16-L'essere del tempo nelle creazioni sensibili

Intrapreso lo studio del tempo, per prima cosa cominciai col chiedermi che cosa esso fosse realmente e che cosa lo facesse essere invisibile e sfuggente, durante l'intero arco della sua esistenza. Allora osservai che il tempo non era altro che la logica conseguenza del prendere atto, da parte della mia coscienza, del deteriorarsi delle cose e degli esseri viventi, nonché del mutamento delle varie situazioni. Ma la semplice constatazione di una cosa, di un fatto o di un fenomeno, quando si aveva nel presente, non mi predisponeva ancora alla cognizione del tempo, tanto meno me lo faceva sperimentare in concreto. Invece avrei avuto la certezza del suo essere, solo confrontando lo stato attuale di tali elementi con quello che li aveva visti nascere oppure con uno di quelli che erano da considerarsi anteriori a esso.

Come mi rendevo conto, i diversi modi di apparire degli esseri viventi e non viventi, per lo più passando da quelli migliori a quelli peggiori, non potendo coesistere tutti contemporaneamente neanche per un solo istante, davano luogo alla determinazione del tempo e del suo esistere. Ciò, perché ogni attimo dell'essenza temporale corrispondeva a uno dei tanti modi di essere delle creazioni del Caducon e delle circostanze che le accompagnavano, essendo esse coesistenti.

Il tempo, quindi, suppliva all’impossibilità di coesistenza, in un medesimo momento, di due o più modi di essere di uno stesso soggetto creato. Quanto poi ai modi di manifestarsi di una creazione sensibile, essi erano illimitati; però, presi separatamente, potevano definirsi degli strati temporali scarsamente visibili. Mentre le varie trasformazioni, sovrapponendosi all’infinito l’una all’altra intorno a tale creazione, divenivano tanto più visibili, quanto più andava accrescendo il loro spessore.

Allora ne deducevo che la loro percezione non era altro che la registrazione, da parte della mia coscienza, dell’inarrestabile trasformazione di ogni soggetto creato. Esso, seguendo prima uno sviluppo positivo, andava poi irrimediabilmente regredendo verso uno stato di estremo disfacimento, a ogni modo, sempre attraverso un graduale e inarrestabile deterioramento. Infine c’era da osservare che il tempo non si presentava unico in tutti i soggetti esistenti, cioè non poteva essere considerato universale nella sua concreta espressione; bensì si differenziava da una categoria all’altra delle varie creazioni.

Comunque, era la velocità a rendere il tempo di una categoria di soggetti diverso da quello di un’altra categoria. Essa si dimostrava il solo elemento costitutivo del tempo, sebbene variasse da un soggetto all’altro. Si poteva affermare che quanto più veloce era il tempo appartenente a un soggetto, tanto più rapido era il passaggio di quest’ultimo da un modo di essere positivo a un altro negativo. Inoltre, prendevo nota che la temperatura era l’unico soggetto che non aveva un tempo uniforme e costante, poiché la velocità del suo tempo dipendeva esclusivamente dal suo grado: più esso era elevato, più grande era la velocità del suo tempo; più esso era basso, più piccola era la velocità dello stesso. Ma siccome i gradi della temperatura erano infiniti, ne conseguiva che anche le velocità del suo tempo risultavano infinite. Dalle mie ultime osservazioni, dunque, scaturivano la disomogeneità e l'incostanza della temperatura di un soggetto creato.

Una caratteristica molto importante della temperatura, oltre a quella di avere un tempo incostante con velocità variabile, era la sua coesistenza con tutte le altre creazioni materiali. Di conseguenza, ogni soggetto sensibile, per essere ritenuto tale, doveva avere una propria temperatura, il cui unico scopo era quello di produrvi il tempo a esso relativo. Il quale vi esisteva, al fine di indicarne la velocità di trasformazione e di disfacimento. Inoltre, le temperature dei diversi soggetti sensibili si potevano combinare fra di loro, dando in tal modo origine a nuove temperature, le quali, per questo motivo, venivano definite composte. Andava precisato, però, che ciascuna temperatura composta era pari al quoziente tra la somma delle temperature che appartenevano agli stessi elementi e la media aritmetica dei vari prodotti che si ottenevano, moltiplicando la massa dei singoli elementi per la rispettiva temperatura.

