63-Il binomio spirito-materia nei vari astri spenti

A un mio primo esame, la materia dei corpi celesti spenti, per il suo apparente stato d’inerzia, sembrava che non avrebbe dovuto impegnarmi pesantemente. Difatti ero convinto che la sua natura morta non avrebbe potuto prospettarmi problematiche di alcun genere, oltre che obbligarmi a fare una inevitabile elencazione delle sue caratteristiche e proprietà costitutive. Invece in seguito, a mano a mano che la trattazione della materia inerte si andò facendo più approfondita e analitica da parte mia, fui costretto a ricredermi su di essa. Anzi, mi persuasi sempre maggiormente che anche il suo studio presentava alcune complessità non comuni e mi resi conto delle seguenti due verità: 1) ogni mio tentativo di semplificare e di superare tali complessità non poteva esaurirsi in breve tempo; 2) mi era impossibile addentrarmi agevolmente nella materia, senza aver prima studiato nei suoi tratti essenziali il corpo celeste del quale essa faceva parte.

Ebbene, fra tutti gli astri spenti, quelli che potevano interessare più direttamente l'uomo erano i pianeti e i satelliti. Anche se la maggior parte di loro non era in grado di offrirgli un habitat naturale che risultasse fornito di una gran parte dei conforti, se non proprio della loro totalità. Ciò, perché la maggioranza degli astri suindicati si presentava con caratteristiche morfologiche, fisiche e climatiche molto inclementi e ostili, per cui non erano del tutto compatibili con la vita animale. Ne conseguiva che, se l'uomo avesse osato abitarli, tali loro caratteristiche avverse gli avrebbero procurato una sequenza di gravi difficoltà e di seri problemi. A ogni modo, egli poteva riuscire a superare le prime e a risolvere i secondi, creando sopra simili astri delle strutture interamente artificiali e tali da consentirgli di viverci comodamente.

Senza dubbio, delle strutture di quel tipo sarebbero state possibili all'essere umano, soltanto dopo aver attuato in sé quell'avanzato grado di perfezionamento, che gli avrebbe consentito di fruire dei grandi successi derivanti dal suo progresso scientifico e tecnologico. In verità, l’uomo, con il solo suo ingegno, mai e poi mai sarebbe pervenuto alla creazione delle strutture appena accennate. Esse risultavano opere, la cui realizzazione dipendeva esclusivamente dal connubio indissolubile che sarebbe dovuto esserci tra l'intelligenza umana e la materia. Senza l’ausilio dell'elemento materiale, nessun ingegno avrebbe potuto verificare le varie sue ipotesi, realizzare i suoi progetti e far progredire il genere umano nello scorrere dei millenni. Ecco perché, fin da quel mio approccio iniziale con la materia, mi andavo convincendo sempre di più che essa era alla base dell’umana perfezione. Per questo ogni tentativo dell’intelletto umano di autoperfezionarsi, senza che avesse la materia come suo banco di prova, sarebbe andato incontro a un sicuro fallimento.

Inoltre, era la medesima natura dell’uomo, fondata com’era sul binomio spirito-materia, a indicarmi l’intelletto e la materia come elementi indispensabili dell’infinito e vario perfezionamento umano. Quest'ultimo, una volta intrapresa la sua indomita corsa a cavallo del tempo, durante il suo processo storico senz'altro avrebbe conosciuto alcuni rallentamenti; però giammai sarebbe andato incontro a soste o a regressioni di qualche tipo. A proposito di tale perfezionamento, in seguito esso sarebbe consistito in un continuo e crescente padroneggiamento dell’elemento materiale da parte dell’elemento spirituale che albergava solo nell’intimo umano. Perciò maggiore sarebbe stato l’asservimento a sé della materia da parte dello spirito dell’uomo, più alto sarebbe risultato il suo grado di perfezione. Un fatto del genere sarebbe avvenuto, fintantoché esso fosse rimasto prigioniero del suo corpo materiale.

La perfettibilità all’infinito dell’uomo, quindi, sarebbe stata una conseguenza dell’incontro, a scopo creativo, tra le innate facoltà critiche e speculative dello spirito umano e le varie potenzialità energetiche affidate in custodia alla materia. Le quali si sarebbero andate combinando tra di loro in modo da generare prodotti sempre più specializzati e sofisticati. Un incontro del genere, a dire il vero, non sarebbe stato per niente un fatto occasionale e non sarebbe stato promosso dalla materia. Esso, avvertito come un’intima esigenza dallo spirito umano, sarebbe stato sollecitato unicamente dal suo desiderio di rendere sempre più ampio il suo orizzonte di ricerche e di conoscenze. Come mi avvedevo, era sua premura mettere a disposizione dell’uomo tecnologie sempre più avanzate e suscettibili nel tempo di un ininterrotto miglioramento del suo tenore di vita.

