CAPITOLO VI

DUELLO TRA IL PRINCIPE GODIAN E SUO FRATELLO VERRICIO

Una sera il nobile Adrino, amico del principe Verricio e nipote del Sommo dei Sacerdoti, dopo essere rincasato, aveva inviato un suo domestico a chiamare con una certa urgenza il suo fedelissimo braccio destro. Egli intendeva averlo presso di sé al più presto, siccome aveva da riferirgli qualcosa che gli stava molto a cuore. Quando infine il suo uomo di fiducia gli si era presentato con la premura da lui pretesa, mostrandosi alquanto soddisfatto, il nobile era stato piuttosto felice di annunciargli:

«Finalmente, Sigrid, sono riuscito a sapere dove si trova la nostra colombella al momento attuale. Ella è stata affidata al medico Ipione, una persona che, come ben sai, non ci è affatto simpatica. Con lui abbiamo ancora dei conti in sospeso, dopo la perdita di uomini che ci ha procurato la rappresaglia fatta effettuare nella sua casa. Anche se allora gli è andata bene, quando meno se lo aspetterà, gli faremo fare la fine del genero Ilso! Adesso, però, voglio avere da te qualche suggerimento, circa la cattura della mia appetibile preda, la quale fino a oggi è sempre riuscita a sfuggirmi.»

«Mio nobile padrone, lo sai anche tu che, se non fossimo stati scalognati, la ragazza sarebbe già nelle tue mani da un bel pezzo. Quella sera il piano fu architettato da me a puntino. Solo che non ci sarebbe voluto l'incontro degli uomini da noi prezzolati con la milizia reale. Per fortuna, da parte nostra non si corse alcun rischio, poiché avevamo preso le debite precauzioni! Ma adesso, riflettendoci bene, vedo che le cose si sono alquanto complicate per noi. Fare irruzione nel palazzo d'Ipione non sarà tanto facile, quanto lo è stato nell'entrare nella casupola della ragazza! Per i nostri uomini, accedere ora all'abitazione del medico di corte risulterà un vero problema. Essa, da quando ha subito l'ultimo attacco dei nostri sgherri inconcludenti, avrà sempre il portone d'ingresso sprangato a dovere! Né sarà facile sfondarlo!»

«Hai ragione, fedele Sigrid! L'impresa ci risulterà più ardua, quando sarà tentata!»

«Non bastando ciò, nobile Adrino,» aveva aggiunto il suo uomo «nell'interno ci sarà anche ad attenderli l'indiavolato spasimante della ragazza, poiché Ipione senz'altro lo avrà assunto al suo servizio. Dovresti vederlo, mio nobile padrone: egli diventa una vera furia sbrigliata, quando maneggia la sua spada! Ti confesso che non ho mai visto nessuno combattere con il suo ardimento! Sono convinto che in Actina non può esserci chi possa batterlo, almeno se ci riferiamo alla gente comune e a quelli che possiamo ritenere suoi pari! Perciò egli per noi rappresenterà un vero problema!»

Scherzando, allora Adrino non si era astenuto dal fare la seguente considerazione:

«Se è come tu dici, Sigrid, allora bisognerà farlo affrontare dal mio amico, il principe Verricio. Così non ci ritroveremo più tra i piedi lo scatenato difensore della ragazza, il quale ci viene sempre a rompere le uova nel paniere! Sono convinto che egli, in quattro e quattr'otto, lo sistemerebbe bene per le feste, senza dargli alcuna possibilità di salvarsi! Il guaio è che non è abitudine del mio illustre amico abbassarsi a duelli del genere. Anche se, a mio modesto parere, gli si potrebbe prospettare lo scontro in modo assai diverso, per cui lo si potrà anche spingerlo ad accettare!»

«Vuoi dirmi in che maniera, mio nobile Adrino? Non hai detto che il tuo autorevole amico non accetterà mai lo scontro materiale con il fidanzato della ragazza, avendo egli una propria reputazione da difendere? Ma poi egli sarebbe in grado di sbarazzarsi senza problemi del nostro uomo guastafeste? Io, se devo esserti sincero, avrei dei forti dubbi circa la sua vittoria sul fidanzato della ragazza che tanto brami possedere!»

