59-I processi, che determinano l'equilibrio nei moti di rotazione e di rivoluzione

Il primo intervento dell'energia astrale aveva riguardato il moto di rivoluzione dell'astro spento, ossia quello che lo faceva viaggiare intorno alla propria stella, nel caso di un pianeta; oppure intorno al proprio pianeta, nel caso di un satellite. All'origine, tale movimento si era presentato in esso con una tendenza marcatamente erratica e instabile, quasi riottosa a ogni limitazione del suo vagabondaggio. In seguito, invece, le attività dell'energia astrale erano intervenute a sistemarlo e a fissarlo in un'orbita ben precisa. La quale si era presentata più rassicurante per lo stesso corpo celeste spento e meno scombussolante per l'intero ordine cosmico.

Ma in che modo c’era stato il suo intervento? Ovviamente, servendosi del complesso dei cunicoli che essa stessa in precedenza aveva ottenuti in uno spazio da ritenersi parallelo all'equatore dell'astro e perpendicolare all'asse dello stesso. Considerandolo perciò nel loro intero impianto, tale apparato formava un organo rotante, il quale era dotato di sedici bracci cilindrici cavi che s'incurvavano tutti verso sinistra. Essi erano posti alla medesima distanza l'uno dall'altro e confluivano in una propria sfera situata all'estremità del rispettivo braccio. Insieme, attuavano una spirale sinistrorsa, il cui funzionamento doveva servire a regolare i vari moti già esistenti nell'astro che essi si apprestavano a governare, dopo esserne divenuti il motore e il timone allo stesso tempo.

Ultimata la fase preparatoria del suo progetto che aveva riguardato in modo particolare la sua parte tecnico-impiantistica, l'energia astrale si era data ad agire sulle diverse forze polivalenti in suo possesso, poiché esse si dimostravano per qualità il non plus ultra. Per questo la migliore energia rinvenibile sull'astro non era raffrontabile neanche lontanamente con esse. Si trattava di forze dai poteri illimitati che si potevano combinare tra di loro, fino a ottenersi dalle loro infinite combinazioni i prodotti energetici più impensabili. Questi, a loro volta, si mostravano capaci di decidere della materia inerte con assoluta sovranità e senza limitazioni di sorta, qualunque fossero state la sua natura e la grandezza della sua massa. Comunque, il dosaggio di quel genere di forze, perché i risultati fossero quelli da essa preventivati, si era rivelato per l'energia astrale una incombenza né semplice né facile. Per cui il suo assolvimento aveva richiesto, da parte di chi era tenuto a espletarla, una diligenza e un impegno superlativi.

Scelti i quindici raggi energetici che le occorrevano, i quali erano tutti cromaticamente differenti, l'energia astrale ne aveva ricavato tre gruppi, costituito ognuno da cinque raggi colorati. Subito dopo aveva fatto pervenire le tre cinquine di raggi dentro ciascun braccio, dove li aveva fatti combinare tra di loro e ne aveva ottenuto tre tipi di forze, assegnando a ciascuno una propria finalità. Quanto ai raggi, una volta svolto il loro incarico, tutti e quindici erano rientrati alla base, raggiungendo i rivoli energetici dai quali erano stati prelevati.

Il primo tipo di forze aveva avuto come obiettivo iniziale l'aggancio del moto orbitale dell'astro che viveva il suo stato primitivo. Per cui esso si esprimeva con una velocità non totalmente adatta alla massa astrale in cui si effettuava. Inoltre, tale movimento seguiva un'orbita ondivaga intorno alla propria stella o al proprio pianeta, come se si fosse instaurato fra le due masse contendenti un vero tiremmolla, facendosi a turno qualche concessione nella loro reciproca attrazione. Infine c'era stato, da parte delle forze dell'energia astrale, l'agganciamento dei vari movimenti dell'astro, perfino di quelli più estrosi, a eccezione di quello rotatorio. Soltanto in quel modo, essa era riuscita ad apportare ai moti astrali quell'assetto che non li avrebbe fatti più vivere nell'anarchia e nell'instabilità.

Nella prima fase del suo intervento, l'energia astrale si era interessata soprattutto al moto orbitale, essendo esso il più importante e il più appariscente fra tutti gli altri. Dopo aver assoggettato al proprio potere e al proprio comando il primo gruppo di forze polivalenti, essa le aveva indotte a raffrenare l'avanzata dell'astro. La quale si andava esprimendo nello spazio della barriera stellare con una corsa vertiginosa e disturbata da frequenti sbandamenti. Così facendo, alla fine la medesima energia era stata in grado di prendere il governo del suo corpo celeste e aveva potuto pilotarlo, secondo i dettami che le aveva trasmesso l'energia psichica universale. Essi prescrivevano, prima di ogni altra cosa, l'uniformità e la costanza del suo moto di rivoluzione, seppure con qualche lieve irregolarità distribuita nel tempo. Essa era da ascriversi unicamente all'ingerenza di altre forze contrastanti che continuavano a esistere all'interno dello stesso sistema stellare.

