Sognai...

Sognai rosee vette di monti
che torreggiavano lontano,
mentre si levavano sublimi
in un cielo incontaminato,
che veniva lassù intercettato
dai primi chiarori dell’alba.

Sognai alti cavalloni marini
che rotolavano schiumeggianti
su ampie distese di mareggiata,
le cui acque livide e verdastre
si agitavano e mugghiavano
in una macabra tregenda.

Sognai valli fertili e solatie
in mezzo a catene montuose:
esse venivano a tratti percorse
da allegri fiumi serpentiformi,
mentre la flora le ammantava
con il suo verde e i suoi colori.

Sognai minuti paesi rivieraschi
abbarbicati a ripide pendici
tranciate da un sole ruggente
che ne scopriva ogni particolare,
sia connesso al loro aspetto fisico
sia riferito all’elemento umano.

Sognai la mia mente aggirarsi
nei tortuosi anfratti della psiche,
dove il forte anelito di libertà
nasceva sotto i migliori auspici,
dal momento che il mio spirito
si stava adesso immedesimando
con l’assoluto della creazione.

Perché allora non sognai anche
l’effetto catastrofico dei terremoti
e neppure fui messo davanti
allo spettro della fame nel mondo?
Si vede che ero stato risparmiato
dall’assistere a simili tragedie!