«Ma scherzi, Sigrid? Se non lo sai, egli è la seconda lama di Actina, dopo il fratello Godian, che detiene il primato della scherma! Entrambi hanno avuto come maestro il proprio genitore, il quale per tantissimi anni ha avuto lui in detenzione tale primato, dopo averlo tolto all'antipatico medico Ipione. Quanto poi alla mia precedente ipotesi, che ti ho soltanto ventilata, ti conviene ascoltare con attenzione ciò che avrei pensato in merito a essa! Sono persuaso che dopo riscuoterò pure i tuoi apprezzamenti!»

Prima che il nipote del Sommo dei Sacerdoti iniziasse a spiegare ogni cosa al suo uomo fidato, era giunto un suo domestico ad annunciargli la visita dell'amico principe. Allora Adrino si era astenuto dal mettere al corrente il suo Sigrid di quanto aveva in mente di fare, per un semplice motivo. Avendo intenzione di esporlo al diretto interessato, presto anche il suo guardaspalle ne avrebbe appreso i vari dettagli. La qual cosa sarebbe avvenuta, quando li avrebbe esposti all'amico, considerato che una simile circostanza era prevista a momenti. Così, dopo che i due amici si erano incontrati e salutati con grande affetto, era stato il principe Verricio a parlargli per primo.

«Adrino caro,» aveva iniziato a dirgli «puoi raccontarmi cosa ti è capitato di bello, dopo il nostro ultimo incontro che c'è stato una ventina di giorni fa? Non ti nascondo che, da allora, ho sentito moltissimo la tua mancanza! Da parte mia, invece, posso soltanto riferirti pochi fatti, che in verità non vorrei assolutamente ricordare. Il motivo? Essi mi hanno messo ancora di più in cattiva luce agli occhi dei miei genitori!»

«Anch'io, amico mio Verricio, non ho un granché di bello da narrarti, dal momento che quanto avevo in mente di attuare mi è andato disastrosamente storto! Se invece ci fossi riuscito, come mi aspettavo, in quel caso di sicuro avrei avuto da comunicarti delle cose deliziose e massimamente gratificanti per me! Comunque, pazienza!»

«Mi dici, Adrino, che cosa non hai potuto realizzare e perché mai l'affare ti è sfumato? Lo sai, come lo hai sempre saputo, che puoi contare sul mio incondizionato appoggio, tutte le volte che esso ti necessita. Perciò se ti abbisognasse ancora il mio aiuto, sul serio non esiterei a offrirtelo, amico mio! Quindi, ora puoi parlamene.»

«Sono al corrente, Verricio, che la tua disponibilità verso di me è stata sempre totale e continua a esserlo! Solo che non ho potuto e non posso ricorrere a essa, poiché nel mio caso specifico non mi è stato possibile chiedere il tuo soccorso, come non lo posso fare tuttora! Trattandosi di una questione davvero di basso livello, mai oserei ricorrere a te per farmela risolvere. Come non l’ho fatto prima, neppure lo faccio adesso, prevedendo che sarà inutile cercare di coinvolgerti in cose che giammai accetteresti! Perciò, amico mio, mettiamoci una pietra sopra e non se ne parli più!»

«Vuoi spiegarti meglio, Adrino? Per quale motivo mi è vietato aiutarti? Non mi dire che stai tramando contro i miei familiari, poiché soltanto in quel caso non potrei darti il mio sostegno! Naturalmente, sto scherzando, trattandosi di una semplice battuta! Na adesso, se ti va di farlo, puoi tranquillamente parlarmi del problema che ti assilla.»

