17-L'atemporalità negli Angeli

Comprese la natura del tempo e le ragioni del suo esistere, subito mi resi conto anche che esso non poteva avere alcun significato nelle crea-ture del¬l’Eternon. Le quali erano state create per essere sempre uguali a sé stesse e giammai soggette a trasformazioni di alcun tipo, né tanto meno a distruzione. Perciò, a completamento della mia indagine sulla perfezione angelica, mi restava solamente da affrontare la complessità degli effetti che derivavano agli Angeli dalla loro atemporalità. Ma quell'impresa mi si presentava, già prima d’in¬trapren¬derla, niente affatto semplice. Ciò nonostante, volli tuffarmi in essa con l’identico ardore che avevo già dimostrato nell’af¬frontare e nel risolvere i numerosi problemi precedenti. Quando avevo ammesso un fatto logico che le creature eternoniane risultavano prive del tempo, in quel momento io avevo pensato esclusi-vamente alla loro essenza costitutiva, dimentico che esse avessero an-che un'essenza pensante. Perciò era proprio quest’ultima che ora mi fa-ceva sorgere parecchi dubbi e mi creava un sacco di problemi, tutte le volte che cercavo d’im¬maginarmela senza tempo. Sì, mi appariva dav-vero assurda un’assenza del tempo in esseri pensanti, indipendentemen-te dal tipo di perfezione di cui fossero dotati. Anzi, mi risultava inconce-pibile il fatto che un essere pensante potesse vivere per sempre di solo presente, totalmente privo di passato e di futuro. Era possibile che in un essere di quel tipo i pensieri e gli atti, i quali erano già vissuti oppure sarebbero stati vissuti successivamente, potes-sero mescolarsi con quelli che si stavano vivendo nel presente? In esso, come potevano mancare del tutto sia il ricordo sia il desiderio, che era-no da considerarsi specchi rispettivamente l’uno del passato e l’altro del futuro? A prima vista, una sovrapposizione così caotica di presente, di passato e di futuro, quale appunto mi faceva immaginare la totale as-senza del tempo nelle creature pensanti, mi appariva un vero parados-so. Per tale ragione, mi affrettai a venirne a capo nel modo più convin-cente, poiché intendevo liberarmi al più presto possibile di quell'autenti-co rompicapo. Innanzitutto incominciai col farmi le due seguenti domande: Che cosa voleva dire in realtà un pensiero avulso dal tempo, cioè completamente senza una dimensione temporale, in cui poter protendersi in ogni dire-zione e attuarsi? Quali effetti o condizionamenti, inoltre, potevano deri-vare a esso dall’assoluta assenza di tempo, se davvero ce ne fossero di un certo tipo? In preceden¬za, avevo constatato che un purissimo spirito, qual era appunto quello di un Angelo, non avendo modi di essere so-stanziali, era logico che risultasse sprovvisto del tem¬po. Invece adesso notavo che una simile creatura non era soltanto essenza incorruttibile e indistruttibile, la qual cosa poteva dimostrarsi un'ottima ragione per farsi ritenere atemporale; bensì essa era anche un pensiero attivo, con l'ido-neità a spaziare in ogni dove in piena libertà. Per tale motivo, quel suo autonomo spaziare fuori di sé faceva escludere che esso potesse restar-sene immobile e fisso nell’eterna contemplazione di sé o del suo Creato-re. Nel caso contrario, la sua problematica atemporalità sarebbe stata giustificata e compresa all’istante. Inoltre, lo stesso suo spaziare eviden-ziava anche la possibilità di potersi espandere attivamente e illimitata-mente. Ma siccome gli atti e i pensieri facevano parte dell’attività della sua espansione, a ragion veduta, l’illi¬mitatezza di quest’ulti¬ma faceva pre-supporre che essi sgorgassero da una indubbia successione temporale. Altrimenti, non avrebbe avuto nessun senso un’attività illimitata che ve-niva a svolgersi in un unico tempo presente, il quale la presentava co-me esplicata tutta insieme. Infatti, se un’attività veniva svolta come an-zidetto, non si poteva dire di essa né che si svolgeva da prima né che sarebbe continuata a svolgersi anche dopo. Perciò, riferendosi a un’attività illimitata, obbligatoriamente bisognava ammettere che essa aveva dei propri precedenti e dei propri postumi. Così non si poteva escludere l'esistenza di un’area temporale che com¬prendeva tutti i vari momenti successivi di tale attività, cioè sia di quelli presenti che di quelli passati e futuri. Allora, in che modo possibile riuscivano a conciliarsi, in una qualun-que creatura pensante dell’Eternon, l’illimitatezza e l’a¬temporalità dei suoi pensieri e delle sue azioni? Senza dubbio, la risposta era da ricer-carsi proprio nella sua natura in generale, la quale, nella sua intrinseci-tà, era immodificabile e inalterabile, cioè priva del tempo e degli effetti da esso derivanti. Invece, nella sua estrinsecità, ossia nella sua essenza pensante, essa