate e rese acquiescenti le scatenate forze prodotte dai suoi raggi, conseguendone la manovrabilità, la sapiente opera dell’energia astrale innanzitutto si era data a perseguire nell’astro un moto rotazionale accettabile. In ogni corpo celeste spento, infatti, era in programma un tipo di rotazione, da cui si richiedeva la pedissequa applicazione di alcune regole, ossia di quelle che essa già aveva predisposto perché le esprimessero il massimo della loro collaborazione. In base a tali norme, i fini da perseguirsi erano l'indefettibile armonia cosmica e la vivibilità sulla superficie di quegli astri spenti che erano stati prescelti per la pianificazione della vita da destinarsi a certe categorie di soggetti.

Così, a completamento dell'opera, era avvenuto che l’astro non girava più intorno al proprio asse in modo confuso e disordinato, oltre che in preda all’anarchia della sua forza primigenia, la quale prima agiva in modo oscuro e per niente teleologico. Perciò lo aveva reso, fino a un momento prima, una enorme massa falciata da continui terremoti che minacciavano di smembrarla a ogni istante.

Da quel momento in poi, la sua rotazione aveva cominciato a rivelarsi davvero un movimento disciplinato, regolato ed equilibrato. Ma ciò che era risultato più interessante e aveva stupito maggiormente era stato il fatto che la stessa massa si era data a intenti rigorosamente finalistici. Tutta la sua storia, insomma, aveva subito una radicale inversione di tendenza, poiché non procedeva più nel confuso e nell’indeterminato; come pure aveva smesso di seguire la vecchia pista infida e aleatoria. Al contrario, adesso batteva sentieri sicuri, tracciati nell’ordine e nella stabilità, cioè nel saggio governo dell’energia astrale. Quest’ultima, da parte sua, dirigeva il movimento di rotazione senza più alcuna fatica. La qual cosa si era potuta realizzare, grazie alla cooperazione delle forze polivalenti in suo possesso, che essa utilizzava non solo come entità autonome e realizzatrici dei suoi comandi, ma anche come redini poderose degli stessi.

Si poteva affermare che la medesima cosa era avvenuta anche nel moto di rivoluzione dell'astro, per cui esso era iniziato a essere più rispondente alle attese dell'energia psichica universale. Tale movimento, infatti, non si presentava più un qualcosa in balia dei propri ghiribizzi e completamente esente da attività finalistiche. Ormai anche il moto orbitale procedeva all'insegna della legge, dell'ordine e di talune finalità che esso era intento a perseguire non per propria vocazione, bensì unicamente perché a ciò era spinto dall'autocratica energia astrale. In seno all'astro spento, quindi, si poteva scorgere il suddetto movimento incapace di ogni devianza voluta e consapevole, oppure dettata dai ciechi impulsi di una materia primordiale che dilagavano nella loro più assoluta incoscienza. Per questo motivo, la sua escursione circumstellare si presentava massificata, ossia uniformata a quel modello fisso e omologato che anche i restanti astri della stessa categoria, volenti o nolenti, erano costretti a far proprio.

Qualche tempo prima, avevo conosciuto le tecniche strategiche, che erano state messe a punto dall'insigne energia astrale, allo scopo di raggiungere i propri imprescindibili obiettivi. Essi avevano fatto sì che i moti di rotazione e di rivoluzione si effettuassero nella sicurezza più piena, seguendo delle norme standardizzate che potevano dar luogo solamente a manifestazioni di ordine, di armonia e di stabilità. Ma non mi ero soffermato né sui particolari che avevano permesso loro di realizzarsi, né sui successi che avevano coronato la loro opera d'indubbia efficacia. Perciò, fin da quel momento, era opportuno che la conduzione del mio studio fosse rivolta a tale approfondimento. Mi sarei così reso conto dei processi applicativi, che avevano determinato un duraturo equilibrio nei due moti in questione.

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