CAPITOLO VII

IL DIABOLICO PIANO DI SIGRID

La sera seguente, essendosi dato appuntamento, il nobile Adrino e Sigrid, che era la sua ombra, si erano ritrovati nel salottino privato del primo. Insieme, volevano cercare d'individuare il modo di liberarsi dell'invincibile fidanzato della ragazza. Egli era stato perfino in grado di far subire uno scacco al principe Verricio, sebbene costui fosse considerato il secondo spadaccino di Actina. Così, non appena il suo uomo si era presentato al suo cospetto, il nipote del Sommo dei Sacerdoti si era dato a dirgli:

«Sfortunatamente per noi, Sigrid, anche l'ultima carta da noi giocata non ha dato i frutti che speravamo! A questo punto, mi risulta difficile pensare a un'altra strada che possa essere battuta, senza subire un ulteriore smacco da lui. Secondo te, noi cosa possiamo ancora tentare, al fine di riuscire a raggiungere il nostro obiettivo e senza andare incontro a una nuova sconfitta? Suggeriscimi tu qualcosa, per favore!»

«Per il momento, mio nobile Adrino, non sono in grado di darti un mio suggerimento in merito al nostro caso; ma ti prometto che penserò su di esso durante le ore notturne, poiché è risaputo che la notte porta consiglio. Ti farò vedere che, per domani mattina, sicuramente ti appronterò un piano di tuo gradimento, il quale ti risulterà infallibile. Te lo garantisco al cento per cento, mio illustre padrone, che lo avrai!»

Il giorno dopo, come gli aveva promesso, Sigrid si era presentato al nobile Adrino di buon mattino, avendo da riferirgli sul piano da lui escogitato durante la nottata. A suo giudizio, esso era da considerarsi l'opera di un genio. Per questo, una volta che si era ritrovato in sua presenza, egli aveva iniziato a parlargli in questo modo:

«Eccomi a te, mio generoso padrone, con il piano che ti ho promesso ieri sera! Dopo che ne sarai venuto a conoscenza, sono convinto che lo giudicherai uno stratagemma geniale. Anzi, lo riterrai degno della tua massima ammirazione e, di conseguenza, anche del tuo elogio. Dunque, ti prego di porgermi la tua massima attenzione, se non vuoi che di esso ti sfugga qualcosa per godertelo nella sua interezza!»

«Certo che ti ascolterò attentamente, Sigrid! Ma tu cerca di sbrigarti nell’espormi il piano da te ideato. Adesso che mi hai incuriosito tantissimo, spero proprio che esso sia favoloso, come mi hai anticipato! Per questo non vedo l'ora di conoscerlo!»

Allora, quasi si trattasse di un'opera uscita dalla mente di un genio, Sigrid aveva incominciato a illustrargli il piano da lui progettato, parlandogli nel seguente modo:

«Mio nobile padrone, come tu sai, nel perseguimento del nostro intento, il più grande ostacolo è rappresentato dal fidanzato della ragazza che è da rapirsi. Egli è senz'altro un osso duro da abbattere e, fino a oggi, ha sempre vanificato ogni nostra iniziativa rivolta a rapire la colombella che t'interessa. Quindi, come nostro primo obiettivo, dovremo mirare a mettere fuori gioco proprio lui. Ti starai chiedendo come possiamo ottenere un fatto del genere, mentre vieni preso da un'ansia smaniosa, poiché la sua neutralizzazione ci sta tanto a cuore. Vero? Ebbene, in una maniera che non riusciresti mai a immaginare e che io invece sono stato in grado di escogitare!»

«Hai proprio ragione, Sigrid! Ci tengo moltissimo ad apprendere come faremo a liberarci di quel dannato giovane, il quale è davvero un osso duro da abbattere!»

«Nobile Adrino, eccoti spiegato come ci sbarazzeremo di lui. Innanzitutto, tenendolo sotto controllo, aspetteremo che egli vada a trovare la sua bella al palazzo del medico Ipione. Quando ciò sarà avvenuto, subito dopo faremo scattare la nostra prima mossa. Precisamente, ci presenteremo al sovrintendente alle carceri e gli racconteremo che tu sei stato derubato da uno sconosciuto, il quale poi si è dato alla fuga. Ma, avendolo io inseguito, sono riuscito a vedere in quale palazzo il ladro ha trovato rifugio. Oldrisio, dopo la nostra denuncia, metterà a mia disposizione un drappello di gendarmi, perché io li conduca all'arresto del nostro ladro. Allora che ne dici?»

«E se il sovrintendente si rifiutasse di ubbidirmi, Sigrid? Lo hai messo in conto?»

«Invece sono sicuro che egli si metterà immediatamente a tua disposizione, anche se ti serba ancora un forte rancore, da quando lo facesti fustigare dal tuo amico principe! Perciò, secondo me, egli eviterà di opporsi alla tua legittima richiesta.»

«Pur ammettendo che non ci sarà da parte di Oldrisio alcuna opposizione, astuto Sigrid, mi spieghi che cosa dovrà avvenire in seguito? Ti prego di andare avanti a parlarmi del tuo piano, poiché non sono ancora riuscito a comprendere completamente dove vuoi arrivare con questa tua prima mossa. Quindi, spiégati meglio!»

«Con i soldati messi a mia disposizione, io mi condurrò alla casa d’Ipione, dove indicherò, come tuo rapinatore, l'audace protettore della ragazza. Al processo, assolutamente non credo che la sua parola possa valere più della tua! Così egli sarà imprigionato e nessuno gli toglierà almeno tre anni di galera. Agendo in questo modo, metteremo lo stesso medico da strapazzo in cattiva luce agli occhi del re Nortano. Egli sarà biasimato dal sovrano di Actina, per essersi messo a ospitare e a proteggere dei ladri nella sua casa. In questo modo, otterremo un secondo risultato, come vedi!»

«Sigrid, solo il biasimo del re per il suocero del defunto Ilso non mi basta! Dunque, dopo come ci regoleremo con lui? Hai pensato pure a questo, con il tuo piano?»

«Al medico Ipione c'interesseremo in un momento successivo, nobile Adrino. Spiandolo quotidianamente, aspetterò che egli si assenti dal suo palazzo. Non appena si verificherà tale evenienza, vi farò irruzione con un nutrito manipolo di facinorosi. Essendo egli un'ottima lama, sarà meglio non averlo tra i piedi durante l'incursione. In questo modo i nostri agiranno indisturbati nel suo palazzo e rapiranno la ragazza!»