Alcune temperature composte permettevano che un determinato modo di essere di un soggetto conservasse la sua integrità per un periodo più o meno lungo. Il quale non poteva essere in nessun caso protratto all'infinito, non essendo le singole forme della materia immutabili e indistruttibili. Al contrario, altre temperature, da intendersi anch'esse composte, producevano nel soggetto un’accelerazione del susseguirsi dei suoi vari modi di essere, causando così il suo rapidissimo disfacimento. Una temperatura composta era detta integrale, quando derivava da una combinazione non solamente dei vari soggetti, ma anche delle loro temperature. Soltanto le temperature composte integrali erano in grado di operare nel soggetto una trasformazione dotata di un nuovo processo. Da quest'ultimo poteva conseguire un deterioramento oppure un sostanziale recupero delle sue parti in disfacimento o già disfatte da molto.

Il tempo, dunque, era in stretta connessione con la temperatura delle creazioni sensibili, la quale non si presentava nei singoli elementi uniforme e costante. Anzi, si dimostrava variabile e di diversa intensità, a seconda del suo grado e della combinazione a cui essa veniva sottoposta. A ogni modo, il grado della temperatura e la sua variabilità, per qualunque creazione concreta, venivano a rappresentare le cause che scatenavano il suo modo di essere e quello del suo divenire. Solo che quest’ultimo, nelle creazioni inanimate, si presentava allo stato potenziale, cioè compresso in un immobilismo statico. Ma questo era in attesa di schiudersi per darsi a un dinamismo dirompente e risolutore, qual era appunto quello di un essere vivente.

Tanto negli esseri viventi quanto in quelli non-viventi, il tempo era sempre lì a vigilare, a registrare le loro diverse trasformazioni operate dalla temperatura e a impossessarsene, siccome erano proprio esse a garantirgli l'esistenza. Difatti quei mutamenti della materia e degli esseri viventi diventavano lo specchio dove il tempo poteva scorgere la sua mutevole immagine. La quale andava assumendo, a ogni attimo del suo essere, una fisionomia nuova che attestava in termini concreti il suo perenne fluire dalla fonte dell’eternità. Per la quale ragione, nelle creazioni sensibili, il tempo stava a testimoniare l’attività, latente o palese che fosse, della temperatura. Si trattava di quella sua attività che dava luogo in esse a dei processi che, in un primo momento, seguivano una fase positiva, fino a culminare nella loro espressione ottimale. Successivamente, invece, essi innescavano una fase calante, la quale regrediva a volte lentamente e altre volte rapidamente, avviandosi verso una risoluzione quasi sempre negativa e annientatrice per tali creazioni.

Bisognava ammettere che l’attività della temperatura non sempre portava a conclusioni drammatiche e catastrofiche. C’erano dei casi in cui essa, anziché concludere rovinosamente la sua opera nelle creazioni sensibili, favoriva la loro combinazione e il nascere da questa di nuove creazioni. Le quali potevano ritenersi promotrici e attivatrici di dinamismi vitali, oltre che produttrici di nuove e svariate energie.

Concludendo, l’esistenza del tempo si fondava senza alcun dubbio sul reale binomio materia-temperatura. La materia era il campo d’azione della temperatura, la quale vi si esplicava fattivamente con la sua bizzarra e polimorfa attività. Quest’ultima, in alcune circostanze, si dimostrava comprimente o depauperante o soppressiva; in altre, invece, si presentava dilatante o vivificante o rigeneratrice. Ma tutte le volte essa era ben ravvisabile, per il fatto che faceva sempre avvertire vistosamente i segni del suo essere e divenire, del suo strapotere prorompente e invasivo, avanzante e inarrestabile. Comunque, presentava sempre un epilogo ora edificante e costruttivo, ora travolgente e distruttivo.

Intesa in questo senso, la temperatura costituiva l’elemento cardine, a volte perturbatore altre volte armonizzatore, che agiva sulla materia, asservendola a sé e manovrandola, secondo i suoi più fantasiosi capricci. Dal canto suo, il tempo faceva da unico spettatore, dandosi a osservare sé stesso mentre si sprigionava dall'attività trasformatrice della temperatura. La quale si effettuava gagliardamente sul remissivo mondo della materia, imprimendovi con la sua opera dei tristi squallori in alcune circostanze e degli scenari spettacolari in altre, degni della massima ammirazione.

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