45-Lo spazio cosmico e i suoi raggi energetici

Ciascuna delle due superfici di un cosmo, come avevo già osservato in precedenza, era formata da una barriera elettromagnetica dotata di alcune proprietà, la maggior parte delle quali mi erano ormai note. Le poche, che ancora mi restavano da conoscere e da approfondire, erano proprio quelle che dovevano risolvere il mio nuovo problema. Esso era quello che riguardava appunto il rapporto esistente tra l’espansione dello spazio intergalattico e il moto delle miriadi di galassie, il quale si presentava uniforme e costante. Un rapporto di tal genere, stando alle conoscenze già in mio possesso, mi persuadeva ben poco, dal momento che non mi appariva alquanto chiaro e facile da comprendersi. Per la qual cosa, occorreva che io apprendessi le rimanenti proprietà della barriera elettromagnetica di una superficie cosmica. Soltanto in questo modo, in me avrei messo a tacere ogni perplessità e avrei spento ogni dubbio inerente al rapporto in questione.

Le barriere cosmiche risultavano costituite di due strati qualitativamente eterogenei, anche se aderivano in modo da presentarsi come un unico strato perfettamente cementato e omogeneo. Lo strato interno, cioè quello rivolto verso il microcosmo, era della stessa natura della barriera galattica e della barriera stellare. Quanto allo strato esterno, cioè quello rivolto verso la parte esterna dell’universo, esso era di una natura speciale, la quale gli permetteva di contrapporsi all’antimateria e di avere su di essa il sopravvento. Inoltre, diversamente da quello interno che formava una barriera elettromagnetica positiva, lo strato esterno costituiva una barriera elettromagnetica negativa, poiché si presentava di polarità opposta alla precedente.

Era quello il motivo per cui ogni spazio cosmico, che era equivalente a quello intergalattico, veniva a trovarsi tra due campi di forza elettromagnetica, restandovi in una continua tensione e in un continuo stato conflittuale. Essi vi provocavano un'energia bloccante che apparentemente sembrava statica. Tale energia cosmica, perciò, era da considerarsi una forma espressiva prodotta dalla resistenza che i due elettromagnetismi opposti e contrari si andavano contrapponendo a vicenda. Questi ultimi, che provenivano dalla particolare natura delle due barriere cosmiche, si erano instaurati nello spazio intergalattico, fin dalla loro prima origine.

Volendola descrivere mediante un grafico, l'energia bloccante si presentava simile a un'immensa ragnatela elettrizzante, la quale immobilizzava intere galassie e consentiva loro di muoversi solo quando le circostanze lo esigevano e solo nel luogo dove essa decideva. Ma, siccome l’universo era in continua evoluzione, anche il moto delle galassie non poteva che uniformarsi a esso e risultare parimenti senza fine. Inoltre, la stessa energia le obbligava a sottostare a determinate condizioni, alcune delle quali prevedevano l’invariabilità di rapporto tra le loro distanze e il sincronismo di movimento, da parte di tutte le galassie di uno stesso cosmo. In relazione alle galassie, esse erano costrette a subire supinamente i tanti effetti-morsa che derivavano loro da quel contrasto di forze esistente e operante in modo permanente tra le due barriere cosmiche. Ciò, perché la loro barriera risultava elettromagnetica solamente nella sua parte interna. Nella sua parte esterna, invece, essa si presentava totalmente scevra di elettromagnetismo capace di scatenare campi di forza elettromagnetica.

A dire la verità, la parte esterna di una barriera galattica, che non si differenziava da quella di una barriera stellare, in pratica agiva come un ottimo coibente, il quale non si lasciava attraversare da nessuna forma di energia che fosse diversa da quella della luce. Soltanto periodicamente, una simile barriera si trasformava in un ottimo assorbente di quell'energia che veniva prodotta intorno a essa all'infinito dal reciproco irradiarsi delle due barriere cosmiche. Un fatto del genere si verificava, soprattutto quando la galassia aveva bisogno di recuperare le proprie numerose energie generosamente elargite alle sue barriere stellari. Senza le quali, queste ultime si sarebbero esaurite e spente per sempre.

Quali effetti produceva tra gli spazi intergalattici il contrasto di forze delle due barriere elettromagnetiche di un cosmo? A mio parere, solo eseguendo un’analisi accurata di tali effetti, sarei potuto addivenire alla conoscenza del rapporto esistente tra le barriere cosmiche e le rispettive galassie. Ma, prima di passare ad approfondire gli effetti di tali forze, occorreva che mi rendessi conto del loro modo d'irradiarsi. Quest'ultimo, stando a ciò che mi risultava, era fornito di una peculiare caratteristica, la quale era da considerarsi fuori del comune.