Una volta ascoltato il piano del suo uomo di fiducia, il nobile Adrino si era stupefatto un sacco per l’indubbia genialità che egli aveva saputo dimostrare con esso. Perciò, rivolgendosi poi a lui piuttosto soddisfatto, aveva voluto esclamargli:

«Il tuo stratagemma è veramente formidabile, mio grande Sigrid! Per cui non ne potevi architettare uno migliore! Ho l'impressione che ti ordinerò il rapimento di tre colombelle, quando sarà il momento. Devo confessarti che le due figlie del medico Ipione anche mi fanno gola da morire, non essendo entrambe niente male! Le immagino già ad appagare tutte le mie voglie, come se fossero delle vere ninfomani!»

«Tu conosci già il mio motto, mio generoso padrone. Esso è sempre lo stesso: "Tu comandi, io ubbidisco!" In me, come sai, c'è sempre il piacere di eseguire i tuoi vari ordini. Naturalmente, per la mia indubitabile fedeltà che ti dimostro e ti ho sempre dimostrata, spero che, quando il nostro scopo sarà raggiunto, qualche briciola toccherà anche a me, visto che me la sarò faticata e meritata senza meno! Comunque, non oso mettere in dubbio la tua generosità, quando giungerà tale momento!»

«Mio fido Sigrid, credi che io non sappia che neppure tu sei privo di virilità e hai bisogno di soddisfarla? Sarei uno sciocco, se non fossi a conoscenza che certe esigenze sono avvertite anche da te! A questo proposito, ti prometto che, quando la missione sarà portata a termine, ti ricompenserò munificamente pure in questo senso, mettendoti a disposizione una delle tre giovani donne! Parola del nobile Adrino!»

Dopo la loro conversazione, i due marpioni si erano accordati che Sigrid avrebbe fatto la posta alla volpe, allo scopo di vederla recarsi alla sua tana. Soltanto allora essi si sarebbero mossi per farla catturare dai segugi del re Nortano. Ma già il giorno successivo si era presentata l'occasione buona che loro due stavano tanto aspettando. Infatti, il giovane Godian, com'era sua abitudine, si era recato di buon mattino al palazzo del medico Ipione, dove la sua dolce Flesia si era ormai sistemata stabilmente insieme con la sua intera famiglia. Allora Adrino, con il fedele Sigrid, aveva raggiunto il sovrintendente alle carceri e gli aveva ordinato con alquanta prepotenza:

«Presto, Oldrisio, poni immediatamente al comando del mio Sigrid molti soldati, poiché bisogna procedere all'arresto di un furfante. Poco fa, sono stato derubato da un pericoloso ladro e il mio braccio destro conosce il posto esatto dove scovarlo. Dunque, se non vuoi che la frusta del principe Verricio schiocchi ancora una volta sulla tua groppa, sbrìgati a eseguire il mio ordine! Inoltre, mio caro rubapane, cerca di non lesinare sul numero dei gendarmi da mettere a disposizione del mio uomo, siccome voglio essere certo che il ladro non vi sfugga, ma venga invece catturato!»

L'ordine del nobile Adrino, essendogli stato impartito in una cornice d'ingiurie pesanti, aveva provocato nel sovrintendente un afflusso di sangue alla testa. Egli, perciò, avrebbe voluto conciarlo chissà come, considerata la furia che avvertiva dentro di sé in quel momento! Ma poi, consapevole che non ce l'avrebbe spuntata contro il nobile, essendo egli il nipote del Sommo dei Sacerdoti e l'amico del principe Verricio, aveva tenuto a freno il suo sdegno. Quando infine era ritornato a essere calmo, dopo aver fatto uno sforzo inverosimile per diventarlo, gli aveva risposto pacatamente:

«Se è vero che a noi spetta tutelare l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini, è altrettanto vero che nessuno di loro può imporcelo con la prepotenza, ossia come stai facendo tu adesso. Inoltre, voglio farti presente che, quella volta che il principe Verricio si azzardò a frustarmi impunemente, entrambi riusciste a spuntarla, soltanto perché il principe Godian si trovava assente da Actina. La sua lontananza dalla nostra città facilitò all'illustre tuo zio Chione il compito di convincere il re Nortano a lasciar perdere, visto che era implicato pure il suo secondogenito. Ma non so come voi due ve la sareste cavata, se in quella circostanza si fosse trovato a corte il principe ereditario, il quale impersona la vera giustizia e neppure il padre osa opporglisi!»

«Allora vuoi dirmelo tu, Oldrisio, in che modo ce la saremmo cavata il mio amico principe e io? Sono desideroso di apprenderlo da te, che dimostri di sapere tutto!»

«Certamente, non bene! Oggi tu osi minacciarmi di ripetere lo stesso gesto di allora, mentre è a corte il principe Godian. Ebbene, vediamo se ne hai il coraggio e se la tua presunzione si azzarderà a sfidare l’integerrimo erede al trono. Egli sì che è la personificazione della giustizia e non la farebbe passare liscia neanche al fratello, a costo di mettersi contro suo padre! Quando ritiene giusto un suo provvedimento, nessuno riesce a dissuaderlo da esso. Neanche il padre re Nortano oserebbe mettergli piede davanti! Naturalmente, perché egli è al corrente del suo alto senso di giustizia!»

«Adesso basta con le tue inutili chiacchiere, sciacallo!» lo aveva interrotto il protervo Adrino «Bada soltanto a mettere a disposizione del mio Sigrid un nutrito drappello di soldati, visto che è ciò che pretendo da te in questo speciale momento!»

«Per la cattura di un solo uomo, a mio giudizio, una decina di gendarmi sono più che bastevoli.» gli aveva fatto presente Oldrisio «Forse essi costituiscono già un numero esagerato! Comunque, facciamo finta che i ladri siano due, per cui essi si possono giustificare benissimo! Ma non sono disposto a cederne neppure uno di più!»

«Invece ne metterai a disposizione del mio Sigrid almeno cinquanta, considerata l'alta pericolosità del delinquente. Egli deve essere arrestato a qualsiasi costo!» si era opposto energicamente il nobile Adrino, mentre mostrava due occhi che quasi gli uscivano dalle orbite, senza però riuscire a intimorire in qualche modo Oldrisio.

