CAPITOLO IX

I GENITORI DI GODIAN SI OPPONGONO AL SUO MATRIMONIO CON FLESIA

Alla luce dei recenti avvenimenti, cos'era avvenuto intanto nel rapporto amoroso che stavano vivendo Godian e Flesia? Ossia, esso com'era andato evolvendo, dopo che era stata rivelata alla ragazza la vera identità del suo adorato Peg? Tale rivelazione era riuscita a far fibrillare in qualche modo la sua relazione con lui, intaccando di conseguenza la serenità di entrambi? Naturalmente, sì, dal momento che non lo si può negare! La risposta affermativa, però, va intesa unilateralmente, siccome essa riguardava uno solo dei soggetti implicati nel rapporto sentimentale, ossia Flesia. In principio, era venuto ad aversi un discreto inceppamento nel suo normale corso di spensierata felicità. Infatti, una brusca pausa, la quale era stata causata da allarmi più che giustificati, era venuta a interrompere il regolare fluire del suo limpido amore per lui. Esso non si era ritrovato più ad attuarsi in una rasserenante oasi, quella che prima alimentava i suoi sentimenti e i suoi ideali, cullandoli dolcemente nel proprio intimo. Quando nella casa del medico il sovrintendente alle carceri aveva rivelato a tutti che il giovane Peg non era altro che il principe ereditario di Actina, nel nobile Ipione e nelle sue figlie si era avuta un'effusione di giubilo e non c’è bisogno di spiegarci il motivo. Invece nella ragazza si era registrato l'effetto opposto, poiché quella improvvisa rivelazione non era stata accettata di buon grado da parte di lei. Non si erano comportati diversamente i suoi genitori, poiché essi l'avevano accolta con una certa freddezza e con parecchia diffidenza. Oramai i due coniugi erano convinti che presto il simpatico e amabile Peg sarebbe uscito dalla loro vita e sarebbe venuto a mancare a loro quattro per sempre. Inoltre, giustamente essi pensavano che egli non sarebbe stato più il bravo giovane alla mano, come si era dimostrato fin dall'inizio, con il quale avevano instaurato un rapporto di tipo familiare. Al contrario, secondo la loro opinione, il giovane sarebbe diventato per sempre l'erede al trono di Actina. La qual cosa, quindi, avrebbe surrogato in loro la confidenza con la soggezione e, come conseguente risultato, vi avrebbe perfino annientato l'intero calore umano che essi sentivano di esprimere all'affettuoso e generoso fidanzato della loro primogenita.

Senza dubbio, la persona che ne era rimasta più scossa era stata Flesia. La poveretta, essendosi concessa anima e corpo al giovane e vivendo unicamente d'amore per lui, all'improvviso si era sentita come se il cuore le si fosse schiantato sotto il petto. Ella aveva visto spegnersi davanti a sé i tanti radiosi giorni trascorsi insieme con il suo Peg, quelli che aveva sempre voluto rivivere con gli occhi felici di una disinvolta bambina. Un'atroce disillusione, perciò, aveva bruscamente preso il loro posto, conturbandola e amareggiandola oltre ogni immaginazione. La ragazza era stata addirittura spinta a considerare il torturatore Adrino meno crudele dell'erede al trono, poiché costui poteva solo intossicarle l’esistenza, a causa della nuova persona che ora rappresentava. A suo parere, se il primo l'aveva solo martellata con la sua spietata irrinunciabilità a possederla; invece Godian, pur sapendo che egli non poteva essere suo per un tempo infinito, ugualmente l'aveva avvinta a sé, spingendola a sognare un mondo incantato e sublime. Nello stesso tempo, le aveva tenuto nascosto che esso si reggeva sopra un piedistallo di argilla, per cui poteva sfaldarsi e crollare al primo soffio di vento. Per questo ella si chiedeva perché mai il suo ragazzo aveva voluto condurla in quella dolce amenità, quale si rivelava l'amore intensamente vissuto insieme con lui, se poi tutto sarebbe finito da un giorno all'altro? Eppure egli sapeva benissimo che il primo desiderio a nascere in chi vi perveniva era quello di volervi restare in modo infinito. Ma, pur essendo conscio che non avrebbe potuto appagarla fino in fondo, lo stesso egli aveva voluto condurcela incoscientemente. Per lei, allora, sarebbe stato meglio che Godian l'avesse lasciata sopraffare dalla prepotenza di Adrino, poiché in tal modo ella avrebbe sofferto soltanto relativamente. Sì, la sua sofferenza sarebbe stata minima, in confronto a quella che si era messa a martoriarla adesso. Senz’altro ella avrebbe subito l'imposizione ad agire in un determinato modo e a fare certe cose contro la sua volontà. Giammai però sarebbe stata obbligata a rinunciare a un mondo di cui si era infiammata e da cui le proveniva l'alimento dei suoi sogni più belli. Perciò egli, in un certo senso, se da un lato l'aveva tratta dall'olio bollente della padella; dall'altro, l'aveva poi fatta cadere sulla viva brace del fuoco. La qual cosa aveva segnato in lei la fine di ogni illusione personale.