Allora Adrino si era messo a narrargli tutti i suoi infruttuosi tentativi di rapire la bella Flesia, essendo intervenuto ogni volta a frustrarglieli uno sconosciuto ribaldo, il quale adesso era diventato il suo fidanzato. Egli, dimostrandosi nel maneggio della spada un vero diavolo, in continuazione aveva mandato a monte i numerosi suoi piani. Dopo aver terminato il suo brutto racconto, il nobile Adrino aveva concluso:

«Come puoi renderti conto, mio caro Verricio, tu non puoi aiutarmi in nessun modo. Pur sapendo che riusciresti a battere quel furfante con facilità, è impensabile che tu lo possa affrontare ed eliminare, senza rimetterci la reputazione. Per questo, anche se tu volessi fare un favore al tuo migliore amico, in questa circostanza nel modo più assoluto non ti sarebbe possibile prestarti a esso nelle tue vesti di principe!»

«Hai proprio ragione, Adrino, a pensarla in tal modo. Ma ti confesso che in me si fa avvertire irrinunciabile il desiderio di dare una bella lezione a quella cagnetta, ammazzandole il caro fidanzato! Specialmente, se ripenso alla figuraccia che mi ha fatto fare a corte, davanti a mia madre e alle sue ancelle! In quegli istanti, mi sono sentito un vero verme schifoso, di fronte a tanti sguardi che stavano lì a colpevolizzarmi!»

«Verricio, a parer mio, si potrebbe sempre trovare il modo di ottenere ciò che agogniamo entrambi, senza doverti rovinare per forza la reputazione! Riflettendoci meglio, forse potremmo trovare la soluzione! Così tu avresti la tua agognata vendetta e io finalmente potrei spassarmela con lei a mio piacere! Sei d'accordo con me, a pensarla in questa maniera? Oppure ugualmente non te la senti ancora di provarci?»

«Non ne sono affatto convinto, Adrino. Cimentandomi con lui in prima persona, diffamerei la mia reputazione a ogni costo. Un gran numero di persone assisterebbe senz'altro al mio scontro con quel tipaccio da strada. Ci mancherebbe che mio padre venisse anche a sapere sul mio conto anche un fatto del genere! Egli è già severamente contro di me, a causa delle altre mie non poche porcate, come dice lui!»

«Questo sarebbe senz’altro vero, amico mio Verricio, solo se tu agissi allo scoperto nel batterti con il fidanzato della ragazza. Invece potresti affrontarlo e farlo fuori in incognito! Cioè, dovresti camuffarti in un suo pari, prima di attaccare briga con lui. Così nessuno potrebbe riconoscerti e propalare la notizia in città! Non ti pare?»

«In un certo senso, Adrino, hai proprio ragione. Dopo essermi travestito a dovere, non una persona riuscirebbe a ravvisare in me il principe che sono. Per cui potrei scontrarmi con il bellimbusto dell’altezzosa Flesia, senza dare per niente nell'occhio. Ebbene, sai cosa ti dico, amico mio? Che mi divertirei pure a umiliarlo, come mi detta la testa, prima di assestargli il micidiale colpo al cuore! Io ne sono certissimo!»

«Dunque, Verricio, da quanto ho potuto capire, sei disposto a darmi la mano che mi necessita, adesso che abbiamo trovato il modo per non farti esporre nella vicenda, pur prendendovi parte attiva! Allora posso ritenerlo affare fatto, mio generoso amico? Oppure ho solamente frainteso il tuo parlare? T'invito a parlami chiaramente!»

«Mi hai compreso benissimo, Adrino! Perciò ti dico di sì, dal momento che è stato escogitato il giusto espediente che mi farà evitare di mettermi in mostra e di compromettermi! Perciò ti comunico espressamente che puoi ritenere la mia risposta affermativa al cento per cento. La tua richiesta, quindi, viene senz'altro accolta!»

