Il senso della morte

Anche la morte è un mistero
che mi attrae non meno della vita
perché, se l’una è il suo inizio,
l’altra è la fine dell’essenza umana;
ma restano alle sue dipendenze
ugualmente azioni e cose,
dopo essere state accolte dalla vita.

Perciò mi preme studiarla
nella sua qualità di non esistenza,
quando seppellisce ogni cosa
nel suo nulla eterno,
che all’istante passa a sua volta
a cancellarne perfino il ricordo
nell’oblio di sé stesso.

Allora mi tocca oltrepassare
il confine tra essere e non-essere
per ritrovarmi a contatto
con una realtà che non esiste
e nel niente affonda le sue radici,
mentre proietta i suoi obiettivi
dove nessuna cosa prende corpo.

Intanto che in essa m’inabisso,
mi si delinea davanti
uno spettacolo che non gradisco,
in quanto esso mi conduce
a una netta visione dell’essere
che più non esiste, ma si è spento
in un niente sconfinato.

La considerazione che mi deriva
da un'essenza di questo tipo,
è che non ha senso accettare
l’inesistente come reale,
poiché dovremmo in questo caso
anche considerare come irreale
la nostra stessa esistenza.