Ecco a quali crude deduzioni era giunta l’afflitta Flesia e quali incubi tremendi erano venuti a serpeggiare nella sua mente confusa e disorientata, immediatamente dopo che il suo Peg era apparso il vero sé stesso, cioè il principe ereditario Godian! Le quali riflessioni avevano insidiato i suoi pensieri e li avevano spogliati della precedente bellezza paradisiaca. Inoltre, alcune constatazioni della ragazza l'avevano forzata a un ridimensionamento del suo affetto e del suo amore verso il giovane. Si poteva affermare che ella aveva fatto subentrare le attuali gelide estrinsecazioni della sua anima avvilita alle calde e impetuose effusioni del suo cuore festoso. Le quali, fino a poco prima, l'avevano fatta beare a lungo e immensamente, in un contesto amoroso oltremodo felice e beato. Da parte sua, il principe Godian, da buon interprete qual era dei vari moti esteriori dell'animo umano, si era accorto all'istante del cambiamento che era avvenuto nella sua Flesia e del motivo che ve lo aveva provocato. Allora egli si era ripromesso, naturalmente appena gli fosse stato consentito di farlo, di adoperarsi anima e corpo per sottrarre la sua amata ragazza alla schiacciante valanga delle numerose avvilenti preoccupazioni e dei tremendi brutti pensieri. Le une e gli altri, come il giovane si era reso conto, erano venuti ad aggredirla spietatamente, dopo che egli era cominciato a essere per lei il principe Godian. Per questo il primogenito dei regnanti di Actina, non appena aveva portato a buon fine nelle carceri la questione del nobile Adrino e quella del suo fido Sigrid, si era precipitato da lei per parlarle con i seguenti accenti amorosi, che si erano manifestati assai toccanti:

"Sai, mia dolce Flesia, che mi preoccupi molto in questi giorni e in pari tempo vai suscitando in me certe trafitte che mi fanno quasi venir meno? Lo so che stai vivendo un periodo critico e ne soffri enormemente; lo so che ti agiti in turbamenti paurosi e ti distruggi in tristi pensieri. Ma in che modo posso convincerti che questo tuo allarme è del tutto immotivato e ingiustificato? Possibile che tu sia stata tanto sciocca, da credere che un giorno io avrei potuto lasciarti in balia di te stessa? che avrei potuto vivere senza di te? che qualcuno o qualcosa sarebbe riuscito a staccarmi da te? Ti ha forse spaventata la mia alta dignità di principe ereditario? Se ti sei fatta prendere da simili idee sconcertanti, con conseguente panico, mia cara Flesia, non hai riflettuto come avresti dovuto, quando mi hai fatto oggetto dei tuoi pensieri perturbati. Mi hai soltanto offeso con le tue errate riflessioni e constatazioni, in virtù delle quali hai dubitato erroneamente di me! Devi sapere, invece, che per me tu vali più della corona di Actina, a cui ambisco meno che a te. Convinciti che accetterò il trono di Actina, a condizione che esso non mi vieti di sposare te! Tu mi hai conosciuto molto bene e sai anche come so reagire alle imposizioni altrui. Per quanto riguarda la mia celata identità, ti giuro che ti ho serbato il segreto, unicamente per riuscire a conquistare meglio il tuo amore insostituibile. In qualità di principe, mai ci sarei riuscito, come tu ben sai. Fosti tu stessa a dichiararmi che l'ultimo uomo che avresti sposato in Actina sarebbe stato il principe ereditario Godian. Te lo ricordi? Dopo avermi conosciuto e frequentato, sono sicuro che non lo affermeresti mai più, dal momento che tu non puoi fare a meno di me, come io non posso privarmi della tua compagnia. Per questo motivo ti esorto a sorridere alla vita e a ridiventare quella che sei stata per me fino a qualche giorno fa. Allora mi fai questo favore? Dal canto mio, oggi stesso parteciperò ai miei genitori il nostro felice fidanzamento. Così facendo, verrai privata di qualsiasi dubbio sull'autenticità del genuino amore che ho sempre provato per te!"