Le due forze di opposta polarità si dipartivano dalle rispettive barriere cosmiche a guisa di due fasci di raggi, attraverso cui fluiva una energia di altissimo potenziale. Essa si esprimeva con un flusso continuo di elettricità, la quale era positiva nel fascio proveniente dalla barriera interna e negativa in quello proveniente dalla barriera esterna. Simili raggi energetici, che erano dotati tra l’altro anche d'invisibilità, procedevano verso l’opposta barriera sempre in modo rettilineo, cioè senza cambiare direzione neppure davanti a eventuali ostacoli, e la raggiungevano con una velocità impressionante. Insomma, la propagazione dei raggi cosmici non differiva da quella dei raggi della luce, anche se questi mostravano una velocità molte volte più piccola della loro. Oltre a ciò, sul conto dei raggi in questione, c’era da segnalare che esisteva un perfetto parallelismo tra quelli omogenei e quelli eterogenei.

Prendendo in esame i raggi cosmici, per quanto attinente alla loro caratteristica direzionale, scoprii che essi fruivano di una fenomenale particolarità, quella che adesso passo a spiegare. Com’era risaputo, di fronte a un ostacolo insormontabile, i raggi luminosi si riflettevano o si rifrangevano, oppure erano costretti a subire la fine della loro propagazione. I raggi cosmici, invece, davanti a una barriera galattica, non subivano alcun arresto di propagazione, ma la superavano senza difficoltà, seguendo una prassi davvero incredibile. Non potendo perforare la barriera galattica e attraversarla, come facevano con lo spazio intergalattico, i raggi cosmici aggiravano l’ostacolo e riprendevano la loro propagazione al di là di esso, facendo uso di una prerogativa strabiliante. La quale permetteva a essi di autoproiettarsi al di là della barriera per mezzo del teletrasporto, senza spostarsi di un solo micromicron dalla loro direzione iniziale. Come pure non si aveva alcuna interruzione effettiva nei loro invisibili e interminabili segmenti, in apparenza tronchi e disgiunti, mostrandosi come se fossero tratteggiati.

Come già suaccennato, nella loro propagazione rettilinea, essendo carichi di opposte forze elettromagnetiche, i raggi cosmici non s’intersecavano mai, né potevano affiancarsi a tal punto da toccarsi. Perciò, pur insinuandosi gli uni tra gli altri, essi non venivano mai a contatto tra loro e, in qualsiasi senso li si considerassero, formavano sempre dei filari paralleli. C’era poi da aggiungere che in tali filari giammai risultavano affiancati due raggi aventi la medesima polarità, pur considerandoli nel senso sia dell'orizzontalità che della verticalità. Solo se essi venivano presi in considerazione nel senso della trasversalità, allora due raggi cosmici della stessa polarità si ritrovavano l’uno affiancato all’altro. Nel qual caso, la loro distanza risultava doppia di quella esistente fra due raggi di opposta polarità. Per di più, essa veniva a subire nel proprio punto medio l’influenza delle forze congiunte di altri due raggi, sebbene essi non avessero l’identica polarità.

Quanto alla velocità di propagazione dei raggi cosmici, non si poteva affatto dire che essa fosse cosa da poco. Infatti, i medesimi, positivi o negativi che fossero, disponendo pure di un’autoproiezione con possibilità di teletrasporto, potevano davvero ritenersi la cosa più veloce esistente nell’intero universo. Perfino la già rispettabile velocità della luce, in confronto a quella loro, appariva insignificante al massimo, venendo a essere un miliardo di volte più piccola della loro.

Per ultimo, c’era da far presente che gli stessi raggi elettromagnetici, oltre al fatto che erano impossibilitati a ricorrere all’autoproiezione teletrasportata davanti a una barriera cosmica allo scopo di superarla, si potevano estendere all’infinito, fruendo dell'immunità da qualsiasi tipo di distorsione. Per questo, essi erano in grado di colmare senza alcuna difficoltà l’enorme distanza che veniva a crearsi tra le due barriere di un cosmo, nonostante essa andasse via via aumentando, essendo in continua crescita.

Lo spazio intergalattico, quindi, grazie alla disposizione degl’infiniti raggi elettromagnetici emessi dalle due barriere cosmiche, si trovava a essere una fonte inesauribile di energie. Queste davano origine a fenomeni di magnetismo e attivavano una quantità ingente di galassie, ricaricandole ogni volta che si fosse resa necessaria un’operazione del genere, ossia quando si depauperavano quelle in loro possesso.

