70-Il rapporto, che Xurbiz avrebbe voluto avere con l’uomo

Prima che decidesse di crearlo, Dio aveva anche stabilito di allacciare con l’uomo un rapporto amorevole, nel quale il proprio ruolo sarebbe stato quello d’interessarsi a lui come a un figlio, pronto ad aiutarlo in ogni sua necessità. Poiché la natura dell’essere umano sarebbe risultata effimera e precaria nel Caducon, egli, assumendo un atteggiamento paterno nei suoi confronti, avrebbe fatto di tutto per evitare che vi si trovasse a disagio. Tale suo interessamento per la sua creatura privilegiata, che era stata concepita nel Regno della Materia e del Tempo, gli era provenuto dalla delusione subita a causa della ribellione degli Angeli.

Con la creazione degli esseri umani, Egli aveva mirato a due scopi: 1) prendersi una rivincita sulle indistruttibili creature ribelli, che avevano disatteso le sue aspettative; 2) instaurare con le nuove creature un rapporto amichevole, impegnandosi a proteggerle, ogni volta che ne avessero avuto bisogno. Per l’Essere Supremo, però, sarebbe stato una soddisfazione, solo nel caso che gli esseri umani avessero corrisposto secondo i propri desideri, evitando di sgarrare intenzionalmente nei propri confronti.

Nel caso contrario, per Lui ci sarebbe stata una grande amarezza, nel senso che non avrebbe gradito di provare una nuova delusione, a opera di coloro per i quali Egli si era prodigato per renderli esistenti e beati. Per evitare che accadesse un fatto del genere, gli avrebbe perfino messo a disposizione un universo, il quale sarebbe risultato un’opera grandiosa non plus ultra e avrebbe dovuto ispirargli la massima gratitudine e il massimo rispetto verso Colui che lo aveva creato. Così avrebbe dimostrato di aver preso coscienza in modo retto della propria esistenza e si sarebbe conformato a essa in modo inappuntabile.

Una condotta di quel tipo, da parte dell’uomo, avrebbe soddisfatto al massimo il suo Creatore e lo avrebbe reso ancora più premuroso nei suoi confronti. Perciò gli avrebbe anche agevolato l’esistenza sopra il corpo celeste spento su cui si trovava a vivere e a operare, senza lesinare nell’elargirgli le proprie attenzioni e i propri favori. Questi ultimi non sarebbero stati né esigui né di scarsa importanza, dovendo essi manifestarsi nella sua realtà concreta qualcosa d’incredibile e di una efficienza straordinaria, fino a fargli superare ogni tipo di difficoltà che avesse incontrato.

Nel frattempo che non gli avesse fatto dono dell’esistenza, l’Ente Supremo si sarebbe preoccupato di mettere a disposizione dell’uomo e per la sua discendenza una natura compiacente e generosa, senza mai esprimersi con fenomeni distruttivi della peggiore specie. Essa avrebbe dovuto consentirgli ogni benessere allo stato reale e non virtuale, affinché egli ne godesse per l’intero ciclo della sua vita materiale. Quest’ultimo avrebbe avuto termine, soltanto quando fosse stato lo stesso uomo a desiderarlo per consentire alla sua anima di ritrovarsi nella sua sede naturale, che era l’Eternon. In quel luogo, infatti, essa avrebbe raggiunto la massima beatitudine, potendovi ammirare il suo munifico Creatore e godere della sua insuperabile visione.

Quindi, anche se la vita materiale dell’essere umano avesse avuto una durata non eterna, anzi sarebbe stato egli stesso a decidere quanto farla durare nel Caducon, la sua esistenza spirituale lo avrebbe reso ancora più gaudente e pago, rispetto a quella vissuta concretamente. Né poteva essere altrimenti! Ma non andava dimenticato che essa sarebbe stata tale, solo se l’uomo avesse scelto di condurla nel regno della materia e del tempo, secondo i canoni dettati dalla volontà divina. In caso contrario, per lui le cose sarebbero mutate immensamente, poiché il prevaricatore si sarebbe ritrovato a soffrire le pene del Malon. Queste si rivelavano talmente atroci, che nessuna di quelle fisicamente intese si sarebbe potuta paragonare a esse.

Comunque, un fatto importante da chiarire era quello sulla durata dell’esistenza umana nel Caducon, com’era prevista da parte dell’Ente Supremo. Ebbene, quanto specificato in precedenza era valido, unicamente per quegli esseri umani che si fossero mostrati umili, pii e fedeli al loro Creatore. Per i trasgressori delle sue leggi, invece, ciò non sarebbe avvenuto, considerato che non sarebbero stati loro a stabilire quanto tempo far durare la loro vita materiale. Infatti, essa avrebbe avuto la durata che sarebbe stata loro imposta dal rigore della materia e del tempo. L’uno e l’altro fattore, nei loro confronti, non sarebbero stati affatto clementi, circa la loro possibilità di farla durare più a lungo del previsto. Per cui se ne deduceva che almeno a loro non sarebbe stato permesso di sfuggire alla loro punizione meritata per una durata infinita. Al contrario, essi l’avrebbero espiata in un arco di tempo che poteva considerarsi relativamente breve, cioè dopo che la morte si fosse presentata loro, costringendo le rispettive anime a raggiungere il Malon.