Dopo il discorso del suo amato Peg, divenuto adesso Godian, Flesia si era acquietata e aveva riallacciato con l'amato i suoi intensi rapporti di prima. Inoltre, ella aveva incominciato a colmarlo nuovamente di carezze, di moine, di abbracci e di baci.

Godian, come promesso alla sua fidanzata, quello stesso giorno aveva messo al corrente il padre e la madre del suo amore per Flesia e della sua volontà di sposarla. A quelle due notizie del loro primogenito, i regnanti di Actina erano rimasti di stucco. Ma subito dopo il re Nortano, conoscendo la sensibilità del figlio e non volendo che egli la sentisse ferita e bistrattata proprio da loro, si era affrettato a giustificare la sorpresa e la freddezza, con le quali essi avevano accolto le sue partecipazioni. Perciò egli aveva fatto seguire il seguente accorato discorso sulla delicata faccenda:

"Godian, figlio mio, ti prego di scusarci, se abbiamo fatto mancare ai tuoi due annunci la calda accoglienza che ti attendevi da noi. Ma non puoi non comprenderci e non giustificarci, poiché ne conosci i motivi. Tu lo sai che ho in te una fiducia infinita, per cui ho sempre accettato le tue proposte e ho fatto miei i tuoi consigli. La qual cosa dovrebbe convincerti che non ho mai considerato affrettata e insensata ogni tua decisione. Anzi, non mi permetterei mai di farlo! Ho sempre imposto a tutti gli altri, nessuno eccettuato, ciò che ritenevi giusto, siccome ho sempre creduto che tu, per genitori spirituali, avessi l'onore e la giustizia! Per questa ragione, tua madre e io mai cospireremmo contro la tua felicità, mai ti arrecheremmo un torto, per nessun motivo al mondo ci opporremmo a una tua decisione, nessuno mai ci convincerebbe di una tua trasgressione, nessun fenomeno naturale ci fermerebbe, pur di venirti incontro e soddisfare un tuo desiderio. Inoltre, preferiremmo senz'altro morire, piuttosto che procurarti anche il più piccolo dispiacere! Sappi che la mia forza e quella di tua madre poggiano proprio sulla tua felicità, ci provengono dalla tua serenità. Inoltre, tu lo sai più di tutti che io non ammetto la distinzione degli uomini in varie classi sociali, dal momento che l'uomo giusto e religioso non le può accettare. Al contrario, ammetto diverse dignità umane, le quali, a differenza delle classi sociali, sono una conquista dell'uomo. Egli, quindi, deve essere valutato esclusivamente per ciò che è capace di dare in campo intellettuale e morale. Nello stimarlo, mai lo concepirei unicamente per quanto può disporre in campo economico o può rappresentare in campo dinastico e sociale oppure può dimostrare in campo estetico e fisico! Ecco perché non riterrei mai una pazzia la loro unione, se un re sposasse una ragazza di basse condizioni sociali, poiché non di rado sono proprio quelle che appartengono all'umile ceto della società a manifestarsi delle grandi donne! Io sono convinto che anche la tua Flesia, per quanto povera possa essere, per essere stata scelta da te, è davvero una donna eccezionale; come pure è degna di diventare una grande regina, se tu la reputi tale!

