10-Adamo alla ricerca dell’Ente Supremo

Data una sommaria interpretazione più o meno logica a quanto era nel mio essere e fuori di esso, in virtù della quale mi ero potuto definire una creatura prediletta, essendo destinato a dominare il mondo che mi circondava, mi convinsi che in me non c'erano più problemi da risolvere. Invece, germinando improvvisamente tra gli spazi non ancora definiti del mio subconscio e spingendosi come necessità impellente attraverso i più reconditi bisogni del mio intimo, stava per nascere dentro di me il problema dei problemi. Esso era quello dell’Ente Supremo, al quale dovevano la loro origine il mondo sensibile delle cose e lo stesso mio essere.

Il primo doveva permettere al secondo di esistere e di vivere, in relazione alle forme e ai modi che lo stesso Creatore aveva stabilito. A poco a poco, così, il mio pensiero si andò allontanando da me e dal mio mondo esteriore, fino a disinteressarsi totalmente di ogni altra intraprendenza speculativa che avesse come oggetto la mia natura e quella del mondo a essa circostante. Ovviamente, vi erano comprese la loro visione finalistica e tutte le loro leggi fisiche, chimiche e meteorologiche. Anzi, vidi abbattersi su tale visione e su tali leggi la trascuratezza più assoluta da parte mia. Ebbi l'impressione che un oblio soppressore, dopo essersene impadronito, avesse mirato ad annientarle mediante un’efficace e radicale azione repressiva.

Per un breve lasso di tempo, quindi, il mio pensiero vagò nell’inerzia dell’intelletto, dandosi alla propria totale passività. Si ritrovò privo di un punto di appoggio su cui poter collocare stabilmente la sua esistenza, ossia la sua necessaria facoltà di azionarsi mediante idee e riflessioni. Essa, in quel momento, pareva vacillare in una stasi atrofizzante, per la quale ragione restava in me soltanto una fievole coscienza del mio essere. Questa, da parte sua, andava annegando nella morte reale di ogni sua più genuina espressione, smorzandovisi lentamente e in modo inarrestabile.

Quando tutto sembrava irrimediabilmente perduto, ecco che un tremito, scuotendomi da capo a piedi, cominciò a trasmettermi la lucidità e la gagliardia precedenti. Allora il mio pensiero ritornò a godere del pieno rigoglio di prima, rimpossessandosi dell'intera baldanza speculativa che gli era appartenuta. Stavolta, però, la speculazione rinasceva in me con il chiaro proposito di dare la precedenza assoluta a una mia precisa domanda. La quale suscitava nel mio intimo l'interesse più grande, siccome mi faceva chiedere esplicitamente chi fosse mai stato l’Autore della mia esistenza e della realtà imperante intorno a me.

Di fronte a una domanda del genere, però, il mio pensiero si smarrì, si ritenne del tutto impotente ad affrontare un problema di una simile portata. Se la mia esistenza e anche quella della mia realtà, che ne conseguiva per logica, facevano presupporre che c’era stato un essere superiore a concepirle e a renderle effettive, mi chiedevo qual era l’esatto procedimento che poteva avviarlo verso la sua conoscenza e la sua determinazione?

Molto probabilmente, al mio pensiero bastava solo riuscire a rendersi conto di come procedere per arrivare fino a Lui senza la minima difficoltà. Ma ero sicuro che esisteva quel tipo di procedimento oppure dovevo considerarlo ipoteticamente possibile? Ammettendo anche la sua esistenza, esso si trovava dentro oppure fuori di me? Chi poteva garantirmelo in modo da non dare adito a dubbi? Così, pur con scarsissime probabilità di riuscita, il mio pensiero lo stesso si accinse a quell’ardua impresa. Comunque, presi quella decisione perché la mia brama di apprendere da chi mi erano derivati l’esistenza e il mio modo di essere superava in me qualsiasi immaginazione.

A quel punto, vidi la mia mente spaziare in una vasta gamma di quesiti e di concetti, nonché di ricerche, d’ipotesi, di opinioni e d’idee. Gli uni e le altre, comunque, si dibattevano senza sosta in un processo di astrazione mentale, senza mai pervenire a risultati tangibili. Infatti, l’attività riflessa del mio pensiero all'inizio partì dall'avere la certezza assoluta dell’esistenza del Creatore. Egli era da accettarsi ormai senza dubbio, per l'elementare principio che ogni opera presuppone il suo artefice e ne testimonia la reale esistenza. Dopo essa si diede a lampeggiare sui suoi possibili modi di essere e di esplicazione, giungendo alla formulazione di vari interrogativi sul suo conto, come quelli che seguono qui appresso.