Dopo che Verricio aveva manifestato l'intenzione di farsi coinvolgere nell'illecita azione dell'amico, servendosi anche dei preziosi suggerimenti di Sigrid, i due amici si erano dati a mettere a punto un piano adeguato. Esso doveva prevedere, dettagliatamente, come sarebbero dovute procedere le loro azioni in quella vicenda. Alla fine avevano convenuto che il principe, dopo essersi truccato da autentico cialtrone, ricorrendo al mascheramento delle proprie sembianze, sarebbe dovuto andare insieme con Sigrid nei pressi del palazzo del medico Ipione. Dopo essersi appostati in quel luogo, essi avrebbero atteso che ne fosse uscito il fidanzato di Flesia. Una volta poi che si fosse verificato l’evento auspicato, essi avrebbero dovuto seguirlo. Così, non appena si fossero presentati sia il luogo adatto che l'occasione buona, con un pretesto qualsiasi, Sigrid lo avrebbe spinto a ingaggiare un duello con il principe. Quest'ultimo, a sua volta, avrebbe dovuto figurare un comune scagnozzo muto alle sue dipendenze.


Il mattino seguente, Sigrid e il principe Verricio, dopo che quest'ultimo aveva portato a termine il suo travestimento a modo in casa dell'amico, si erano avviati verso il palazzo dell'insigne medico. Così, pervenuti nelle sue adiacenze, si erano appartati in un luogo che era poco in vista. Di lì poi avevano atteso al varco il loro uomo. Anche Sigrid era ricorso al camuffamento del proprio viso per non farsi riconoscere dal nobile Ipione, se per caso si fosse trovato pure lui presente. Infatti, mentre muovevano la loro azione punitiva contro il suo protetto, egli non doveva farsi riconoscere da nessuno. Comunque, solamente nella tarda mattinata, Godian e Ipione erano stati visti uscire dal palazzo insieme. In groppa ai loro cavalli, essi avevano intrapreso la via che conduceva al centro di Actina. Allora, senza perdere tempo, il principe Verricio e Sigrid si erano gettati al loro inseguimento, tentando di raggiungerli a ogni costo. Il loro raggiungimento c’era stato, quando essi non avevano neppure fatto la metà della strada che stavano percorrendo in quel momento. A quel punto, dopo averli tallonati per una decina di metri, Sigrid aveva iniziato a gridare offensivamente a entrambi:

«Vi togliete di mezzo e ci fate passare, bifolchi della malora?! Oppure desiderate che provvediamo noi a costringervi a farlo, travolgendovi con i modi che meritate? Badate che noi non siamo tipi con cui si può scherzare! Sarebbe sufficiente una sola vostra parola fuori posto a farvi ritrovare in guai molto seri! Perciò, luridi pidocchiosi, fateci immediatamente largo, se non volete pentirvi della vostra tediosa lentezza!»

A quel linguaggio tracotante e tagliente, Ipione si era indispettito a non dirsi. Così, dopo aver arrestato la propria bestia, non aveva perso tempo a voltarsi indietro, siccome intendeva rispondergli per le rime. Anche Godian si era affrettato a eseguire le stesse manovre del medico, volendo essere al suo fianco e sostenerlo con tutto sé stesso, nel caso che dal contrasto fosse derivata una inevitabile zuffa. Quando infine i quattro cavalieri si erano ritrovati di fronte, due da una parte e due dall'altra, l'uomo di medicina senza remora aveva stabilito di prendere di petto colui che li aveva insultati con modi villani e volgari. Per questo, rivolgendosi a lui, lo aveva ripigliato:

«Nessuno ti ha mai insegnato le buone maniere, villanzone, che non sei altro? Si vede che pure tuo padre è un poco di buono, se il figlio è cresciuto maleducatamente! Mi verrebbe la voglia d'impartirti una memorabile lezione, per fartela rammentare per tutta la vita! Ma dubito che ne valga la pena, con un individuo della tua specie!»

«Davvero dici, buono a nulla? Allora vediamo se alle parole sai fare seguire i fatti, mio emerito buffone! Comunque, non sono certo che ciò possa avvenire, a giudicarti dalla tua sagoma tragicomica! Invece ho la netta sensazione che tu sia bravo solo a usare la lingua. Se poi hai fegato e vuoi convincermi del contrario, non devi fare altro che scendere da cavallo e adoperarti per dimostrarmelo concretamente con i fatti!»