Figlio mio, però, il divieto di sposare la tua Flesia non ti proviene né da me né da tua madre. Se bastassero solo i nostri consensi a fartela sposare, ella sarebbe eternamente tua. Invece c'è di mezzo la Legge del nostro antenato Tutuano che te lo vieta drasticamente. Ma tu dovresti esserne già al corrente! Mai nessuno dei miei predecessori è riuscito a spuntarla contro tale legge che è tenuta in custodia dalla classe sacerdotale, la quale non ha mai voluto sentir parlare della sua abrogazione. Per tale ragione, sarebbe vano anche il mio tentativo di chiedere all'attuale classe sacerdotale la cassazione della vecchia Legge di Tutuano. Pensa un po' se il Sommo dei Sacerdoti permetterebbe una cosa simile, dopo che non ho voluto accogliere la sua richiesta di grazia a favore di suo nipote Adrino! Sono certo che, da parte mia, sarebbe una sottomissione inutile, visto che essa darebbe soltanto a Chione la soddisfazione di ricambiarmi un secco no. Se tu invece ci avessi espresso prima tale tuo desiderio, Godian, cioè quando la condanna a morte di Adrino non era stata ancora né firmata né eseguita, forse avremmo potuto trattare con il Sommo dei Sacerdoti l'abolizione della Legge di Tutuano. In tal caso, però, egli avrebbe preteso in contropartita la grazia per il suo scellerato nipote. Allora noi, naturalmente nostro malgrado, avremmo dovuto concederla senza opporci. Ma sono convinto, figlio mio, che per te non sarebbe stato affatto facile scendere a un simile compromesso, facendo finta di niente. Al contrario, ugualmente tu non avresti accondisceso alla liberazione dello scellerato suo nipote Adrino, dopo che egli aveva fatto patire tanto la tua Flesia!"

Il principe Godian, che aveva seguito con molta attenzione il discorso paterno, aveva condiviso le sue ultime parole, per cui in piena onestà aveva voluto precisargli:

«Padre, hai interpretato bene il mio pensiero, in riferimento allo scambio di favore che ci sarebbe potuto essere tra noi e il Sommo dei Sacerdoti. Infatti, per nessuna ragione al mondo, avrei permesso che si graziasse l'essere schifoso che era Adrino!»

«In quel caso, figlio, ugualmente tua madre e io ci saremmo dovuti preoccupare a causa tua, poiché sarebbe continuato a restare irrisolto il tuo problema. Per cui esso avrebbe sicuramente coinvolto sia la tua famiglia che l'intero popolo di Actina!»

«Non capisco, padre, da dove ti vengono tante preoccupazioni. Ti ho forse chiesto, a un tempo, di diventare re di Actina e di sposare la mia Flesia? Non mi sembra affatto! Io, se mi hai ascoltato attentamente, ti ho fatto richiesta solo di una delle due cose, cioè quella di sposare la donna che amo. Se la legge del nostro progenitore mi vieta di diventare re di Actina, nel caso che io sposi la mia ragazza, di certo essa non mi vieta di prenderla in moglie, una volta che ho rinunciato al trono della Città Santa. Perché, dunque, vuoi tanto complicare le cose? Ebbene, pur di sposare la mia Flesia, sono intenzionato a rinunciare a essere incoronato re della mia città. Tanto non ti manca un altro figlio maschio da farti succedere sul trono della nostra città. Anzi, egli sarebbe felicissimo di prendere il mio posto! La qual cosa dovrebbe liberarti da ogni imbarazzo e farti smettere di angosciarti, come stai facendo. Lo vuoi capire?»

Al commento del suo prediletto primogenito, che egli aveva trovato di parte e completamente cinico, il sovrano di Actina si era sentito come se gli avessero pugnalato il cuore a più riprese. Perciò aveva cercato di opporsi al figlio con una grande forza di persuasione, intervenendo nel colloquio con il seguente nuovo parlare:

«Semplice è per te esprimerti in questo modo, Godian mio. Difficile invece è per me l'accogliere quanto mi proponi. Tu miri alla tua felicità, mentre io curo innanzitutto gl’interessi del mio popolo. Se non è governato da un saggio re, va a finire che esso viene tiranneggiato oppure rovina nell'anarchia. Ciò accadrà anche al popolo di Actina, figlio, se non sarai tu a governarlo. Tu conosci il popolo actinese in tutte le sue espressioni psicologiche e spirituali, avendolo penetrato con il contatto diretto. Inoltre, possiedi le qualità che occorrono a un re per governare saggiamente su di esso. Pensa un poco che disgrazia sarebbe per il popolo di Actina, se, al tuo posto, fosse Verricio a salire sul trono della Città Santa! La sua tirannia indiscutibilmente lo massacrerebbe e lo ridurrebbe in tanti brandelli. Perfino tu e quanti ti sono legati da un qualsiasi vincolo ne rimarreste vittime. L'odio verso di te, per essere stato tu la causa della morte del suo migliore amico, in lui rimarrà inestinguibile e inalterato. Sono sicuro che presto esso lo spingerebbe a vendicarsi di te e, trasversalmente, anche di coloro che godono del tuo amore o della tua amicizia. Insomma, poco dopo tutti quanti diverreste sue vittime designate! Ecco perché sto in pena, figlio mio! Che tu sposi la più povera ragazza di Actina mi è assolutamente indifferente, visto che non trovo alcuna diversità tra questa e una principessa. Ma che tu possa rinunciare al trono della tua città, per un qualunque motivo, allora sì che la cosa mi mette apprensione e mi fa avvertire sull'animo un peso enorme, il quale poggia anche in modo schiacciante sul mio cuore. Perciò, Godian, per il bene che ci vogliamo e per il rispetto che abbiamo l’uno per l’altro, cerchiamo insieme una soluzione che a nessuno di noi due possa procurare una sofferenza così grande! Te lo chiedo, figlio, con tutto me stesso e con tutto l'amore che ho sempre nutrito per te fin dalla tua tenera età, quando già allora ti mostravi un ragazzo molto intelligente e abbastanza giudizioso.»

