27-Le tre componenti umane

Durante lo studio del subconscio, ero venuto a conoscenza che gli squarci esistenziali, una volta intrappolati nelle teche temporali, potevano essere rimossi e riattivati solamente con il concorso di due entità, delle quali una di natura energetica e un’altra di natura impulsiva. La prima mi era già nota e s’identificava con l’energia psichica. Ma la seconda che cos'era oppure come la si poteva intendere senza errori? Essa era da ricollegarsi all’anima, onnipresente nel subcosciente, oppure bisognava considerarla una tendenza criptogenetica che operava nella più assoluta autonomia e nella massima discrezione?

A un primo esame, tale entità mi si era presentata come un impulso, il quale si andava generando in ogni teca temporale a guisa di un’ansia propulsiva. Per cui essa anelava a evadere dalla cella d’isolamento, che il subconscio le aveva destinata. In un certo senso, mi era parso che essa fosse sorta dal nulla, allo scopo di far valere i suoi diritti sopra una eredità che le era stata estorta, ancor prima d'iniziare a goderne i proventi. Per questo motivo, l'entità impulsiva mi si era rivelata una vera brama espansionistica e arrivistica, con il larvato intento di vendicarsi dell’estorsione a suo tempo subita. Anzi, anche se per un solo attimo, la medesima bramava rimpossessarsi di quella esistenza che già era stata sua, della quale era rimasta defraudata subito dopo avere iniziato a esistere.

Dunque, volendo valutarla con buon occhio critico, la nuova entità di natura impulsiva assumeva un significato fin troppo profondo per il contenuto di una teca temporale. Come pure fin troppo oscuri mi si presentavano la sua origine e il substrato inconscio, che ne motivava la prima spinta a essere e a farsi valere. Mi domandavo, tra l'altro, che cosa potesse essere quel sostrato inconscio che infondeva in essa una voglia ossessiva di esistere. Inoltre, andava ponendo in me le premesse di un secondo quesito, senza che avessi ancora dato al primo una risposta accettabilmente esauriente.

La circostanza, come vedevo, non mi dava affatto una mano; anzi, andava complicando di più il campo della mia indagine. Per tale motivo, questa volta mi faceva ritrovare con una coppia di problemi gemelli da risolvere quanto prima. Dal canto mio, però, non disperavo; né mi aveva preso l'impazienza nel corso di quella mia speculazione intrapresa. Ero convinto che presto sarei stato illuminato per l’ennesima volta dalla Divina Provvidenza. Essa, infatti, non tardò a far capolino tra i miei sondaggi speculativi, i quali, da parte loro, non smettevano di mostrarsi agguerriti e risoluti.

L’onnipresenza dell’anima nel subconscio, sebbene non fosse determinante nel processo di trapasso nell’intimo del contenuto di una teca temporale, siccome era l’energia psichica a condurlo effettivamente in porto, appariva sempre più vistosamente l’elemento catalizzatore di un tale processo. Da che cosa, se non dalla presenza dell’anima, poteva originarsi quell’afflato arcano che promuoveva e faceva lievitare il substrato inconscio? Ma mi andavo anche chiedendo se essa non fornisse, in pari tempo, una consistenza specifica alla sua entità impulsiva e non le assegnasse pure una finalità consapevole di sé stessa, dal momento che si esplicitava in uno stimolo a esistere e a manifestarsi. Di certo, se l’anima protraeva la sua esistenza nella parte centrale dell’intimo in modo riflessivo e passivo, essa a volte non poteva fare a meno di desideri intensi, i quali finivano per riflettersi all’istante sulla sua attività.

In verità, era proprio grazie a tali atti desiderativi dell'intimo che nell'uomo si metteva in moto l’autoperfezionamento, a cui la sua perfettibilità concorreva in modo opportuno e appropriato. Comunque, questo particolare rappresentava per me un argomento oramai chiuso, essendo stato esso già da me trattato e assimilato a suo tempo. Attualmente, invece, ero intenzionato a conoscere il rapporto di simili desideri dell’anima non più con la coscienza e con l’intelligenza dell’intimo; bensì con il suo subcosciente. Ero convinto che da quel rapporto derivavano a quest’ultimo, oltre che l’entità impulsiva e il suo stimolo a essere, anche altri fenomeni straordinariamente prodigiosi, quali la telepatia e la precognizione. Perciò mi premeva venire a conoscenza del loro modo di attuarsi in esso in un determinato momento.