«A mio avviso, dieci soldati sono già troppi per arrestare un solo delinquente, per cui mi rifiuto di metterne altri quaranta a disposizione del tuo uomo. Prendere o lasciare, come si suol dire in gergo!» aveva insistito il sovrintendente alle carceri.

A quel punto, il nipote del Sommo dei Sacerdoti, prendendosela a male, era divenuto abbastanza furioso. Dopo, guardandolo biecamente, si era messo a urlargli:

«Dimmi, fannullone: Vuoi che mi rivolga al mio amico, il principe Verricio, per ottenere ciò che pretendo da te? Desideri davvero che egli ti faccia passare ancora un altro brutto quarto d'ora, come allora? Perciò smettila di scocciarmi con le tue sciocche considerazioni ed esegui immediatamente quello che ti ho ordinato!»

Le nuove parole di minaccia del suo peggior nemico avevano persuaso l'impaurito Oldrisio ad accondiscendere malvolentieri alla sua richiesta, anche perché assolutamente non se la sentiva di sfidarlo. Così, una volta ottenuto quanto aveva chiesto al soprintendente Oldrisio, il nobile Adrino aveva abbandonato le carceri, all'esterno delle quali si era anche separato dal suo uomo fidato. Ma prima gli aveva raccomandato di fargli sapere al più presto a casa il risultato dell'avvenuta retata nel palazzo del medico da parte dei gendarmi e il conseguente arresto del fidanzato della ragazza.

Quanto al buon Oldrisio, dopo aver raggiunto il suo ufficio e si era ritrovato tutto solo, egli appariva con un animo inquieto, poiché in lui si agitava molta pena. Il nuovo maltrattamento, che egli aveva dovuto subire da parte del nipote del Sommo dei Sacerdoti davanti ad alcuni suoi subalterni, gli aveva portato via la pace interiore, siccome esso lo aveva fatto sentire un'autentica nullità. Perciò il poveretto adesso si andava domandando se era giusto che un persona della sua posizione, soltanto perché non era un aristocratico, dovesse essere umiliato in quella maniera da un abietto patrizio. Certamente, no! Perciò egli aveva deciso di non lasciar più correre e di reagire a quel sadico e abominevole essere che gli era causa di continue intossicazioni da crepacuore. Senza meno, questa volta, egli ne avrebbe parlato con il principe ereditario Godian. Egli sarebbe stato felicissimo di rendergli giustizia, dando così una pubblica strigliata al prepotente Adrino e costringendolo a non importunarlo più!


Nel frattempo il principe Godian aveva raggiunto il medico, poiché costui poco prima aveva chiesto di lui alla sua ragazza, avendo bisogno di fargli una sua proposta. Ma prima egli si era trattenuto un'oretta insieme con l’amata Flesia. Durante la quale si era dato ad amoreggiare con lei, poiché essi erano abituati a esprimersi in quel modo a ogni loro incontro, avvertendolo entrambi come una loro intima esigenza. Quando poi si era presentato il padrone di casa, costui, dopo averlo accolto cordialmente com'era abituato a fare, senza sprecare tempo, aveva iniziato a dirgli:

«Ti avevo cercato, mio valoroso Peg, per chiederti se mi permettevi di assumerti al mio servizio. A ogni modo, visto che sei qui e conosci pure il motivo per cui andavo in cerca di te, quale risposta mi sai dare al riguardo? Sappi che, per il tuo servizio, sono disposto a pagarti qualunque somma che vorrai chiedermi, per cui la lascio decidere a te. La mia casa ha bisogno di una persona onesta quale tu sei, la quale, nello stesso tempo, sia anche un indubbio esperto d'armi del tuo valore. Io sto cercando proprio un uomo che abbia le tue medesime referenze, dovendo egli proteggere la mia famiglia giorno e notte da visite di malintenzionati. Solamente tu possiedi quei requisiti che non potrebbero mai deludere le mie aspettative. Come sai, anche la tua Flesia e i suoi familiari sarebbero lietissimi, se tu accettassi la mia proposta!»

«Non dubito, mio nobile Ipione, che sia la mia ragazza che la sua famiglia proverebbero un sacco di contentezza ad avermi qui insieme con loro, giorno e notte. Ma non posso assolutamente accettare. Non ti risulta che io già sia qui per l'intera giornata, senza pretendere alcun salario? Quindi, dovresti essere molto soddisfatto, se ti servo lo stesso per buona parte del giorno, senza ricevere in cambio alcun salario!»

Era stato a quel punto che si era fatto avanti uno degli uomini che erano di vigilanza al portone d'ingresso. Egli era venuto ad annunciare al medico che una cinquantina di soldati del re Nortano chiedevano insistentemente di accedere all'interno del suo edificio e si faceva fatica a trattenerli. A quell'annuncio imprevisto, il principe Godian e il nobile Ipione non avevano avuto nemmeno il tempo di domandarsi di che cosa potesse trattarsi, quando avevano udito alcune voci che provenivano dal piano terraneo. Esse andavano ordinando a tutti di uscire dagli alloggi e di radunarsi celermente in mezzo al cortile del palazzo, se non volevano essere condotti in arresto. Allora, in seguito al chiasso provocato dai gendarmi, il medico e il principe, senza perdere tempo, avevano lasciato la sala di ricevimento ed erano accorsi giù. Entrambi intendevano rendersi conto di ciò che in realtà stava succedendo ai piani inferiori.

Una volta a pianterreno del palazzo, essi avevano trovato tutti quanti gli altri già ammassati al centro del cortile. Dove gli stessi si andavano chiedendo increduli e trepidanti che cosa significasse quel loro forzato raduno, a cui li avevano obbligati i soldati con modi sgarbati. Quelli che ne avevano tremato di più erano stati Flesia e i suoi familiari, avendo riconosciuto in chi disponeva dei soldati il loro persecutore di sempre. Secondo loro, il malvagio di sicuro era venuto a far del male al loro Peg! Pure il principe Godian lo aveva riconosciuto all'istante; ma egli, al contrario, ne aveva gioito a non finire. Finalmente quel verme si era rifatto vivo! Finalmente era caduto nella trappola da lui stesso disposta! Finalmente gli avrebbe fatto pagare tutto il male che aveva arrecato alla sua Flesia! Prima, però, egli gli avrebbe fatto sputare il nome del suo infame padrone, il quale si stava dimostrando un verme più lurido di lui!