Neppure le nuove parole del padre erano riuscite a spingere Godian ad avere un ripensamento sulla propria decisione di sposare Flesia, per cui gli aveva risposto:

«Mi dispiace dirtelo, padre mio; ma il problema in causa, come ben sai, non ammette soluzione alcuna, per cui ritengo che sarebbe soltanto uno spreco di tempo tentare di risolverlo. Qui ci troviamo di fronte a questa difficile alternativa: o io divento re di Actina, senza sposare Flesia; oppure la sposo, senza diventare re della mia città. Ebbene, sappi che mi sono determinato a sposare la mia dolce ragazza e a rinunciare al trono della Città Santa. Mi dolgo profondamente per te, soffro per la tua terribile disperazione e per il futuro incerto degli Actinesi; però non mi sento di agire in modo diverso! La mia ragazza conta così tanto per me, che giammai riuscirei a rinunciare a lei, anche per il più importante dei motivi! Perciò, a questo punto, possiamo considerare chiuso il nostro colloquio, padre mio, senza ritornarci più sopra!»

Così dicendo, Godian si era congedato dal costernato genitore. Ma egli era ignaro di quanto le sue parole lo avessero torturato, sommergendolo adesso sotto una valanga di foschi presentimenti. Ovviamente, il padre aveva penato non per la presa di posizione del figlio; bensì per l'esistenza della Legge di Tutuano in Actina. Essa, a suo avviso, si manifestava tanto ingiusta per i re actinesi, quanto crudele e portaguai.


Intanto erano trascorsi già parecchi giorni, da quando si era appreso nella casa del medico Ipione che il giovane Peg non era altro che il principe Godian. Costui e Flesia si erano andati legando con un amore sempre più intenso e solido, con un desiderio di stare insieme sempre più forte e ardente, con un'attrattiva sentimentale sempre più avvincente ed entusiasmante. In ognuno di loro, era avvenuta la completa trasfusione dello spirito dell'altro. Per il qual motivo, essi si bramavano come non mai e irrinunciabilmente. Paghi soltanto di loro stessi, estasiati dalla loro travolgente passione amorosa, immersi nel loro clima di godimento ultraterreno, i due fervidi innamorati si estraniavano ormai completamente dal loro mondo circostante. Quindi, non volevano più riconoscerlo in nessuna maniera, neppure nella loro vita reale, oltre che nelle loro aspirazioni più sublimi e nei loro sogni più beati, per sentirsi maggiormente uniti e inseparabili. Dal canto suo, il re Nortano si era fatto prendere da forti tribolazioni, a causa dello stato di cose che era venuto a ingenerarsi in seno alla sua famiglia. Egli non voleva assolutamente capacitarsi che un giorno potesse subentrargli sul trono di Actina il vizioso e corrotto Verricio, anziché il virtuoso e integro Godian. Perciò si era lasciato ammalare ogni giorno sempre di più, fino a farsi sorprendere da un deperimento organico e psichico che si mostrava molto preoccupante. Allora la regina Cluna si era lasciata impaurire dallo stato di salute del marito che si presentava sempre più gravemente compromesso. Ma poi, visto che conosceva il vero motivo dello struggimento fisico e psichico del consorte, aveva stabilito di porvi riparo al più presto e a modo suo. Ossia, esattamente come tra poco apprenderemo qui appresso.