La materia, da parte sua, non solo non avrebbe voluto ma neanche avrebbe potuto opporsi agl'interventi modificatori dell’uomo nei suoi confronti. Ciò, perché essa era consapevole che essi avrebbero cercato di plasmarla, perseguendo forme sempre più perfette e secondo destinazioni sempre più elevate e grandiose. Per quel valido motivo, l’elemento materiale non sognava altro che sottoporsi all’opera dell’uomo e divenire l’oggetto privilegiato di ogni suo progetto e di ogni sua sperimentazione. In quell’unica maniera, esso sarebbe finalmente venuto fuori dal suo morto stato greggio; ma si sarebbe visto trasformare in un prodotto finito sempre più pregevole e degno della più grande ammirazione. Nel quale prodotto, sovente il genio umano avrebbe infuso, se non proprio la vita, sicuramente un moto munito della massima autonomia, oltre che un processo mnemonico dotato di capacità estimative e selezionatrici.

Ecco perché la materia, solamente accettando l’intervento trasformatore del sapiente uomo e sottoponendosi supinamente alla di lui intelligenza, poteva sperare di vedersi innalzata un giorno alla sua metamorfosi qualitativamente più espressiva e più interessante.

L'intera materia di un pianeta, come pure quella di un satellite, non risultava costituita da un unico blocco omogeneo e monolitico, bensì si presentava formata da un aggregato di elementi eterogenei, ognuno dei quali aveva delle proprie caratteristiche fisiche e molecolari. Infatti, ciascuno di loro era fornito di un potenziale energetico differente, come diverso era il ruolo della materia nella sua generale prestazione al servizio del versatile genio umano. Perciò spettava a quest'ultimo, nel succedersi delle varie ere, scoprire e individuare quei tanti elementi, analizzarli, definirne le proprietà e catalogarli, strutturandoli in relazione alle proprie necessità, ai propri scopi e alle circostanze del momento. Ma queste ultime non sempre si sarebbero dimostrate favorevoli all’attuazione dei tanti disegni dell'uomo, mettendo alcune volte a dura prova sia la creatività sia l’infaticabilità dell'ingegno umano.

Da parte mia, dovevo rimandare lo studio delle energie allo stato potenziale che erano insite in ciascuno di quegli elementi e dei loro diversi modi di utilizzo da parte dell’uomo. A tale riguardo, mi ero riproposto di fare prima l’analisi delle componenti generali di un pianeta, nonché dei fenomeni endogeni ed esogeni. I quali venivano a investirlo lungo l’intero arco del suo processo evolutivo.

Per il momento, quindi, per una mia maggiore comprensione di ciò che mi stavo accingendo a studiare, mi bastava sapere che l'intera materia cosmica poteva trovarsi allo stato solido o liquido o aeriforme, oppure a uno stato intermedio fra due di loro. Inoltre, a volte lo stato della materia poteva essere condizionato dalla temperatura. Ossia, una sostanza, la quale in natura si trovava di norma allo stato solido, se sottoposta a un’altissima temperatura, poteva fondersi e divenire liquida. Così pure un’altra sostanza, la quale in natura si trovava allo stato liquido o aeriforme, se sottoposta a una bassissima temperatura, poteva facilmente solidificarsi. Comunque, uno stato della materia soggetto alla temperatura era detto trasformabile; mentre quello a essa refrattario era detto intrasformabile.

Oltre a quanto testé precisato, era mio dovere essere al corrente che gli elementi, che costituivano l’eterogenea materia cosmica, potevano risultare sostanze semplici o composte. Quelle composte significavano l’effetto della fusione o della combinazione tra di loro di due o più sostanze semplici. La quale fusione o combinazione si era verificata in seguito ai vari moti, a cui la materia primigenia era stata sottoposta dai pianeti e dai satelliti, ancor prima di esserci il suo definitivo raffreddamento.


Avvenuto quel mio primo contatto conoscitivo con la materia considerata nella sua particolarità, nel quale già mi si erano andati delineando il suo ruolo importantissimo e imprescindibile nel potenziamento perfettivo dell’uomo, nonché il suo fine ultimo, passai a esaminarla nella sua globalità. Ma mi ero ripromesso di portare avanti quel tipo di esame della materia con costanti riferimenti alla sua generale attività endogena ed esogena. La quale veniva a manifestarsi sopra un qualsiasi astro spento di un sistema stellare, con particolare attenzione a quelli compatibili con la vita umana. Forse era ingiusto definire "astri spenti" i pianeti e i satelliti, anche se nell’uso di tale accezione c’era soltanto l’intenzione di distinguerli da quei corpi celesti che, come le stelle, erano composti di sola materia incandescente.