Ipione, invece, si era presentato ai gendarmi con un umore alquanto diverso. Nel vederli operare un accerchiamento, aveva fatto subito le sue rimostranze e aveva chiesto agli uomini di Oldrisio spiegazioni di quella loro violazione di domicilio. Ma non gli era stata data alcuna risposta da nessuno; anzi, era stato fatto parlare e minacciare invano, quasi fosse stato un cittadino senza alcuna autorevolezza. Quando infine i soldati avevano terminato di assumere le loro posizioni di accerchiamento, chi li guidava, indicando senza errori il principe con l'indice destro, aveva gridato:

«Ecco il vostro uomo! Egli è quello che si trova alla sinistra del medico! È lui che ha derubato il mio nobile padrone Adrino! Presto, dategli addosso e arrestatelo!»

Ma il nobile Ipione non era stato d’accordo con quell’ordine, essendo convinto che si era trattato di una svista bella e buona. Perciò aveva cercato di opporsi ai soldati.

«Fermi dove siete, gendarmi!» era intervenuto a minacciarli «Prima voglio sapere che tipo di colpa gli si addebita, per meritarsi l'arresto da parte vostra. Riferitemi, quindi, quale reato siete venuti a contestargli, prima di arrestarlo! Badate che ho la mia grande influenza a corte, presso il re Nortano! Ma questo voi già lo sapete, senza che ve lo faccia presente io. Perciò un vostro abuso di potere, nei suoi confronti, ve lo farei pagare così salatamente, che neppure immaginate! Vi rammento che già c'è stato da parte vostra un abuso, nel violare la mia proprietà senza un regolare permesso del principe Godian, il quale è la persona preposta alla giustizia in Actina!»

La minaccia del medico di corte aveva trattenuto i soldati dall'agire come stavano facendo. Conoscendo la sua indiscussa notorietà e la sua amicizia con il loro superiore, avevano paura di recargli qualche torto ingiustificato. Ma, nello stesso tempo, essi fissavano con i loro sguardi Sigrid. Costui, da parte sua, adesso aveva ripreso a parlare, dandosi a rispondere con la solita prepotenza insolente al padrone di casa:

«Egli è un ladro! Stamani ha derubato il mio padrone, il nobilissimo Adrino. Tu, invece, medico da strapazzo, prepàrati a rendere conto al re Nortano della tua sporca abitudine di prendere a tuo servizio ladri e delinquenti. Voglio vedere come farai a cavartela, quando il mio illustre padrone ti dipingerà a corte, quale veramente tu sei. Sono certo che tra non molto ci saranno molti guai anche per te, esattamente quando si saprà che razza di gente assumi al tuo servizio, con referenze molto negative!»

Le parole del mentitore Sigrid avevano raffreddato un po' il medico Ipione, rendendo più debole la sua reazione. Egli, non sapendo che pesci pigliare di fronte a quella accusa così ignominiosa, si era rivolto a Godian, il quale per lui era solamente l'intrepido Peg e il fidanzato di Flesia, pregandolo di chiarire la sua posizione:

«Diglielo anche tu, mio buon amico, che quanto egli sostiene nei tuoi confronti è completamente falso! Deve esserci di sicuro un complotto contro di te, se si continua a perseguitarti, unicamente perché difendi la tua ragazza a spada tratta da chi vorrebbe rapirla e abusare di lei, contravvenendo alla legge! Anzi, adesso finalmente sappiamo anche di quale sporco nobile si tratta! Ma egli non se la caverà così!»

«Certo che è falso, nobile Ipione! La sua è una spudorata menzogna. Egli, infatti, è l’uomo che ha tentato di rapire diverse volte la mia Flesia, rendendole la vita tribolata sotto diversi aspetti! Comunque, ti prometto che da oggi il delinquente, insieme con il suo padrone, smetterà di farle del male, poiché non ne avrà più la possibilità!»

«Adesso capisco il suo gioco, Peg. Egli è alle dipendenze del nostro comune nemico, il quale sta cercando ciò che ha desiderato in questi giorni, cioè riuscire a prendere due piccioni con una fava. Invece noi, per come si sono messe le cose, non possiamo più accusare l'ignobile Adrino di tentato rapimento, siccome nessuno crederà alla nostra parola. Anzi, si convinceranno che la nostra intenzione è quella di diffamarlo con l'unico scopo di evitare a te la galera e a me la cattiva reputazione, per averti assunto al mio servizio. Non è giusto, però, che la vicenda prenda alla fine questa piega erronea, la quale non è affatto conforme alla verità e alla giustizia!»

«Invece non abbiamo nulla da temere, mio nobile Ipione.» Godian aveva tentato di rassicurare l'abbattuto medico «Il pestifero Adrino ignora che uno dei piccioni non è cibo per i suoi denti. Esso lo farà crepare, nel momento stesso che deciderà di assestargli il primo morso. Ecco come la vedo io, in questa turpe vicenda, la quale finalmente sta per giungere alla fase conclusiva! Ti garantisco che sarà proprio così!»

«In verità, Peg, non ho capito a che cosa ti sei voluto riferire, quando hai parlato di un piccione che gli risulterà sgradito. Mi dici chi di noi due esso sarebbe? Per come si sono messe le cose, se io prima potevo rappresentare per lui il piccione dannoso, adesso non mi sarà più permesso di reagire in qualche modo contro quel porco, al fine di aiutarti! Non hai forse compreso che non potrò più prendere le tue difese?»

«Aspetta e vedrai, illustre medico!» gli aveva risposto il giovane «Tra poco farò intervenire il mio amico Oldrisio, il quale è il sovrintendente alla carceri. Così gli farò arrestare il mio falso calunniatore che è davanti a noi. Vedrai come egli accorrerà senza indugio a casa tua, quando lo manderò a chiamare perché giustizia sia fatta!»

«Per amore del cielo, Peg, non tirare in ballo pure il sovrintendente alle carceri! Sappi che egli non potrebbe nulla contro il nostro comune nemico! Anzi, sono sicuro che lo metteresti soltanto nei guai, dal momento che anch'egli è molto antipatico al nobile Adrino e al suo amico principe Verricio! Perciò astieniti dal tirarlo in ballo!»