Una sera, dopo che aveva visitato il sovrano per l'ennesima volta e gli aveva anche prescritto l'ennesima ricetta, il medico di corte si era congedato da lui. Quando poi egli stava per lasciare la reggia, la sovrana Cluna lo aveva chiamato in disparte, poiché aveva intenzione di parlargli a quattr'occhi. Così gli aveva fatto un tale parlare:

«Nobile Ipione, tu devi aiutarmi a salvare il mio ammalato marito, siccome non desidero che egli muoia. Ma prima che io cominci a sfogarmi con te, esigo che tu mi faccia la seguente promessa: quanto ti sto chiedendo adesso dovrà rimanere per sempre un segreto tra me e te. Adesso te la senti di accontentarmi oppure no?»

«Me lo chiedi pure, mia regina? Per il bene del mio sovrano, darei perfino la mia vita! Dunque, parla e chiariscimi come intenderesti migliorare il suo stato di salute. Da parte mia, mi farò in cento, allo scopo di soddisfarti con tutto me stesso! Inoltre, ti prometto che quanto mi dirai nessuno verrà a saperlo, specialmente tuo marito!»

La regina Cluna, incoraggiata dalla risposta ricevuta dal medico di famiglia, si era data a fargli le sue confidenze, senza nascondergli niente di niente e spiegandogli i veri motivi della malattia del marito. Alla fine, dopo avergli riferito ogni cosa che riguardava il consorte gravemente deperito, ella aveva concluso, affermandogli:

«Io non voglio che lo sventurato mio marito muoia di crepacuore. Quindi, dal momento che non si può ottenere proprio niente dal nostro testardo Godian, ho pensato d’intervenire presso la buona Flesia. Perciò tu stasera stessa mi condurrai da lei, dopo che mio figlio se ne sarà ritornato alla reggia. Ma non voglio che qualcuno sappia della mia visita alla ragazza. Se Godian venisse a saperlo, la Città Santa lo perderebbe per sempre come suo re! Invece sono sicura che, solamente riuscendo a convincere Flesia a rinunciare a lui per i motivi che sai, il trono di Actina potrà sperare nel degno successore del mio Nortano. Altrimenti, tutto sarà perduto per la nostra città, per il nostro popolo e per mio marito, il quale non riesce a capacitarsene! Allora sei disposto ad accontentarmi, accompagnandomi a casa tua e presentandomi alla ragazza?»

Il medico Ipione, avendo compreso la pena di lei, senza esitazione si era messo a completa disposizione della regina Cluna e l'aveva soddisfatta nel suo intento. Per questo, facendole prendere posto sulla propria biga, dopo che ella si era travestita alla meglio, aveva condotto la sovrana nella sua casa, dove in seguito si era interessato a facilitarle l'incontro con Flesia. Così, dopo essere stata accompagnata nella stanza della ragazza, rimanendo sola con lei, la sovrana le si era subito presentata:

«Mi riconosci, mia cara Flesia? Sì, sono io, la regina Cluna, la madre del tuo amato Godian. Senz'altro ti starai chiedendo il motivo della mia visita; ma non ti preoccupare, poiché lo saprai tra poco. Prima, però, devi giurarmi che giammai riferirai al nostro Godian l'incontro che stasera sto avendo con te in questa stanza, il quale mi è stato messo a disposizione dal medico! Se sei disposta a giurarmelo, vado avanti.»

Dopo che Flesia le aveva fatto il suo giuramento, essendo stata colta da un lieve stato confusionale per la presenza della sovrana, costei aveva voluto farle sapere come stavano le cose in casa regnante, attraverso il seguente toccante discorso:

"Brava, Flesia, sei stata molto comprensiva; ma lo sapevo che me lo avresti giurato! Adesso, quindi, veniamo a noi. Devi sapere che mio marito Nortano si è molto ammalato e le sue condizioni di salute vanno peggiorando di giorno in giorno. Il medico Ipione, nonostante faccia l'impossibile, non riesce a guarirlo in alcuna maniera. Vuoi conoscere la causa, per cui egli non si rimette in salute? Ebbene, il male di mio marito non è di natura fisica, bensì di natura psicologica. Ciò vuol dire che esso gli proviene dalla grande preoccupazione che un giorno la Città Santa non avrà sul suo trono il re che merita. Infatti, Godian, scegliendo di sposare te, si precluderà la nomina a re di Actina, visto che lo priverà di essa la Legge di Tutuano. La quale vieta a un re il matrimonio morganatico, cioè quello che viene contratto tra un sovrano e una donna priva del titolo di principessa. Al riguardo, mio figlio, pur di poterti sposare, ha espresso al genitore il desiderio di rinunciare al trono di Actina. Tale sua decisione ha arrecato al padre un immenso dolore, il quale lo sta consumando poco alla volta. Perciò, se non si troverà un rimedio, egli ne morirà. Mio marito, beninteso, non ce l'ha con te, amabile Flesia; egli è solo contro l'infame Legge di Tutuano, quella che non consentirebbe al suo primogenito di diventare re della propria città, se sposasse te. Per lui, Godian è la persona giusta per regnare sul popolo di Actina, poiché esso riscuoterebbe dal suo saggio governo prosperità e benessere. Tali cose invece non si otterrebbero, se sul trono di Actina ci finisse il fratello Verricio! Non credi pure tu che non possiamo far morire mio marito e condannare Actina a tale terribile disgrazia?"

In seguito la rimanente parte del suo discorso praticamente era diventata, per la triste e angosciata sovrana, una supplica accorata. Ella l'aveva rivolta alla fidanzata del suo primogenito con le lacrime agli occhi e stando prostrata ai suoi piedi, proprio come se fosse stata una sua ancella. Il cui contenuto viene riportato qui di seguito:

"Mia buona e ragionevole Flesia, ti prego, nel nome del divino Matarum, di smettere di amare mio figlio, poiché in questo modo farai pure guarire il mio povero marito. Se Godian continuerà ad amarti, la morte l’avrà vinta con il mio buon Nortano, mentre il popolo di Actina verrà a languire nella tirannia. Nelle tue mani, dunque, sono riposte l’integrità fisica del genitore del tuo fidanzato e la salvezza del nostro popolo actinese. Tu sola puoi arrecare all'uno la guarigione e assicurare all'altro la serenità e la libertà di espressione. Se in te verrà meno l’amore per il tuo Godian, neanche in lui ce ne sarà più per te. Allora ogni cosa si aggiusterà e continueranno a esserci la tranquillità nella mia famiglia e il benessere nel popolo di Actina. Perciò ti supplico di adoperarti in questo senso, responsabile ragazza! Su, comprensiva Flesia, sacrifica il tuo amore per il benessere del popolo di Actina, del quale fate parte anche tu stessa e i tuoi familiari! Pensa un poco che cosa avverrebbe, se lo governasse Verricio! Tu stessa hai avuto modo di conoscerlo e non credo proprio che egli ti abbia ispirato fiducia e simpatia. Anche le attuali sue amicizie non sono migliori di quella del defunto Adrino, del quale hai già sperimentato la perfidia. Inoltre, temo che il mio secondogenito, una volta incoronato re della sua città, possa vendicarsi del fratello, essendo stato lui la causa principale della morte del suo migliore amico. Così, senza scrupoli, potrebbe pure commissionare il suo assassinio, oltre che intervenire contro i suoi migliori amici e contro tutte le persone che sono legate a lui affettivamente!"

Flesia, essendosi fatta commuovere dalla piangente e implorante sovrana, l'aveva prima aiutata ad alzarsi da terra, siccome non riteneva giusto che la sovrana di Actina assumesse tale posizione davanti a lei. Dopo le aveva dichiarato assai preoccupata:

«Mia nobile regina, comprendo quanto danno io stia procurando al re Nortano e all'intero popolo di Actina. Ma il mio amore per tuo figlio è tale, quale tu non immagineresti mai! Io non potrei cessare di amare Godian. Smettere di amarlo, per me, sarebbe come compiere uno sforzo sovrumano; mentre chiedermi di rinunciare al suo amore è come pretendere da me l'impossibile. L’uguale amore è in Godian verso di me! Non voglio, però, essere ritenuta da nessuno la responsabile della morte del padre di Godian e della perdita della libertà di espressione, da parte del popolo actinese. Queste cose mi procurerebbero un rimorso troppo grande, per poterlo sopportare in seguito, per cui non sopravvivrei a esso. Scorgo già la mia coscienza affollarsi di strani presentimenti, i quali la vanno privando di ogni serenità. Sappi che la mia situazione si presenta molto ingarbugliata, senza né uno sbocco né una via di scampo. Infatti, a una mia prima valutazione della vicenda, non riesco a intravedere uno spiraglio di speranza, dal quale possano provenirmi qualche aiuto e qualche conforto!»