Prima, durante lo studio della pazzia, avevo appreso che l’intera attività dell’intimo, in quella circostanza, impazziva e vi suscitava fatti e fenomeni irreali, del tutto estranei sia al luogo che al tempo in cui essi fervidamente si svolgevano. In particolar modo, intendevo approfondire quella loro assurda estraneità al loro luogo e al loro tempo, entrambi considerati presenti agli occhi della coscienza. Ma già prevedevo che il nuovo luogo e il nuovo tempo di quei fatti e fenomeni, venendo originati da un meccanismo operante al di fuori di ogni rigore di logica ed esprimendosi all’impazzata, anch'essi potevano risultare dei meri prodotti irreali e assurdi. I quali, a un certo punto, si davano a prendere sussistenza da un processo balordo e folle.

Con il mio suaccennato approfondimento, desideravo scoprire se quel tipo di estraneità a luoghi e a tempi si verificava, anche quando era il contenuto di una teca temporale omogenea a dar luogo nell’intimo a fatti e fenomeni irreali. Inoltre, volevo sapere se la stessa, in quest’ultimo caso, potesse costituire un punto di partenza per instaurare canali di comunicazione con la nostra realtà, pur trattandosi di una realtà in esplicazione in altro luogo e in altro tempo. Ecco ciò che m’interessava sul serio apprendere di una estraneità del genere.

In precedenza, durante lo studio dell’istinto, quasi di sfuggita ero venuto a conoscenza che esso, mentre stava alla direzione dell’intimo, a volte poteva mettere in atto una situazione di telepatia e di precognizione. Adesso, dopo lo studio dell’energia psichica e del subconscio, avevo un’informazione più esauriente dell’istinto, in quanto ero al corrente perfino delle varie componenti che lo facevano essere in situazioni sia normali che eccezionali. Infatti, concorrevano a dargli una struttura esistenziale e a farlo estrinsecare con le sue molteplici espressioni i seguenti tre elementi: il contenuto di una teca temporale, la forza attivatrice dell’energia psichica e l’entità impulsiva. Se non andavo errato, quest’ultima fluiva dall’anima sotto forma di un'esigenza fortemente avvertita all'interno di sé.

L’entità impulsiva, però, la quale veniva insitamente sentita da ogni teca temporale, non era la sola conseguenza della presenza dell’anima nel subcosciente. Da essa derivavano anche effetti straordinari propri delle creature eternoniane, le quali erano rappresentate dai soli Angeli. Essi potevano ritenersi dei veri zaffiri che andavano a incastonarsi nella fragile esistenza dell’intimo animale, il quale era comprensivo anche di quello umano. Logicamente, il loro scopo era appunto quello di permettere a essa di travalicare le barriere del tempo presente e dello spazio.

Adesso mi accingevo a rendermi conto di tali eventi eccezionali, siccome rappresentavano per me dei particolari significativi che scaturivano da una natura prodigiosa. Essi, a mio parere, benché di brevissima durata, dovevano valere più dell'intero processo perfettivo dell’umanità. Il quale, considerato sotto l'aspetto della durata, si poteva affermare di aver già posto una seria ipoteca sul tempo assegnato alla sua completa evoluzione storica. Senza dubbio, si trattava di un tempo non indifferente, se si teneva conto del fatto che esso doveva contenere l’infinito svolgimento di tale processo!

A ogni modo, come l’esperienza m’insegnava, un fenomeno non poteva essere valutato soltanto dalla sua durata; ma anche e soprattutto dalla qualità dei prodotti che ne originavano. L'illimitatezza di un atto, quindi, non voleva dire necessariamente anche eccezionalità di esso. Un atto istantaneo poteva dimostrarsi qualitativamente superiore a un altro, pur presentandosi esso con la durata di una eternità. Per tale ragione, non era affatto il tempo a conferire a un atto una prerogativa d’eccezione; bensì a conferirgliela era esclusivamente la qualità dell'effetto che ne derivava.

Si dava il caso che l’optimum della perfezione era riscontrabile proprio nelle creazioni totalmente sprovviste del tempo, cioè in quelle atemporali. Ne conseguiva che l’entità temporale non poteva avere alcun punto di riferimento con il valore di un'essenza e viceversa; come pure la sua più o meno durata non incideva per niente sulla sua qualità e sulle sue prestazioni. Ecco perché la scarsità di tempo nella stessa non poteva risultare in qualche modo limitativa in relazione alla sua esplicazione, come avevo già preso nota in precedenza.