Ma prima che il medico terminasse di scongiurarlo perché non implicasse anche il buon Oldrisio in quella faccenda, per non danneggiare la sua carriera, Godian aveva già iniziato a svelare ai gendarmi, i quali avevano acconsentito che egli parlasse:

«Non sapete, guardie carcerarie, che io sono un intimo amico del vostro superiore Oldrisio? Dovete sapere che sono il suo carissimo amico Peg. Un giorno egli mi disse che, se qualcuno dei gendarmi alle sue dipendenze si fosse azzardato a mettermi anche un solo dito addosso, avrebbe dovuto fare i conti con lui. Io non vi obbligo a credermi sulla parola, dato che chiunque potrebbe vantarsi di essere amico del sovrintendente alle carceri di Actina. Ma, con il solo scopo di tranquillizzarvi, voglio darvi delle prove concrete. Perciò vi prego di controllare immediatamente se le mie affermazioni sono veritiere. Anzi, vi sarei grato, se lo faceste intervenire qui di persona, prima di arrestarmi e di mettervi nei guai! Allora me lo fate questo favore che v'impedirebbe anche di aggravare la vostra posizione? Se fossi in voi, verificherei!»

La proposta di Godian era stata accettata, oltre che dai gendarmi titubanti, perfino dal malizioso Sigrid. Quest'ultimo, però, l'aveva accolta per un fine prettamente perfido, siccome egli mirava a coinvolgere anche il buon Oldrisio nel loro pantano d’intrighi, pur di vederlo esonerato dalla sua alta carica. In questo modo, a suo giudizio, con una sola fava si sarebbero potuti prendere non due piccioni, ma addirittura tre! Allora il soldato, che aveva avuto l’incarico da Sigrid di andare a chiamare il sovrintendente alle carceri con grande celerità, era partito di corsa alla volta dei reparti carcerari. In quel luogo, infatti, avrebbe dovuto invitare il suo superiore a intervenire presso la casa del nobile medico, dovendo egli identificarvi il suo grandissimo amico. Così, dopo essere giunto nei reparti carcerari, in seguito a una galoppata di un quarto d'ora, il gendarme incaricato con affanno si era dato a riferire al suo comandante:

«Illustre Oldrisio, sei atteso con urgenza alla casa del nobile Ipione, dove c'è bisogno della tua presenza. Devi sapere che il ladro, il quale aveva derubato il nobile Adrino, essendo al servizio dell'illustre medico di corte, si è rifugiato presso la sua casa. A Sigrid è bastato un colpo d'occhio per identificarlo all’istante tra gl'inservienti del nobile Ipione, senza avere il minimo dubbio! Allora cosa intendi fare in merito?»

«Con quale autorizzazione, Siorp, siete entrati nel palazzo del nobile Ipione?! Ma siete forse impazziti, per arrivare a fare una cosa del genere?! Preparatevi, dunque, a rispondere della violazione di domicilio! Come avete fatto a dimenticare che il preclaro medico appartiene alle alte sfere di Actina e vanta prestigiose amicizie, quali il principe ereditario Godian e lo stesso nostro sovrano Nortano? E poi non credo nel modo più assoluto che dei ladri possano frequentare la casa dell'illustre patrizio! Gli uomini, i quali vi prestano servizio, percepiscono già una paga molto profumata, per avvertire anche l'esigenza di darsi al latrocinio nelle loro ore libere! In questa vicenda, qualcuno ha preso un grosso abbaglio oppure cerca di pescare nel torbido!»

«Noi non volevamo entrare nella casa del nobile Ipione, illustre Oldrisio, senza avere prima la sua autorizzazione. Invece Sigrid, garantendoci che si sarebbe presa lui tutta la responsabilità dell'illegale irruzione, ha voluto a ogni costo forzarci la mano. Alla fine ci ha fatto pressione perché invadessimo il palazzo del medico contro la nostra volontà. Oramai la violazione c'è stata e non possiamo più farci niente!»

«Se le cose stanno come hai detto, in seguito si accerteranno senz'altro le responsabilità di questa invasione fuorilegge! Ma ora, Siorp, vuoi dirmi cosa vi ha impedito di procedere all'arresto del ladro e perché non lo avete anche tradotto nelle carceri, dopo l'avvenuto suo riconoscimento? Non capisco appunto questo mancato arresto!»

«Perché c'è stato un contrattempo imprevisto, illustre Oldrisio. L'accusato afferma di essere un tuo intimo amico e vuole che tu corra lì a garantire per lui, a discolparlo e a toglierlo dai guai nei quali si vuole farlo trovare. Io sono stato mandato apposta a fartelo sapere, prima di procedere al suo arresto! Perciò come dobbiamo regolarci?»

«La tua notizia non poteva risultarmi peggiore, Siorp! Secondo la quale, io sarei diventato addirittura anche amico di ladri! Ci voleva anche questo a fare ingrassare di più, a mie spese, quel porco di Adrino! A meno che non si tratti di un vero e proprio complotto contro di me, da parte sua! Ma prima egli dovrà dimostrarlo con i fatti!»

Dopo una breve riflessione che non lo aveva di certo rallegrato, il sovrintendente alle carceri aveva voluto approfondire ulteriormente la vicenda, la quale lo stava coinvolgendo suo malgrado. Perciò egli aveva domandato al suo subalterno:

«Siorp, come l'ha presa Sigrid, dopo che il ladro si è dichiarato mio amico? Non si è opposto alla vostra decisione di volermi avvertire, prima di condurlo nelle carceri?»

«Egli non si è opposto per niente, illustre Oldrisio! L’uomo del nobile Adrino all'inizio si è mostrato soltanto poco interessato alla cosa. In seguito, invece, non si sa per quale motivo, ha cambiato idea e ha insistito che venissi a chiamarti a tutti i costi. Perciò eccomi qui da te a invitarti a casa del medico, dietro sua imposizione!»

Una volta ricevuta la risposta dal suo soldato, Oldrisio si era messo a pensare tra sé: "Adesso inizio a comprendere il loro gioco! Quelle sordide canaglie desiderano proprio rovinarmi completamente; vogliono dare a intendere a tutti che me la faccio con i ladri e li proteggo!" Ma poi egli, non sapendo in che modo sbrogliare quella matassa intricata, per puro caso gli era uscita dalla bocca la seguente domanda:

«Siorp, il sedicente mio amico vi ha riferito almeno il suo nome oppure no?»