Il mio Creatore era un purissimo spirito oppure un connubio di spirito e di materia? In che modo Egli creava? Si manifestava mai alle sue innumerevoli creature? Che cosa pensava e cosa faceva, intanto che esisteva? Come trascorreva il suo tempo, quando non creava? Perché aveva voluto creare l’universo? Sarebbe mai intervenuto su di esso? Se sì, lo avrebbe fatto solo per controllarlo o anche per condizionarlo nella sua evoluzione? Aveva una sua legge da dettarmi? In caso affermativo, Egli come me l’avrebbe fatta conoscere? Che tipo di autorità era la sua, ammesso che fosse un essere autoritario? Quali rapporti aveva con il tempo e con lo spazio? Li comprendeva, vi era compreso oppure aveva con essi un diverso tipo di relazione? Aveva un suo regno o viveva da solo, in un luogo spirituale e invisibile? Come avrei dovuto chiamare il mio Creatore, se avessi voluto rivolgergli la mia preghiera?

Questi e tanti altri interrogativi si misero ad agitarsi in me senza concedersi alcuna pausa. Si poteva affermare che essi, in quella loro superindagine, si mostravano furiosi nell’attacco e imperturbabili nella lotta. Alla fine, però, ogni mio interrogativo rimase ugualmente insoluto nella mia mente; soprattutto si presentò del tutto privo di una risposta, fosse essa anche la più vaga.

Dunque, come riuscire a penetrare l’assoluta verità del mio Sommo Creatore e come diventare edotto delle sue qualità e dei suoi attributi? Di quale mezzo servirmi per giungere all’acquisizione di una chiara consapevolezza dei suoi disegni? Quale criterio adottare per convincere il mio Creatore a rivelarsi a me? Io ero convinto che doveva pur esserci un modo, che mi permettesse di accedere a tante preziose informazioni su di lui.

Allora, facendo uso del mio pensiero, tanto cercai, tanto indagai, tanto mi protesi nella meditazione, che alla fine addivenni a un'idea apparentemente ispiratrice. Essa mi suggerì di pregare lo stesso Ente Supremo di fuoriuscire dalla sua cortina di mistero e d'illuminarmi la conoscenza con la luce della sua verità divina. Ebbene, il contenuto della mia fervida preghiera fu il seguente:

"Mio Creatore, che prima di me hai creato quanto viene scorto dai miei occhi, quanto viene percepito dai miei sensi, quanto viene udito dalle mie orecchie, quanto viene gustato dalla mia lingua, quanto viene toccato dalle mie mani, quanto viene concepito dalla mia mente e quanto viene provato dal mio cuore, Ti prego di accrescere in me la tua creazione, munendomi anche della facoltà di poterti intendere nella tua vera essenza. In questo modo, potrò glorificarti e amarti con quell'amore e quegl'inneggiamenti che si convengono alla tua Divinità.

Ora, anche se mi sento parte di te, anche se avverto in me la tua presenza, anche se ti riconosco quale mio unico Signore, non riesco ancora a immaginarti in una maniera qualsiasi. Per tale motivo, come tu ben sai, vado soffrendo in modo indicibile. Senza conoscere la tua verità e senza avere di te un'idea ben definita, io mi sento un essere privo di significato e di un valore finale. Inoltre, la mia vita viene interamente soggiogata da un vuoto incolmabile, il quale la dissesta, le toglie ogni equilibrio interiore e la scaraventa in una plaga di forme morte e di aride idee.

Tu soltanto puoi sorreggermi nella mia realtà, puoi potenziarmi nella mia esistenza materiale e spirituale, come puoi infondermi il desiderio della vita. Se tu non ci fossi, neanche io esisterei; se tu lo volessi, l'universo, nella sua interezza, si disintegrerebbe in un attimo; se te ne venisse la voglia, con un cenno soltanto pietrificheresti il mare. Ciò, perché la tua potenza non ha limiti: a essa sottostanno supinamente, come pure obbediscono ciecamente, le forze del cielo, della terra e del mare. Essa è inesauribile, è ineguagliabile, è potenziatrice delle leggi universali: come può ricondurre all'ordine il caos, così può sconvolgere l'armonia.

Mio generoso Creatore, quanto tempo dovrò ancora attendere, prima che il mio intelletto venga abbagliato dai raggi della tua rivelazione? Quando ciò si verificherà, il mio cuore ribollirà di esultanze, il mio spirito traboccherà di lodi e di amore per te, il mio corpo fremerà di gioie e di delizie, il mio senno entrerà in possesso della vera sapienza. Da parte sua, il mio pensiero finalmente volerà sopra i sentieri rassicuranti della verità assoluta e la mia timida anima con grande dedizione s'infervorerà della tua luce illuminante. A quel punto, per me ci saranno giorni fortunati, in quanto pervasi della tua Maestà Divina; ci saranno momenti beati, in quanto fecondi della tua immensa bontà; ci saranno pensieri fulgidi, in quanto ispirati dal tuo Spirito Animatore; ci saranno iniziative illibate, in quanto tendenti alla tua Santità Immacolata.

Insomma, tutto quanto adesso mi appartiene dopo sarà integrato dall'impronta salutare della tua Perfezione. Attualmente, la mia anima volge qua e là sguardi smarriti, contorcendosi penosamente nel suo intimo. Il motivo? Tale stato le deriva dal fatto che è sprovvista di quel fervore e di quello slancio che possano invogliarla a partecipare della tua natura. Per cui si sente neghittosa e impotente a costruirsi una sua identità; agonizza nella sua sterile esistenza; aspira esclusivamente a superarsi e a perfezionarsi nella tua somma gloria.