era continuità di esistenza e illimitata emanazione di pensiero. In altre parole, era attestazione di un proprio processo tempo-rale che si originava in seno allo stesso pensiero e in concomitanza con il suo continuo fluire. In quel senso, si comprendeva come un'attività espansiva del pensie-ro significasse anche produzione di un’a¬rea temporale idonea a conte-nerla. Il pensiero, cioè, contemporaneamente al suo spaziare infinito, faceva scaturire da sé anche il relativo tem¬po, il quale doveva rappre-sentare e contenere il suo continuo protendersi in avanti. Vale a dire, esso si comportava allo stesso modo dell’acqua di un torrente, la quale, simultaneamente alla sua avanzata rapida e sinuosa, si tracciava da sé pure l’alveo in cui poter scorrere e procedere in avanti. Soltanto in questo modo si escludeva l’ipotesi che gli Angeli potessero vivere il loro passato e il loro futuro, mentre esprimevano il loro presen-te. Anzi, il futuro poteva essere vissuto da loro, solo quando veniva rag-giunto dai loro pensieri e dai loro atti, ovvero quando esso diveniva loro presente. Il passato, invece, poiché era stato già vissuto dagli stessi con pensieri e con atti propri, rimaneva sì indelebile nella loro attività mne-monica; però il suo processo era divenuto oramai irreversibile, cioè ri-vivibile solamente a livello di mero ricordo. Per questo il passato risulta-va non più manovrabile o modificabile; ma poteva essere manifestato nei suoi confronti unicamente compiacimento o rammarico, per il modo in cui esso era stato effettivamente condotto oppure espresso. Difatti non era possibile rimpossessarsi realmente del passato, proce-dendo a ritroso nel tempo, per poterlo dopo riprogrammare nel presen-te. Sì, non era neanche ipotizzabile un ritorno al passato, allo scopo di ovviare agli errori nei quali si era incorsi involontariamente, non essen-dosi essi fatti immaginare o sospettare come tali. Né si poteva ripercor-rere quelli commessi volontariamente, per correggerli, dal momento che le conseguenze non erano state quelle previste. Dunque, la reimpostazione di un programma esistenziale, il quale ve-niva a rivelarsi erroneo alla luce dell’espe¬rienza futura, appunto per evi-tarne gli spiacevoli o insoddisfacenti risultati, si presentava inimmagina-bile e quanto mai assurda per chiunque, perfino per gli Angeli. Ma nep-pure si poteva programmare il presente, previo suo collaudo nel futuro, essendo poi impossibile ritornare realmente nel passato. Il qua¬le, per-ciò, risultava non più vivibile in concreto; invece poteva essere recupe-rato solamente attraverso un transfer mnemonico. Il passato, oramai, era da considerarsi un evento non più evocabile di fatto; né tantomeno era riconducibile al presente, cioè al tempo che aveva rappresentato il suo futuro. Esso si dimostrava rivisitabile e rivivibile esclusivamente con il favore della memoria, tra squarci vivi e indimenticabili di rimpianto, di rammarico, di gioia, di nostalgia oppure di altri sentimenti simili da esso ispirati. Ovviamente, anche tali squarci si potevano esprimere solamen-te nel presente. Quanto al futuro, non era raggiungibile all’istante dal presente attua-le. Esso si prospettava come il teatro delle ipotesi e dei desideri, che vi giungevano dal presente solo per sbizzarrirsi in esso per il tramite della fantasia e della speranza. Per cui anch'esso non era godibile concreta-mente, prima che il presente, il quale era il suo naturale passato, dive-nisse legittimamente tale. Riprogrammarsi nel futuro, mentre si era nel presente, equivaleva a ristrutturarsi ex novo, ossia assumere una nuova identità non solo temporale ma anche sostanziale. Significava esatta-mente annullare il suo tempo presente e, con esso, anche sé stesso. Al-trimenti l’as¬sunzione del futuro, come suo nuovo abito esistenziale, per nessuno poteva dimostrarsi un fatto realizzabile. Agli stessi Angeli, quan-tunque fossero creature prodigiose dell’E¬ternon, nel¬l’ambito di esso non era consentito proiettarsi esistenzialmente nel futuro, verificarvi le loro ipotesi del presente-passato e rientrare poi nel passato-presente per ri-formularle, qualora esse si fossero rivelate errate in un tempo posterio-re. Per tali creature eternoniane, un'evenienza del genere sarebbe stata possibile, solo se si fossero trovate a vivere nel Caducon. In quel caso, il tempo per loro si sarebbe dimostrato uniforme e invariabile, cioè senza più distinzione in presente, passato e futuro, trovandosi esse a vivere un tempo non di loro pertinenza, ma appartenente a esseri di natura infe-riore. Per tale ragione, ne derivava che gli Angeli, qualora fosse stato di loro gradimen¬to, avrebbero potuto vivere il tempo caduconiano tutto in una volta.

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