Riguardo alle forze impegnate in quell'operazione, esse avevano evidenziato tre atteggiamenti diversi. Una parte di loro aveva assunto un ruolo parzialmente frenante nei riguardi del corpo celeste spento, riuscendo quasi a imbracarlo e a controllarne l'instabile velocità di fuga. Un'altra parte si era data a ponderare il moto orbitale dell'astro nei suoi minimi particolari, calibrandolo il meglio possibile. Una terza e ultima parte era intervenuta sul nuovo moto trasformato ad hoc, propulsandolo nella giusta misura. In quelle forze, a ogni modo, non c'erano stati alcun contrasto e alcun conflitto di attribuzione, in quanto esse, fin dal loro utilizzo di esordio, si erano dimostrate meticolosamente informate delle loro mansioni. Per questo l'energia astrale, almeno sotto quell'aspetto, non aveva incontrato dei grossi problemi. Invece un attrito proprio fra quelle forze, che dovevano concorrere a stabilire l'armonia nel luogo dove si trovavano a operare, molto sicuramente avrebbe procurato alla stessa non poche complicazioni. Esse ci sarebbero state nell'abbordaggio, nella trasformazione e nel pilotaggio del moto orbitale dell'astro, che le era stato affidato.

Logicamente, la generica e sommaria descrizione dei tre atteggiamenti assunti dal primo tipo di forze e di come ciascun gruppo li avesse esplicitati materialmente, non mi aveva dato modo di seguirli nella loro fase tecnica. Quest'ultima era la sola che avrebbe potuto presentarmeli nella loro concreta effettuazione. Dunque, occorreva che io rivisitassi quei momenti, i quali avevano visto l'energia astrale abbordare e sottomettere il moto orbitale del proprio astro, nonché considerassi il lato tecnico di tutta la complessa vicenda. In verità, se volevo esaminare il problema sotto quell'aspetto, ero obbligato a trattare insieme sia il moto di rivoluzione sia quello di rotazione del corpo celeste spento, essendo entrambi il risultato di un unico processo tecnico-logistico e venendo gli stessi a svolgere delle attività correlate.

Ma prima era necessario dare risalto a qualche particolare tecnico, il quale in passato non aveva goduto presso di me la dovuta considerazione nel mio precedente ragguaglio sull'intera struttura allestita dall'energia astrale, al fine di avere il controllo dell'astro avuto in consegna. Una struttura del genere, non potevo non ammetterlo, era risultata un tipo d'impianto dalle qualità, che erano da stimarsi da parte mia altamente scientifico-tecnologiche.


La raggiera, che faceva da campo d'azione alle forze polivalenti prodotte dall'energia astrale, era stata suddivisa in quattro quadranti, in ciascuno dei quali era compresa una quaterna dei bracci energetici. Inoltre, durante il moto orbitale, a causa della rotazione dell'astro, i quattro bracci venivano ad assumere quattro diverse direzioni principali. La prima era quella che seguiva lo stesso senso dell'astro nella sua rivoluzione; invece la seconda era quella che si contrapponeva alla prima. La terza e la quarta erano rispettivamente quella laterale interna e quella laterale esterna. L'una e l'altra, comunque, venivano considerate in rapporto all'orbita seguita dal corpo celeste spento. Ma se quattro erano le direzioni più importanti di tali quaterne durante il moto orbitale dell'astro, risultavano invece cinque le funzioni che esse si ritrovavano a esercitare in ogni sua rotazione completa.

La prima funzione era quella d'imprimere all'astro il moto rotatorio. Essa era sempre attiva e veniva esercitata dalle tre quaterne di bracci che non erano in posizione anteriore nel tragitto dell'astro. La seconda funzione era intenta a spingere costantemente in avanti la massa che lo costituiva, ossia si dava ad alimentare il suo moto di rivoluzione. Essa era ugualmente sempre attiva e veniva svolta dalla quaterna di bracci che si ritrovavano in posizione anteriore nel medesimo tragitto. La terza funzione svolgeva un'azione frenante sulla stessa massa e veniva demandata alla quaterna di bracci che venivano a trovarsi nella posizione posteriore durante il percorso orbitale dell'astro. La quarta funzione correggeva le aberrazioni dell'orbita che si verificavano verso l'esterno. A essa era preposta la quaterna di bracci che erano rivolti verso la stella affidataria o, nel caso di un satellite, verso il pianeta investito di analoghe attribuzioni. La quinta e ultima funzione correggeva le aberrazioni dello stesso tipo, però quelle che si verificavano verso l'interno della medesima. Essa veniva assolta dalla quaterna di bracci che erano rivolti verso l'esterno dell'orbita. Le ultime tre funzioni, a ogni modo, di regola restavano inattive e si attivavano, esclusivamente quando le circostanze lo richiedevano, ossia all'occorrenza.

