Pessimismo

Quest’oggi ho voglia
di decantare il pessimismo
nel suo abito più nero
perché una forza oscura,
nascendo preponderante
dal mio animo inquieto,
fortemente mi spinge a farlo.

Mi si mostra come la notte
immersa nel suo tenebrore,
nella quale non c’è traccia
di alcun astro splendente;
ma vi si vanno agitando,
in una sinistra tregenda,
incubi da cardiopalmo.

Lo scorgo come la carestia
circonfusa di squallore,
mentre semina la fame
in certe parti del mondo,
rendendo i loro abitanti
miserevoli larve umane
dai corpi quasi scheletrici.

Lo vedo come la solitudine
avvolta nella tristezza
che s’insinua inarrestabile
nei vecchi e negli anziani,
facendoli così sentire,
tra mestizia e amarezza,
dei reietti della società.

Mi appare come la malattia
nel suo alone di morte
che, a prescindere dall’età,
dal casato e dalla razza,
sistematicamente ogni giorno
compie il suo sterminio
di milioni di persone!