«Certo che ce lo ha detto, mio illustre superiore! Se non ho sentito male, il suo nome deve essere Peg. È vero che lo conosci, come lui afferma con insistenza?»

Quel nome all'istante aveva fatto illuminare il volto di Oldrisio di una gioia grandissima. Perciò, dopo essere ritornato a rianimarsi del tutto, egli gli aveva risposto:

«Oh, certo che lo conosco! Peg è un mio carissimo amico! Guai a chi oserà toccarlo e fargli del male! Benedetto sia il dio Matarum, il quale mi offre finalmente l'opportunità di riprendermi la rivincita! Sciocco, non sai chi voleva farvi arrestare Sigrid? Te lo dico io, se non lo sai! Egli intendeva farvi incarcerare addirittura il principe Godian, l’erede al trono di Actina! Io non vorrei trovarmi nei panni di quelli che lo hanno tacciato di ladro. Ma i maledetti se la meritano una punizione esemplare da lui! Avanti, corriamo alla casa del nobile Ipione a fare giustizia e a punire il vero colpevole!»

Prima di andare avanti nel nostro avvincente ed elettrizzante episodio, bisogna venire a conoscenza che Godian, fin da quando era adolescente, era stato cresciuto dal buon Oldrisio. Costui, soltanto quando erano da soli, era abituato a chiamarlo Peg. Si trattava dell'acronimo formato dalle lettere iniziali delle seguenti tre parole: principe ereditario Godian. Inoltre, il suo significato era noto unicamente al suo coniatore, che era Oldrisio, e alla persona per la quale era stato appositamente coniato.

Una volta raggiunto il palazzo del medico di corte, il sovrintendente alle carceri, dopo esservi entrato, si era avvicinato ai suoi soldati che accerchiavano Godian, il medico Ipione e tutti gli altri che vi abitavano. Dopo aver dato un‘occhiata accurata al gruppo delle persone circondate dai suoi uomini, egli, mostrando una certa flemma e scrutandolo con un sogghigno, si era rivolto a Sigrid e gli aveva domandato:

«Dunque, chi sarebbe il ladro che avrebbe derubato il tuo nobile padrone? Per favore, Sigrid, me lo vuoi indicare senza errore? A scanso di equivoci, ti raccomando di essere molto preciso nell'indicarmelo con l'indice della tua mano. Ti raccomando!»

«È quel ladro del tuo compare, amico!» gli aveva risposto l'uomo di Adrino, manifestando una certa supponenza. «E non tentare di convincerci che non lo conosci per niente, poiché qui nessuno ci crederà, per avercelo affermato lui stesso. Anzi, è stata la sua affermazione a invitarti qui, affinché tu possa udirla con le tue orecchie!»

«Non ho capito bene chi sarebbe di preciso il ladro mio amico. Ti spieghi meglio nel dirci chi è?» il ringalluzzito Oldrisio lo aveva invitato di nuovo a indicarglielo.

Alla nuova domanda di Oldrisio, l'uomo di Adrino allora, mostrandosi esageratamente tronfio, gli aveva indicato con l'indice destro il principe Godian, il quale in quel momento si trovava accanto al medico Ipione. Dopo egli gli aveva confermato:

«È lui, pelandrone, che non sei altro! Neghi forse che quel briccone sia tuo intimo amico? Sappi che tutti i presenti lo hanno sentito dichiarare la sua grande amicizia con te! Egli, considerandoti un personaggio autorevole, ha insistito che ti mandassimo a chiamare, per essere tolto dalle grane dalla tua autorevolezza! Non puoi negarlo!»

«Oh, certo che si tratta del mio amico carissimo! Non sai, Sigrid, che i veri amici non si dimenticano mai? Anzi, si difendono sempre, se lo vuoi sapere, specialmente se vengono a trovarsi nei guai! Perciò quelli che lo hanno accusato di latrocinio con falsità adesso si preparino a pagarmela cara! Giuro che non farò sconti a nessuno!»

Rivolgendosi poi ai suoi soldati e indicando loro Sigrid, con sua immensa soddisfazione, si era affrettato a ordinare: "Presto, gendarmi, arrestate immediatamente quell’esecrabile essere e traetevelo nelle carceri. Una volta in quel luogo, sbattetelo in una cella frequentata soltanto da scarafaggi e da ragni, poiché nessuno più di lui se lo merita, per le sue ingenti prevaricazioni! Adesso andate, senza alcun indugio!»

I gendarmi, per niente meravigliati nel ricevere quell'ordine dal loro superiore, siccome il loro commilitone Siorp li aveva già informati sull'identità dell'accusato, si erano mostrati abbastanza solleciti nell’assalire Sigrid, legandogli le mani dietro la schiena. Dopo, nel frattempo che essi se lo trascinavano via con la forza, il loro sovrintendente, con manifesta spavalderia, aveva continuato a dire a tutti loro:

«Quel verme addirittura voleva farvi imprigionare la persona più illustre di Actina, dopo il re Nortano, ossia il principe ereditario Godian! Ma, da oggi in avanti, egli e il suo padrone smetteranno di maltrattare me e altre loro vittime innocenti da loro perseguitate! Ve lo posso garantire io che così sarà senza meno, da oggi in avanti!»

Subito dopo che i suoi soldati si erano portati via l'uomo di Adrino, il sovrintendente alle carceri, in preda alla massima gioia, si era avvicinato al principe Godian e lo aveva abbracciato molto emozionato. Poco dopo, mostrandosi con gli occhi incredibilmente colmi di giubilo, lo si vedeva palesemente, egli gli aveva domandato:

«Desideri qualcos'altro, mio illustre principe? Non sai come sarei felice, se tu mi ordinassi un certo lavoretto! Ne sarei davvero felicissimo! Così ci libereremmo anche di un altro schifoso scarafaggio, il quale è indegno di vivere nella società delle persone perbene! Che ne dici? Posso procedere in tal senso, con il tuo favorevole consenso?»

