Nel paradosso

Vago esterrefatto
per spazi senza confini
e dimenticati dal tempo,
che si srotolano incessanti
nel loro avanzare infinito.

I sentieri che percorro
rifuggono da ogni angustia
sia fisica che temporale,
ma preferiscono far parte
di regioni sconfinate.

Con loro sono in viaggio
anche le mie brame
con le medesime ambizioni,
essendo ugualmente voraci
di ciò che è immenso ed eterno.

In tale assurdo vuoto,
non possono esse racimolare
essenze esistenziali
che hanno avuto origine
dalla pura concretezza.

Allora il mio pensiero
si ritrova a girare per luoghi
senza identità e senza nome
che possano farli riconoscere
senza il più piccolo dubbio.

Vi sono del tutto assenti
i modelli di vita vissuta
ai quali potermi riferire,
se decidessi di districarmi
dal mio attuale paradosso.