La regina, da parte sua, tenendosi stretta al suo radicato egoismo e senza curarsi di lei, aveva incalzato la ragazza, asserendole con alquanta spregiudicatezza:

«Non scoraggiarti, mia cara Flesia, che a tutto c'è un rimedio! Alla fine, anche tu sarai in grado di trovare quello che riterrai più adatto a rendere praticabile la situazione che sta coinvolgendo te e mio figlio Godian. Basta riflettere un po' di più e arriverai a comprendere ciò che è più giusto fare per raggiungere un obiettivo importante. Ciò che conta è che tu alla fine riesca ad allontanare da te il mio primogenito!»

La visita della regina Cluna, che le aveva parlato con un linguaggio crudo e paralizzante, aveva sconvolto la povera Flesia, facendola andare molto giù di morale. Le aveva quasi soppresso la voce e compresso il cuore, troncandole il respiro in gola. In ultimo l'aveva costretta ad andare a letto senza sentire il bisogno di cenare. Anzi, le aveva ispirato esclusivamente disgusto per qualunque cosa si andasse inserendo nell'orbita della sua concreta percezione e del suo esistere. Quanto alla sopravvenuta notte, essa non le era risultata per niente riposante. Continue idee fisse le si erano accavallate nella mente senza sosta e l'avevano sottoposta alla loro azione logorante. Incubi feroci e allucinanti le si erano presentati per torturarla, presentandole quella notte ancora più macabra e ossessionante. Una volta le era sembrato perfino di precipitare in un baratro che sprofondava paurosamente nelle viscere della terra. Un'altra volta, invece, si era vista aggredire al volto da un gatto inferocito, il quale le aveva cavato gli occhi dalle orbite. Infine aveva scorto davanti a sé il suo Godian, che si mostrava a lei con il viso interamente insanguinato e con entrambe le braccia monche. Così quest'ultima visione le era apparsa talmente raccapricciante, che le aveva fatto perfino emettere un forte grido di spavento, facendola svegliare subito dopo.

Nelle poche ore di lucidità mentale, invece, i momenti da lei trascorsi non erano stati meno brutti e intransigenti. Il pensiero di un suicidio aveva iniziato a serpeggiare nel suo cervello come un qualcosa d'indispensabile, al quale non poteva assolutamente sottrarsi. Lo aveva ritenuto l'unica soluzione giusta e possibile, al fine di venire fuori da quella sua insostenibile situazione spinosa. Secondo il suo ragionamento, unicamente con la propria morte il suo Godian sarebbe diventato re di Actina. In questo modo, pure il popolo actinese avrebbe usufruito di un governo saggio; nonché avrebbe visto svanire il timore della tirannia, il quale adesso costituiva soltanto uno spauracchio. Comunque, all’inizio la morte l'aveva atterrita, solo a pensarla; ma ella si era sforzata di non temerla e d'invocarla come sua sorella liberatrice. Ormai la pace non sarebbe potuta più esistere in lei e per lei. La sua vita sarebbe stata tormentata dalla mancanza dell'amore del suo Godian oppure dal rimorso spietato di essere stata lei la causa della morte del sovrano Nortano e la futura rovina del popolo actinese.

Infine era spuntata l'alba; ma essa, fin dall'inizio, aveva preannunciato un giorno di lutto nella casa del medico Ipione! Sì, per Flesia quello sarebbe stato quasi sicuramente l'ultimo giorno della sua vita, avendo ella stabilito di dare l'addio alla sua città e di liberarla della propria scomoda presenza. Infatti, la ragazza aveva deciso di dissolvere le sue pene e le sue angosce nel tenebrore della morte. Così facendo, ella avrebbe posto fine per sempre a quella che si preparava a essere per lei un'esistenza priva di ogni felicità. Ciò, perché la figlia di Alisto si era convinta che quello era l’unico modo di allontanare da sé il suo amato Godian. Inoltre, l'ordine categorico della regina, la quale le aveva ingiunto di fare qualunque cosa fosse stata necessaria per allontanare da sé il suo amato, l'aveva aiutata ad aprire bene gli occhi e a meditare meglio; anzi, l’aveva accompagnata con la mano sull'orlo del suicidio. Perciò adesso la ragazza aveva compreso quale decisione era da prendersi da parte sua, se non voleva essere causa di due gravissimi danni, ai quali non riusciva a non pensare.