«Allora sia, Oldrisio! Prendi con te cento soldati e affréttati ad arrestare l'ignobile Adrino, provato oppressore di molti innocenti. Dopo che lo avrai tratto in cella, ti raccomando di non lasciarlo uscire per nessuna ragione. Da questo momento, ubbidirai solo ai miei ordini e ti opporrai a quanti tenteranno di fartelo scarcerare. Ti prego di avvisare anche mio padre degli ordini che ti ho appena impartiti. Per ultima cosa, ti chiedo di tenere segreto l'arresto di Sigrid. A quanti ti chiederanno di lui risponderai che egli è rimasto ucciso dalla reazione del delinquente che voleva fare arrestare. A questo punto, puoi congedarti, mio buon amico Oldrisio, invitandoti a fare un buon lavoro nei confronti della persona che conosci, la quale non merita alcuna pietà!»

«Non temere, mio nobile principe, che ogni cosa sarà eseguita alla perfezione! Con questo incarico, tu mi hai reso l'uomo più felice del mondo, poiché mi dai modo di prendermi una rivalsa su quel lurido verme, che è l'ignobile Adrino. Egli non ha mai smesso di tempestarmi d'insulti vituperosi e lo ha fatto anche stamattina nelle carceri. Perciò te ne sarò infinitamente grato per l'intera mia esistenza! A presto!»

Prima di lasciare la casa del medico, il lieto Oldrisio gli si era rivolto, dicendo:

«A te invece, nobile Ipione, devo fare le mie scuse, per averti raccontato un mucchio di frottole sulla ferita del principe Godian! Comunque, sono sicuro che mi avrai già compreso e scusato, intelligente quale tu sei! Inoltre, soltanto in questa maniera potevamo stanare un sudicio e viscido verme, come è esattamente avvenuto!»

«Non ti preoccupare, mio buon Oldrisio!» gli aveva risposto il medico «Gli affari di stato sono affari di stato! Se mi hai mentito, lo hai fatto unicamente perché ci sei stato costretto dalle circostanze e dalla necessità di tener segreta la doppia identità del principe Godian. Perciò, non solo ti giustifico; ma, non appena puoi, sei anche invitato a casa mia per una bisboccia, la quale ci terrà un po' di tempo insieme!»

Lasciata la casa del nobile Ipione, il soprintendente alle carceri aveva innanzitutto provveduto ad assegnare all'antipatico Sigrid l'angolo più appartato che ci fosse nelle sue carceri. Poco dopo, presi con sé un centinaio di gendarmi, si era condotto alla casa dell’amico del principe Verricio per arrestarlo e tradurlo nelle carceri della città.

Una volta al palazzo del nobile Adrino, Oldrisio aveva chiesto di lui alla sua servitù. Ricevuta conferma della presenza in casa del loro padrone, egli aveva mandato a chiamarlo con urgenza, per importanti comunicazioni da trasmettergli da parte sua. Quando poi il nipote del Sommo dei Sacerdoti era venuto fuori dalla sua abitazione, il nobile immediatamente gli aveva chiesto con la solita aria da strafottente:

«Allora, mio buono a nulla, i tuoi gendarmi ce l’hanno fatta sì o no ad arrestare il bastardo ladro che mi aveva derubato? Oppure devo farti punire dal mio illustre amico con una nuova sfilza di frustate, per non essere essi riusciti a prenderlo? Su, sbrìgati a darmi le notizie che ti ho appena chieste, essere insignificante quale tu sei!»

«Invece non sono spiacente di farti apprendere che il tuo ladro è sfuggito ai miei gendarmi. Prima di scappare e farla franca, egli ha anche ucciso il tuo uomo Sigrid!»

«I tuoi soldati cosa stavano facendo, quei maledetti fannulloni?! Ti garantisco che la farò pagare a te e a quanti hanno partecipato all'operazione nella casa del medico!»

«A dire la verità, i miei soldati non si ricordano di preciso ciò che stavano facendo, mentre il tuo Sigrid veniva assassinato per mano di colui che ti aveva derubato nella mattinata. In compenso, però, rammentano benissimo l'ordine che hanno ricevuto dal nobile principe Godian, poiché esso risulta assai chiaro nella loro mente!»

«Quale sarebbe l'ordine del principe Godian, Oldrisio? E riguardo a chi o a che cosa? Presto, voglio conoscerlo, prima che io perda completamente la pazienza!»

«Quello di eseguire il tuo arresto, schifoso nobiluccio! E ciò essi faranno subito!»

Dopo tali parole, Oldrisio aveva ordinato ai gendarmi che erano al suo comando:

«Arrestatelo e conducetevelo alle carceri, senza perdere tempo! I malavitosi non possono stare liberi all’aria aperta; ma vanno tenuti in ambienti chiusi e putridi!»

I soldati allora in un attimo erano saltati addosso al nobile Adrino e gli avevano legato le mani, senza curarsi dei suoi sbraiti e delle sue minacce che seguitavano a uscire abbondanti dalla sua bocca. Ma, oltre a sbraitare e a minacciare, egli invitava la servitù ad avvertire subito lo zio Chione del torto che gli stava arrecando il principe Godian. Alla fine l'irascibile nobile, intanto che le sue parole restavano inascoltate, era stato trascinato in prigione in fretta e furia. Raggiunte infine le carceri, il sovrintendente Oldrisio si era presa la soddisfazione di esclamare ai suoi subalterni:

«Schiaffatelo nella cella più lercia e ripugnante che ci sia in queste carceri, cioè dove i sozzi vermiciattoli si trovano più a loro agio a condurre la loro esistenza!»


Nel pomeriggio, Oldrisio aveva ricevuto la visita del principe Verricio. Costui, essendo andato a trovare l’amico, era venuto a sapere dai suoi servi che il loro padrone era stato arrestato nella mattinata dai soldati di Oldrisio. A quella notizia, egli all’istante si era infuriato come un ossesso. Dopo si era precipitato alle carceri, dove, come si prevedeva, aveva aggredito con modi iracondi colui che vi sovrintendeva.

«Come hai osato arrestare il mio amico, Oldrisio?!» si era messo a urlargli contro «Chi ti ha autorizzato a farlo, sciacallo della malora?! Ti ordino di scarcerarlo in un attimo, se non vuoi che io perda la pazienza e passi a trattarti come ti meriti! Avanti, fallo condurre immediatamente in mia presenza dai tuoi ignoranti gendarmi!»