Ora, prima di passare a spiegare le quattro fasi tecniche che consentivano all'energia astrale il pieno controllo dell'astro in cui operava, c'era da precisare che le forze polivalenti erano dotate soltanto di capacità propulsiva centrifuga. Infatti, la loro spinta tendeva sempre ad allontanarsi dalla sfera dell'energia astrale, indipendentemente da come e da quando essa entrasse in azione. In ogni braccio, inoltre, esse producevano il moto rotatorio, quando la sua paratia era aperta; mentre intervenivano in modo differente sul moto orbitale dell'astro, ogni volta che essa era chiusa. Comunque, era la stessa energia astrale a predisporre il braccio energetico nell'uno o nell'altro modo durante ogni rotazione dell'astro. Così consentiva alle sue energie di esprimersi a volte con il moto rotatorio altre volte con il moto orbitale.

Dopo la messa a fuoco dei dettagli tecnici che concernevano il motorium, il quale costituiva l'organo motore che alimentava e calibrava i due movimenti principali dell'astro, decisi di affrontare lo studio del suo funzionamento, anche se con un animo poco convinto. Quest'ultimo, a un mio primo esame, difatti continuava ancora a suscitare in me qualche perplessità di un certo rilievo. Ma io dovevo cercare di fugarlo a ogni costo, dandomi all'arrembaggio del meccanismo che attivava tanto il moto di rivoluzione quanto quello di rotazione. Oramai possedevo tutte le informazioni che dovevano condurmi agevolmente alla comprensione del suddetto meccanismo, senza che venissi ulteriormente sfiorato da qualche dubbio sul suo conto.

All'inizio, non riuscivo a capacitarmi come facessero le quattro quaterne di bracci, in ogni rotazione completa dell'astro, a esercitare simultaneamente le funzioni del movimento orbitale e di quello rotazionale. Come pure non comprendevo com'esse assolvessero, però solo in determinate circostanze, le altre tre funzioni, che pure presentavano delle proprie specifiche finalità. Ossia, mi sembrava assurdo che ciascuna le potesse portare avanti in contemporaneità. Poco dopo, al contrario, mi resi conto che ogni quaterna di bracci le esercitava in momenti differenti e le faceva dipendere dalla sua posizione, la quale andava via via cambiando durante l'intera rotazione dell'astro.

Difatti ogniqualvolta una quaterna veniva a trovarsi nel quadrante anteriore, le paratie a tenuta stagna dei suoi bracci si chiudevano, costringendo le forze propulsive agenti nel loro interno ad attivarsi nel solo tratto rettilineo dei bracci. In quel modo, esse sollecitavano l'intera massa dell'astro nella fuga in avanti. Ma, non appena la stessa quaterna lasciava il quadrante anteriore, le paratie dei suoi bracci subito si aprivano di nuovo e permettevano alle forze che vi circolavano di arrivare in fondo alla cavità terminale di ognuno, ripristinando così di fatto in essi l'interrotto moto rotatorio.

Quanto affermato poco fa era reso possibile per un semplice motivo, che viene qui appresso specificato. Poiché al di là della paratia ogni braccio si presentava curvilineo, gli effetti delle forze polivalenti si ritrovavano a incurvarsi pure loro, imprimendo alla massa del corpo celeste un moto rotatorio, anziché rettilineo. Perciò, in una rotazione completa dell'astro, le quattro quaterne di bracci assumevano un movimento rettilineo per un quarto del suo percorso e un altro curvilineo per i restanti tre quarti dello stesso. Il primo, come abbiamo visto, alimentava il moto orbitale dell'astro; invece il secondo gl'imprimeva il moto di rotazione.

Solo in via del tutto eccezionale, le forze polivalenti venivano costrette dall'energia astrale a esprimersi negli altri quadranti con un moto rettilineo, mediante la chiusura delle paratie dei bracci in cui esse operavano. Ciò si aveva, quando l'energia astrale si prefiggeva di apportare delle correzioni ai moti di rivoluzione e di rotazione dell'astro, essendo essi andati incontro a delle piccole disfunzioni. Allora la quaterna di bracci, che era di turno nel quadrante posteriore, operava un'azione frenante nell'astro; mentre quelle che erano di turno nei quadranti laterali finalizzavano la loro attività alla normalizzazione della sua orbita. Così la privavano di qualche sua trasgressione che si era verificata in direzione della sua parte esterna o di quella interna.

Nel primo caso, la correzione avveniva nel quadrante laterale interno, dove la quaterna di bracci, sospesa la sua attività rotatoria, dava origine a un moto tendente ad avvicinare l'astro alla propria stella o al proprio pianeta. Nel secondo caso, la correzione avveniva nel quadrante laterale esterno, dove la quaterna di bracci, sospendendo anch'essa la sua attività rotatoria, dava origine a un nuovo moto. Esso tendeva ad allontanare l'astro dalla propria stella o dal proprio satellite. Ma anche il moto di rotazione del corpo celeste a volte era soggetto a qualche correzione: essa veniva attuata con la chiusura contemporanea delle paratie di tutti e sedici i bracci del motorium. In quel caso, però, la quaterna anteriore continuava ad assicurare la regolarità del moto orbitale dell'astro. Invece, da parte loro, le altre quaterne procedevano al solo rallentamento del suo moto rotatorio.

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