Mio altissimo Creatore, urge che tu mi ti riveli, mi ti offra con tutta la tua grandezza e con tutto il tuo splendore; ma mi munisca principalmente della prima delle facoltà, che è quella che mi guiderà a te sia con pensieri che con opere. In questo modo, la mia vita potrà ispirarsi inequivocabilmente alle tue leggi sacrosante e potrà rifuggire da quelle azioni empie che tendono a offendere il tuo nome e la tua divinità. Io anelo a te, voglio infiammarmi di te, voglio potenziarmi in te, voglio vivere con te, voglio agire per te, voglio seguire ogni direttiva emanata da te, voglio che giammai qualche forza malefica s’intrometta fra te e me. Solo così sarò sicuro che la mia totale esistenza assurgerà al più integro dei valori, cioè quello della mia perfezione e della mia rigenerazione nel tuo Spirito universale ed eterno."


Avevo appena formulato questa mia preghiera, allorché i miei occhi si trovarono ad assistere allibiti a un fenomeno miracoloso. All'improvviso, essi avvistarono un candido colombo che, con le ali spiegate e con un volo deciso, proveniva dall’alto dei cieli e si dirigeva verso di me, in mezzo a un'aureola di vivida luce. Giunto poi all’altezza della cima di un albero, il volatile si fermò di colpo e rimase sospeso nell’aria. Dopo essersi arrestato nell'aria, il suo disco luminoso e abbagliante si diede a produrre un rapidissimo movimento rotatorio, il quale faceva agitare con veemenza i rami del sottostante albero, come se essi venissero investiti da una forte corrente d’aria di tipo discensionale.

Mentre così assistevo esterrefatto a quel prodigio straordinario, a un certo momento, incominciarono a sprigionarsi dal colombo parecchi raggi luminosi: essi m’inondavano a guisa di pioggia e mi abbagliavano in modo inusitato. Allora i miei occhi, non essendo in grado di reggere a tale intenso splendore, si chiusero d’istinto. Ma poco dopo, quando li riaprii, la visione miracolosa del volatile era svanita nel nulla.

Se era vero che il misterioso pennuto era scomparso davanti ai miei occhi, in me invece avevo ritrovato uno spirito nuovo che somigliava a una fiamma ardente. Essa pervadeva l'intero mio corpo e l'intera mia mente, rigenerandoli in seno alla sua azione ispiratrice. Per questo, nel mio sangue e nei miei pensieri, sentivo pullulare delle forze nuove e gagliarde, le quali producevano in ogni parte del mio corpo delle irradiazioni di vitalità e di euforia. Le medesime, inoltre, spingevano il mio organismo da loro rinvigorito al di là di ogni sensazione terrena e lo arricchivano di una sovrumana energia. A ogni modo, non c'erano dubbi che fosse stata la mia parte spirituale quella che aveva subìto una trasformazione radicale, benefica ed elargitrice di doni soprannaturali.

Sentivo che in me un io nuovo avesse preso il posto di quello vecchio, considerato che mi ci ritrovavo totalmente rifatto. Nel mio intimo, ora mi scorgevo preparato in ogni argomento, mi vedevo molto lucido di mente e arricchito di uno straordinario intelletto. Esso era ormai divenuto adamantino e totalmente sprovvisto d’interrogativi a cui non sapesse dare una risposta. Come potevo rendermi conto, una forza misteriosa aveva sistemato nella mia sostanza intellettiva le soluzioni di tutti i problemi che sarebbero potuti sorgere in me. Mediante una radicale opera di epurazione, essa l’aveva integrata e resa perfetta anche in ciò che concerneva la conoscenza dell’Essere Supremo, compresi i suoi attributi e i suoi rapporti sia con l’universo che con la mia persona.

Soprattutto avevo una visione limpida della natura dell’Ente Supremo, delle sue attribuzioni e del luogo in cui viveva; nonché conoscevo i motivi che lo avevano spinto a creare fuori di Sé e di ciò che egli si attendeva dalla sua azione creativa. Anche di me avevo una conoscenza completa, questa volta del tutto priva di confusioni e di errori. Essa mi dava modo d’inorgoglirmene e, nello stesso tempo, di farmi ritenere un grandissimo debitore verso il Creatore, riconoscendo la prodiga generosità che egli aveva dimostrata nei miei confronti. Logicamente, pure l’universo e la natura a me circostante divennero facili bersagli della mia indagine conoscitiva. Ma le risposte ai vari interrogativi che affioravano da ogni mia indagine, anche se erano entrate a far parte del mio corredo di conoscenze, diventavano concretamente mie, solo dopo che io avessi espresso un desiderio del genere. La qual cosa sarebbe potuta avvenire in me, solo nel caso che io fossi ricorso a uno studio intenzionalmente rivolto alla loro ricerca e lo avessi anche condotto sistematicamente a rigore di logica.

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