Il sovrintendente alle carceri, non lasciandosi minimamente intimidire dalle sue minacce, si era voluto opporre in maniera energica all’ordine del secondogenito del re Nortano. Perciò egli non aveva affatto esitato a rispondergli con queste parole:

«Mi dispiace, principe, ma non posso accontentarti. Devi sapere che l'ordine di arrestare il nobile Adrino è partito dal principe Godian, il quale è l'erede al trono di Actina. Egli mi ha anche raccomandato di non rimetterlo in libertà per nessun motivo, se l'ordine di scarcerazione non fosse provenuto direttamente da lui. Per la quale ragione, ho il sacrosanto dovere di oppormi a quanto adesso mi stai ordinando!»

«Una bella presunzione è stata quella di mio fratello, se fra le persone prive del potere di scarcerare il mio amico ha voluto includere anche mio padre, il quale è il sovrano di Actina! Vedrai la reazione del mio genitore, una volta che verrà a conoscenza di una cosa simile! Sono certo che a mio fratello passerà finalmente la voglia di atteggiarsi da cittadino superiore a lui! Vedrai che sarà proprio come ti ho detto!»

«Invece, se tuo fratello il principe Godian si è espresso in questa maniera, è solo perché il sovrano tuo padre è stato messo al corrente da me personalmente dell'iniziativa del suo primogenito. Egli, avendola ritenuta giusta, all'istante ha voluto avallarla senza obiezione alcuna! Perciò non accusare tuo fratello ingiustamente!»

«Ma io non intendo sottostare all'ordine dato da mio fratello, il quale non è provenuto direttamente da mio padre. Per questo scarcererò con le mie mani il mio amico, il nobile Adrino! E tu non osare intervenire a impedirmelo, se non vuoi passare dei guai molto seri! Sono stato abbastanza chiaro oppure devo ripetertelo?»

«Sei padronissimo di farlo, principe Verricio. Prima, però, dovrai affrontare me e tutti i miei uomini presenti nel carcere, se vuoi raggiungere la cella del nobile Adrino. Sappi che sono pronto a morire, pur di non vedere violato da qualcuno l'ordine che mi ha impartito il principe Godian tuo fratello! Tienilo presente, prima di decidere di fare una pazzia, la quale ti costerebbe molto cara, nonostante tu sia un principe!»

«Anch'io, che sono un ottimo spadaccino, ho la mia scorta personale, la quale è formata da una trentina di soldati. Essi saranno senz’altro disponibili a darmi una mano, nel caso che tra poco si dovesse rivelare indispensabile! Dunque, dovresti aver compreso come stanno realmente le cose, per metterti scioccamente contro di me!»

«Certo che l'ho compreso, principe! Vorrà dire che qui tra poco ci sarà una grande zuffa. Ma ricòrdati che, di fronte all’illustre tuo genitore, il re Nortano, tu sarai l'unico responsabile di uno spargimento di sangue tra i suoi soldati, dal momento che pure quelli che ti scortano gli devono obbedienza, prima che ubbidire alla tua persona!»

«Ma chi ti garantisce che i gendarmi alle tue dipendenze oseranno mettersi contro di me, che sono un principe, e schierarsi al tuo fianco, che sei una nullità? Io ho forti dubbi che essi si metteranno a combattere contro i miei soldati! Perciò esegui il mio ordine senza opporti a esso, prima che sia troppo tardi, se dopo non vorrai pentirti!»

Allora Oldrisio, poiché la situazione non trovava sbocco alcuno e si surriscaldava, si era rivolto ai suoi uomini che avevano assistito al loro battibecco. Volendo così invitarli a fare una scelta e a schierarsi dalla parte di uno di loro, aveva domandato:

«Quanti di voi sono disposti a non fare violare l'ordine del principe ereditario Godian sguainino la loro spada e si preparino a combattere al mio fianco, come farò io!»

Alla richiesta del loro diretto superiore, tutti i soldati che in quel momento erano in servizio ed erano più di duecento, sguainando le loro spade anche loro, si erano uniti al bravo Oldrisio, facendo quadrato intorno a lui. Con il loro atteggiamento, essi avevano convinto il principe Verricio a desistere dal suo tentativo di aggressione e lo avevano obbligato a ricorrere direttamente al re Nortano suo padre. Ma il giusto sovrano di Actina, dopo avere udito le lagnanze del suo secondogenito che lo pregava con tutto sé stesso di ordinare subito la scarcerazione del suo amico Adrino, il quale era il nipote del Sommo dei Sacerdoti, anziché accontentarlo, gli aveva risposto:

«Figlio mio, non posso assolutamente esaudire la tua richiesta, dal momento che il mandato d'arresto è stato spiccato da tuo fratello Godian, il quale, per mio conferimento, in Actina è preposto all'amministrazione della giustizia. Perciò esclusivamente lui può decidere della sorte del tuo amico. Inoltre, egli dovrà ancora farmi pervenire un rapporto dettagliato con i vari capi d’accusa, quelli che lo hanno spinto a incriminarlo e a farlo arrestare. Ma stanne certo che, se il tuo germano maggiore ha ordinato che Adrino venisse incarcerato, vuol dire che egli sa il fatto suo e possiede delle prove inconfutabili che lo inchiodano senz'altro! Inoltre, posso anticiparti che il tuo amico sicuramente l'avrà combinata grossa e che Godian, poiché lo conosco abbastanza bene, non sarà disponibile a perdonargliela, usandogli la sua clemenza.»

«Con la tua autorità, padre, puoi invece piegarlo e farlo ragionare! Ed è proprio ciò che ti chiedo, per favore! Tu non puoi negarmi quanto sono venuto a implorarti!»

«Certo, Verricio, che potrei piegarlo! Ma non me ne avvarrò, non ritenendolo giusto. Già un'altra volta tu e il tuo amico Adrino vi metteste nei guai, esagerando nei confronti dell'onesto Oldrisio. A quel tempo, voi due riusciste a passarla liscia, solo perché tuo fratello era in missione diplomatica presso la città di Dorinda. La qual cosa mi permise di chiudere un occhio a vostro favore. Con lui a corte, invece, in un modo o in un altro, avrei dovuto punirvi senza remissione di colpe! Per questo attendiamo prima il ritorno di tuo fratello Godian e poi si potrà ragionare meglio sul caso. Vedremo così se e in quale misura si potrà venire incontro al nipote del Sommo dei Sacerdoti. Ma per adesso ci tocca soltanto aspettare, non potendosi fare altro!»