Quella breve digressione, se da una parte, mi aveva indotto a tralasciare momentaneamente il tema principale della mia ricerca speculativa in corso; dall’altra, mi aveva permesso di puntualizzare certi aspetti inerenti al tempo. Essi me lo avevano indicato come totalmente ininfluente sull’essenza di un fenomeno. Alla luce di tale puntualizzazione, mi ridiedi con voga allo studio che era proprio dei problemi della telepatia e della precognizione. Esso mi stava molto a cuore, perché mi avrebbe consentito di trovarmi di fronte a dei fenomeni parapsichici strabilianti. Questi potevano riferirsi solamente a un interessamento per loro da parte di una creatura soprannaturale, qual era appunto l’anima. A dire la verità, un discorso di quel tipo non poteva essere affrontato e portato avanti, se prima non si avessero avuto bene impressi nella mia mente alcuni concetti basilari relativi all’essere animale, inteso esso nella sua integrità.

Di regola, tali concetti dovevano già essere entrati a far parte del corredo cromosomico delle mie cellule cerebrali. Ciò, perché essi erano spesso affiorati dalla mia speculazione e io, all’occasione, avevo cercato di esaminarli da ogni angolazione possibile. A mio avviso, poiché alcuni poteri prodigiosi si riscontravano in modo preminente nell’uomo, nel riprenderli e ribadirli, era più giusto che io avessi l'essere umano come punto di riferimento. Esso soltanto, oltre a rappresentare il caso particolare di un processo biologico che si evolveva nella complessa sfera animale, si presentava come l’indiscussa creazione animale investita di facoltà carismatiche.


Il primo concetto riguardava la costituzione dell’essere umano, secondo il quale l’uomo risultava formato dalle tre seguenti componenti: 1) quella materiale, costituita dall’insieme delle varie parti del suo organismo; 2) quella immateriale, costituita dall’intimo e dalla psiche; 3) quella spirituale, costituita dall’anima. Le prime due componenti avevano vita breve ed esistevano, fino a quando la morte non decideva di sopprimerle simultaneamente; invece la terza era immortale. In merito all’anima, andava ribadito che la morte significava per essa riabilitazione e reintegrazione nelle sue originarie funzioni soprannaturali, cioè si tramutava nella sua salvezza e nella sua libertà.

Il secondo e ultimo concetto riguardavano le prerogative specifiche di ciascuna delle tre componenti che costituivano la persona umana. La cui conoscenza mi sarebbe risultata un valido e insostituibile aiuto nella sua esatta determinazione e nella sua giusta stima. Ma la determinazione e la stima dell'essere umano, in quanto argomenti non semplici, potevano dar luogo a dispute controverse e molto dibattute.

La componente materiale dell’uomo, che era rappresentata dal suo corpo, comprendeva vari organi vitali, i quali operavano all'interno di apparati e sistemi. Ognuno era costituito da miriadi di cellule specializzate, che si dimostravano capaci di promuoverne i processi di crescita, di adattamento e di funzionamento. Tutti i vari organi del corpo umano esercitavano una loro specifica funzione, la quale a volte si dimostrava vitale per l'intero organismo. Essi venivano attivati e articolati da apparati, come quelli circolatorio e locomotore, e da sistemi, come quello nervoso ed endocrino. Tali organi, apparati e sistemi, però, non potevano esprimersi autonomamente, in quanto li vincolava una correlazione, al di fuori della quale la loro medesima sopravvivenza non era ipotizzabile in alcun modo, almeno se considerata a lunga scadenza.

Com’era facilmente intuibile, la componente materiale instaurava con la realtà oggettiva dei rapporti basati sulla concretezza e sull’immediatezza. Per contattarla, essa si serviva dei suoi organi sensori, che erano da definirsi gl'intermediari preziosi di tale contatto, senza dubbio molto positivo e indispensabile ai fini dell’attività umana. Perciò, da questo punto di vista, le sue prerogative specifiche venivano a essere le stesse che erano possedute da un qualunque animale superiore. Si trattava dell’idoneità a captare la realtà esterna a sé e della capacità di manovrarla. Nel fare ciò, naturalmente, tale componente seguiva determinate direttive della coscienza, dove essa era presente, oppure dell’istinto, dove la stessa si presentava assente.

