Naufrago nell'irrazionale

Non paga di ciò che ha,
vaga la mia mente
in taluni scampoli di spazio
abbandonati dal tempo,
dove incontrastati e sovrani
dominano l’impossibile e l’irreale.

Esausto, vado percorrendo
sperdute contrade,
dove al razionale pensiero
è proibito formulare,
anche in forma paradossale,
concetti appartenenti al reale.

Smarrito, non mi resta
che rincorrere prototipi
di vita puramente astratti,
che saranno presto costretti
senza scampo alcuno
a negare perfino sé stessi.

Intanto la mia esistenza
si dibatte infingarda
all'interno d'illogiche situazioni,
mentre viene violentata
da inconcepibili sprazzi
spaziali e temporali.

Alla fine devo arrendermi
al mio esistere assurdo
che tende esclusivamente,
con manifesta tracotanza,
a cancellare dentro di me
il senno e la ragione.

Così dopo la resa,
mi ritrovo a fare da naufrago
nel mare del paradosso,
ignaro se riuscirò un giorno
a venirne fuori indenne,
approdando al mio raziocinio.