La verità prima di tutto

A un tratto, mi vidi
vagare attraverso ambienti
a me sconosciuti,
che non mi risultavano
per niente familiari
oppure di antica memoria,
per cui verso di loro
venivo a nutrire diffidenza
e anche qualche sospetto.

Dovunque non riuscivo
a notare qualcosa
di gradito e simpatico
che non potesse avere
nei miei confronti
un impatto traumatico,
al fine di rendere
la mia esistenza benaccetta
e meno problematica.

Sebbene a volte ne avessi
una voglia maledetta,
lo stesso non osavo chiedere
a nessuno che incontravo
dove mai fossi io capitato,
essendo incapace di ricordare,
per quanti sforzi facessi,
come vi fossi pervenuto,
cioè se volontariamente
oppure senza che io lo volessi.

Ma, visto che mi ci trovavo,
secondo il mio nuovo parere,
mi conveniva far finta
che non era successo niente e seguitare a vivere così
nella nuova realtà
come se fossi parte di essa,
senza dar peso al fatto
che ero ignaro del luogo
dove mi aveva catapultato
la nuova arcana circostanza.

Nell’esistenza che vivevo,
l’ignoto finiva per avere
un ruolo assai importante;
soprattutto grazie a esso,
adesso nel mio animo
non avvertivo nessun tipo
di disagio e di fastidio,
essendo intento a coltivare
solamente il desiderio
di conoscere la verità.