Un altro privilegio, di cui sarebbero stati dotati gli esseri umani durante la loro esistenza caduconiana, sarebbe stato il superamento della forza di gravità esistente sul loro pianeta. Per questo essi si sarebbero potuti muovere anche nell’aria senza accusare alcuna difficoltà, proprio come se stessero muovendo i loro passi sul suo suolo. Non si sarebbe trattato di autentici voli, ma semplicemente di lievi svolazzamenti. Per lo stesso motivo, per le creature umane non ci sarebbe stato bisogno di guadare un fiume o nuotare in un lago per attraversarli, avendo esse la facoltà di camminare sul pelo dell’acqua senza neppure sfiorarla. Difatti, in entrambi i casi, avrebbero messo in azione le medesime doti di cui usufruivano nei loro tragitti aerei. Né avrebbe costituito un grosso problema per tali creature scalare le pareti rocciose dei monti, potendo esse camminarvi sopra, come se si trovassero sopra la superficie del pianeta, anche se la loro posizione sarebbe apparsa orizzontale anziché verticale rispetto alle pareti. Ovviamente, ciò sarebbe stato consentito loro per il semplice fatto che la forza di gravità non avrebbe avuto effetto su di loro.

Quanto agli eventi calamitosi, sia quelli dovuti a terremoti che quelli provocati da pestilenze e carestie, né gli uni né le altre sarebbero mai apparsi sulla faccia del corpo celeste spento abitato dagli esseri umani, grazie alla protezione del loro Creatore. Essi, perciò, vi sarebbero vissuti senza mai assaggiare la sferza di tali calamità naturali; ma per loro ci sarebbero stati solamente giorni beati e felici, all’insegna della serenità più grande e più intimamente avvertita. Inoltre, godendosela a più non posso, giammai essi avrebbero smesso di ringraziare il Creatore, che li aveva messi in condizione di ricavarne la massima gioia, dandosi ad adorarlo con vera umiltà.

Era questo il rapporto che l’Essere Supremo avrebbe voluto allacciare con l’essere umano, se costui, fin dalla propria creazione, si fosse dato a mettere in pratica i suoi comandamenti, mostrandoglisi grato e ubbidiente sia per l’esistenza sia per gli altri doni che gli sarebbero derivati da Lui. Comunque, in Dio era balenato tale rapporto nei confronti dell’uomo all’atto del suo concepimento, ossia quando la nuova creatura non era stata ancora creata nell’universo. Per questo motivo, egli non aveva potuto prevedere il comportamento del genere umano. Tale previsione sarebbe potuta esserci, unicamente dopo aver creato il suo primo esemplare e averlo scrutato nel suo tempo futuro.

Quando ciò era avvenuto, il Creatore all’istante si era reso conto che neppure dalla sua nuova creatura avrebbe riscosso le soddisfazioni che si attendeva, ossia quelle che erano state già disattese da parte degli Angeli. Oramai egli aveva dato inizio all’umana specie, dotandola perfino di una parte spirituale, che era l’anima. Per cui era troppo tardi per fare marcia indietro, non potendo distruggere la sua parte migliore. Era stato in quell’attimo che Xurbiz aveva voluto rivedere il suo futuro rapporto con l’essere umano per apportargli le dovute modifiche, ritenendole necessarie, irrimandabili e definitive.

Allora quale sarebbe stato il tipo di rapporto che egli avrebbe stretto con l’uomo, nel frattempo che costui si avviava alla vetta del proprio progresso scientifico e tecnologico? Da parte mia, mostravo una grande ansia di conoscerlo, dal momento che esso riguardava la mia persona e io intendevo conoscerlo, a ogni costo e al più presto!

Immediatamente dopo aver creato la sua creatura umana, la quale in quella circostanza non potevo essere che io, poiché non aveva ancora creato altri esseri umani sopra i restanti pianeti, il divino Ente Supremo aveva voluto disaminarla nella sua natura e nel suo processo storico. Solo allora si era reso conto che anche l’uomo non sarebbe stato la creatura timorata del suo Creatore ed eticamente perfetta. Perciò ne era rimasto molto deluso e quasi si era pentito di aver posto in lui una grande fiducia, come la logica lo aveva invitato ad attendersi. A ogni modo, egli aveva evitato di comportarsi allo stesso modo in cui aveva agito con gli Angeli, che aveva condannato subito dopo la loro ribellione, senza fare eccezione di nessuno. Anche perché aveva considerato ingiusto inveire contro degli esseri, i quali dovevano ancora affacciarsi all’esistenza. Secondo Lui, una parte di loro avrebbero potuto non allontanarsi dalla retta via, conseguendo la salvezza della loro anima.

Il suo rapporto con l’intera umanità, però, non sarebbe stato più quello che aveva vagheggiato, all’atto del suo concepimento; al contrario, esso sarebbe risultato molto diverso, anzi diametralmente opposto. Allora provai a mettermi nei panni del Creatore e a vivere la sua amara delusione, la quale lo aveva fatto reagire, dandosi a uno sfogo di sdegno ed emanando una nuova legge per l'essere umano. L'uno e l'altra, comunque, verranno riportati qui appresso.

Volendo apprendere il nuovo tipo di rapporto che l'Essere Supremo aveva deciso di avere con l'essere umano, a un certo punto, con mia grande sorpresa, Egli si diede a dettarmelo. Infatti, presentandosi a me come se lo stessi ascoltando nell'intimo della mia coscienza, ci fu da parte sua un vero discorso, che riporto di seguito integralmente.

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