Nei recessi dell'animo

A volte, per sentirmi meglio,
avverto il bisogno di appartarmi
nei recessi dell'animo,
il cui ingresso è inaccessibile
a chi mai smette di esercitare
il suo strapotere sulla materia.

Disertando la quotidianità
di questa società caotica,
direi quasi giunta sull'orlo
del delirio collettivo,
dentro di me a poco a poco
inizio così a percepire
il sapore della spiritualità.

Qui, dove cessa di esistere
l'eterna espansione del tempo,
la mia mente incomincia
a sovrastare l'impossibile,
mentre i pensieri suoi figli
alacremente si danno
ad azzannare l'inconoscibile.

Nella pura essenza psichica,
non più si presenta il mio io
umile servitore sottomesso
a una realtà intransigente,
ma si libra libero e leggero
per scalare vittorioso
le vette del soprasensibile.

Quasi improvvisamente,
le tangibili sensazioni concrete
perdono in me ogni consistenza
e si danno a scorrazzare
attraverso regioni sconfinate
pregne di essenza sovrumana.

Nel mio intimo allora
pian piano inizia a farsi strada
il forte e vivo desiderio
che possano le une e le altre
fondersi e amalgamarsi
in un connubio trascendentale.