Da parte mia, mi andavo chiedendo perché la disposizione dei raggi cosmici, così come descritta, era da considerarsi l’artefice principale della produzione di un campo energetico tanto vasto. Più che una enorme abbondanza di energia, mi aspettavo da essa unicamente una conflittualità intenta a scatenare i più inusitati cataclismi. Per la quale ragione, mi conveniva approfondirla prima possibile nella sua reale attività e nelle conseguenze che ne scaturivano. Così delle constatazioni reali si sarebbero sostituite a tutte le mie errate congetture.

Ogni raggio elettromagnetico era disposto in maniera, da risultare in mezzo ad altri quattro di polarità opposta. Con una simile disposizione, esso veniva sottoposto a una continua tensione, la quale scaturiva dalla sua impossibilità di spostarsi liberamente in mezzo ai suoi quattro antagonisti. Difatti ogni suo tentativo di allontanarsi da uno di loro risultava vano, poiché gli altri tre reagivano prontamente e lo respingevano di nuovo verso la sua posizione centrale. La loro reazione, logicamente, non era collettiva, cioè essi non reagivano con un’azione unitaria e sincronica. Ciascuno, a ogni modo, preso singolarmente, interveniva per proprio conto, quando il suddetto raggio tentava uno spostamento verso la sua direzione.

Solamente nel caso che lo stesso raggio avesse tentato di spostarsi diagonalmente, ossia avesse cercato d’introdursi fra due raggi attigui del gruppo antagonista, allora interveniva l’azione combinata delle forze respingenti dei due raggi considerati e gli si opponeva in maniera appropriata. In quel modo, ogni raggio cosmico, da una parte subiva la stretta immobilizzante operata da quattro raggi di contraria polarità. Dall’altra, invece, con altri otto di uguale polarità, contribuiva esso medesimo a bloccare quegli stessi quattro raggi che risultavano essere i suoi immobilizzatori.

In quel rapporto di reciproche respinte bloccanti, che conferiva loro una staticità apparente, i raggi elettromagnetici incessantemente si trovavano a sviluppare due contrastanti tipi di forza elettromagnetica. Essi si presentavano carichi l’uno positivamente e l’altro negativamente. Erano appunto quelle differenti forze, nella loro lotta intensa e forzata, a dare origine a una forma di energia polivalente, che poteva considerarsi senza dubbio la vera attivatrice e conduttrice di tutta l’inimitabile macchina cosmica. Eppure non avrei mai immaginato che un prodotto proprio della pura conflittualità potesse dimostrarsi il fattore principale della perfetta grandiosità dell’intero universo!

Tale energia, che veniva prodotta senza sosta dai raggi elettromagnetici nello spazio intergalattico di ogni cosmo, era chiamata energia dinamica e vitalizzante. Ciò, per la semplice ragione che esclusivamente da essa provenivano sia il moto agli astri sia la vita agli esseri viventi che li abitavano. La produzione ininterrotta di una energia del genere, da parte dei raggi in questione, era dettata da due esigenze cosmiche. Le quali venivano da loro avvertite più come dei doveri che non come degli obblighi, anche se si diversificavano per i due scopi che si prefiggevano. Infatti, il primo di essi era quello di far fronte alla continua evoluzione del loro cosmo; mentre il secondo era quello di mantenere costantemente a un livello ottimale il quantitativo energetico delle sue galassie, al fine di tenerle sempre massimamente attive ed efficienti.

I raggi energetici, nella loro immobilità iperdinamica, oltre a essere i generatori di una simile energia polivalente, si comportavano come forze estremamente leganti nei confronti delle barriere galattiche. Difatti essi riuscivano a bloccarle e a imporgli quel moto particolare che, pur facendo accrescere la distanza fra di loro, lasciava invariato il rapporto esistente tra le vecchie e le nuove distanze. Alla continua espansione cosmica, dunque, veniva a corrispondere un allungamento sempre maggiore dei raggi elettromagnetici, senza che essi subissero né una diminuzione del loro diametro né uno scadimento quantitativo e qualitativo del loro elettromagnetismo. Inoltre, nella loro proiezione verso l’opposta barriera, quelli che incrociavano delle galassie sul loro percorso badavano che esse occupassero sempre l’omologa posizione nelle successive nuove grandezze del cosmo. Per questo curavano che non si desse luogo ad alcuna variazione di rapporto fra le loro distanze, sebbene queste risultassero aggiornate alla luce della più recente espansione cosmica.

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