Una materia di quel tipo, come mi rendevo conto, ne faceva delle immense fonti di luce e di calore. Infatti, se nelle stelle la materia si presentava unicamente come un'immensa massa bruciante ed esplodente, nei cosiddetti astri spenti essa assumeva stati diversi di aggregazione. Dai quali dipendeva la multiforme espressione della sua globale attività naturale, comprensiva anche di quella endogena. Quanto a tale attività, la materia si trovava a esplicarla secondo canoni, che a volte si presentavano non solo differenti da un astro spento all’altro; ma anche quasi sempre promiscui, se considerati in rapporto allo stesso corpo celeste spento. La qual cosa era dovuta alla sua eterogenea natura di costituzione, le cui caratteristiche potevano variare a livello sia interastrale che astrale.

La variazione era più evidente, specialmente se si confrontavano due astri spenti, l’uno compatibile con la vita e l’altro incompatibile con la medesima. In essi, di sicuro venivano a riscontrarsi caratteristiche esteriori così dissimili, da far sorgere molti dubbi sulla loro comune origine. La differenziazione delle caratteristiche appartenenti alla diversa materia dei due tipi di astro, in tale confronto, si mostrava più accentuata e vistosamente contrastante. Un fatto del genere era palese, per quanto concerneva la loro parte superficiale o esterna.

Sopra il corpo celeste che si dimostrava compatibile con la vita, la materia in generale era chiamata a svolgere molteplici mansioni, a sostenere ruoli molteplici e non sempre conciliabili fra di loro, a produrre situazioni opportune o calibrate e a risolvere parecchi problemi di natura opposta. I quali presentavano mille difficoltà e soluzioni non sempre assolute. Quasi mai, infatti, la positività della risoluzione di alcuni problemi coincideva con la positività richiesta dalle stesse circostanze che li comportavano. Per tale motivo, sopra un astro spento, l’attività della materia in generale risultava priva di qualsiasi omogeneità esplicativa, sebbene le sue varie esplicazioni si dimostrassero in ogni momento consone all’obiettivo generale che era stato preventivamente indicato dalla psiche universale.

Da ciò si arguiva che il relativismo di positività esistente tra i fenomeni naturali spesso disuguali, contrapponendo realtà fisiche disomogenee, non poteva né avere un senso né sussistere sopra un corpo celeste spento incompatibile con la vita. Perciò, là dove suscitava situazioni inaccettabili sotto l’aspetto vitale, esso diveniva oggetto di studio da parte dell’umano intelletto. Il quale lo affrontava e cercava di superarlo con la collaborazione della materia in particolare. Quando invece il relativismo di positività generava su un astro spento meno contrasti oppure non ne causava affatto, allora la varia e multiforme materia in generale faceva palpitare di grazia e di armonia i suoi diversi elementi costitutivi. Inoltre, li invitava a plasmare e a tessere ambienti naturali incantevoli e suggestivi, da destinare a culla e dimora della plurimillenaria civiltà umana.

In riferimento all’attività della materia in generale sopra un astro spento non compatibile con la vita, essa era da considerarsi quasi per niente selezionatrice e, quindi, molto meno impegnativa. Sopra un simile astro, essa si riduceva a un puro atto accidentale, il quale conseguiva dai differenti fenomeni naturali che investivano la materia. Questi, a loro volta, avevano origine dagli effetti della prima legge universale. Sull’astro, infatti, mancando il fattore vitale, la materia in generale non si sentiva obbligata a un’attività programmata multiforme e selezionatrice, la quale finiva per ingenerare sempre dei relativismi di positività nei confronti della vita. Per cui quest'ultima si rivelava un prodotto non solo raro e prezioso, ma anche abbastanza complesso. Per la quale ragione, l’attività della materia, considerata nella sua generalità, sopra un astro del genere, per forza di cose, poteva essere ritenuta priva di ogni chiara consapevolezza e di ogni rigorosa determinazione. Soprattutto essa era intenta ad assecondare le tantissime influenze e sollecitazioni che le provenivano da tutti i fenomeni naturali esterni.

A quel punto, prima di proseguire nello studio della materia in generale, era indispensabile che io mi fornissi di opportuni chiarimenti sulla sua attività, sulla complessità della vita e sui relativismi di positività. Soltanto in quella maniera, avrei potuto affrontare l’argomento con più cognizione di causa.

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