La componente immateriale dell’uomo, che era rappresentata dall’intimo e dalla psiche, comprendeva una parte energetica e una parte intellettiva. La parte energetica, emanata dalla psiche sotto forma di fluido elettromagnetico, era ingenita nell’organismo umano e vi era stata infusa unicamente per potenziarne l’esistenza, ossia per farlo essere e per farlo esplicare. Perciò il suo venir meno in esso avrebbe significato per il medesimo la definitiva estinzione di ogni processo vitale. Tale parte, dunque, poteva essere definita l’attivatrice dell’elemento concreto della persona umana, nonché la conservatrice e la preservatrice delle funzioni vitali appartenenti ai singoli organi che lo costituivano. Quanto alla parte intellettiva, la quale agiva in seno all’intimo, essa esisteva per prendere coscienza della realtà oggettiva. Infatti, in essa si andava realizzando l’elemento concreto dell’essere umano, allo scopo di modificarla con consapevolezza e di adattarla alle sue esigenze fisiopsichiche e spirituali.

Questi due ultimi fini, cioè la modificazione e l’adattamento, non potevano però essere raggiunti da essa con efficienza, senza avere dalla sua parte la tacita condiscendenza dell’anima. Anche i suoi rapporti con la realtà soggettiva non erano affatto un segreto, poiché era lampante che essi si basavano su un appetito di conquista e di padroneggiamento. Perciò le sue prerogative specifiche venivano a essere: a) l’attitudine a preservare il suo organismo dalle belligeranti entità provenienti dall'esterno, le quali spesso si rivelavano insidiose e nocive, guidandolo in tal modo verso l’integrità fisica e la salvezza; b) la capacità di rendere duttile il concreto mondo della materia, piegandolo ai suoi desideri e ai suoi capricci; c) la conseguente tempestività nello sfruttare tale capacità, al fine di potenziare sempre maggiormente il suo infinito autoperfezionamento.

La componente spirituale, la quale era rappresentata dalla sola anima, non comprendeva diversi settori, ma si trovava a vivere soltanto due differenti situazioni esistenziali: quella che la relegava nella sua riflessione e quella che la vedeva fuoriuscire riflessivamente da essa per essere solo sé stessa. La prima si rivelava la più stabile e la più duratura, in quanto la sua normale esistenza nel corpo umano la obbligava ad assentarsi da ogni attività dell’intimo. Ecco perché le sue caratteristiche principali potevano risultare esclusivamente l’impotenza, la passività e l’apatia. La seconda, invece, si rivelava breve e fulminea; ma bastevole per arricchire la coscienza umana di una sempre maggiore perfezione e per munirla, in particolari casi, di speciali prerogative. Essa rappresentava, per l’anima, l’eccezione alla regola nella sua vita da esiliata. Al contrario, veniva spogliata di ogni eccezionalità, se la stessa circostanza la si attribuiva alla sua esistenza propria di una creatura eternoniana.

La componente spirituale non poteva instaurare diretti rapporti con la realtà oggettiva, sia perché glielo vietava la sua posizione da reclusa sia perché la sua presenza si dimostrava un fatto inesplicabile per ogni forma concreta e sensibile. Fosse essa la determinazione di un corpo inanimato o di un essere vivente, oppure l’attestazione di un atto o di una circostanza! Per tale motivo le sue prerogative specifiche, sebbene fossero illimitate nella sua natura originaria, venivano a essere ben poche in quella sua attuale situazione, comunque tutte di pregio inestimabile.

Entravano nel novero delle più comuni di simili prerogative la facoltà d’influenzare sporadicamente la circostanza, avviandovi e potenziandovi il processo autoperfettivo dell’uomo, e la capacità di promuovere nella stessa arcani fenomeni parapsichici. Anche in questa sua seconda prerogativa, non mancava la medesima saltuarietà temporale; ma questa volta essa avveniva con il prezioso ausilio del subconscio. Di alcuni di loro, già ero venuto a conoscenza più volte, ma solo in forma puramente esemplificativa. Adesso invece era giunto il momento di prenderli in esame con la dovuta considerazione. Logicamente, mi riferivo alla telepatia e alla precognizione, le quali erano da stimarsi due fenomeni paranormali di tutto rispetto. Per il quale motivo, era doveroso che io dedicassi loro una congrua fetta della mia imponente indagine speculativa. Così dopo avrei potuto avere la sicurezza di possedere anche di tali fenomeni una conoscenza profonda e particolarmente rispondente alle mie esigenze del momento.

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