Dopo che tutti e quattro furono smontati dai loro quadrupedi, il medico non aveva esitato a impugnare la spada. Egli era intenzionato a dare la sua annunciata lezione all’ingiurioso spaccone che un attimo prima si era mostrato offensivo nei riguardi suoi e di quelli del suo accompagnatore. Sigrid, da parte sua, anziché assumere l'atteggiamento di chi si sta preparando a punirlo con la sua spada e a dare inizio al suo combattimento con lui, aveva evitato di farlo, facendo meravigliare moltissimo il medico e Godian. Al contrario, egli gli si era rivolto, mettendosi a dirgli spavaldamente:

«Stai calmo e non avere fretta, compare, perché il duello fra noi due dovrà ancora aspettare! Innanzitutto pretendo da te una dimostrazione che sei davvero alla mia altezza. Solo dopo procederemo al nostro confronto diretto. Me lo potrai dimostrare, unicamente battendo il mio dipendente qui presente, che è muto dalla nascita!»

Nello stesso tempo, egli aveva fatto cenno all'amico del suo padrone, il quale gli stava sulla sinistra, di pensarci lui a mettere fuori combattimento Ipione. Allora il principe Verricio all'istante aveva sguainato la sua spada e aveva attaccato il medico, accendendo così una furibonda tenzone con lui. Quanto a Godian, egli non riusciva ancora a capirci un'acca in tutto ciò che stava succedendo sotto i propri occhi. Si andava solo domandando da dove erano sbucati fuori quei due sconosciuti e se il loro incontro fosse stato veramente accidentale. Anzi, cominciava a dubitarne, considerata la circostanza. Vedendo poi che soltanto uno di quei due malandrini aveva attaccato il suo amico medico, egli si era astenuto dall'intervenire al suo fianco. Secondo lui, Ipione, essendo un'ottima lama, non avrebbe avuto alcuna difficoltà ad avere ragione dell'inesperienza del suo avversario da strapazzo. Ma, se in tale scontro era mancato il suo intervento, non altrettanto si poteva dire della sua vigilanza sul compare dell'avversario del medico. Egli aveva tutta l'aria di sapere il fatto suo, come se la vittoria dovesse arridere immancabilmente all’uomo che aveva presentato come un suo dipendente. Il principe, a ogni modo, senza mai smettere di tenerlo sotto il suo stretto controllo neppure per un istante, vigilava attentamente che non ci fossero sorprese da parte sua. Inoltre, intendeva prevenirlo, qualora egli avesse deciso all’improvviso di dare una mano al suo sgherro o si fosse azzardato a colpire il medico alle spalle, quando meno se l'aspettava. Invece, contro ogni loro previsione, già alle schermaglie preliminari del duello, Ipione e Godian si erano resi conto che lo stile schermistico dello sconosciuto non era affatto di basso livello. Al contrario, li aveva messi al corrente che non tanto facilmente egli si sarebbe fatto battere dall'avversario. Bisognava soltanto vedere fino a che punto egli gli avrebbe dato filo da torcere, evitandogli di avere il sopravvento su di lui. Quando poi il confronto tra i due contendenti si era andato intensificando, mediante attacchi più determinati e intenti a spiazzare il rivale, il medico Ipione aveva iniziato a disperare della vittoria. Lo portavano a quell'amara considerazione due elementi importanti, i quali erano i seguenti: l’ottima scherma del suo antagonista, il quale si stava rivelando più forte del previsto, e la sua età avanzata, non più atta a resistere a lungo. Quest’ultima, inoltre, lo rendeva tardo e impacciato nelle mosse e contromosse che egli si affannava a eseguire.

Anche il principe Godian si era convinto che il medico di corte non navigava affatto con il vento in poppa in tale scontro imprevisto. Perciò, prima che si verificasse l'irreparabile a danno dell'amico, era tentato d'intervenire in suo aiuto e toglierlo così da quella difficile situazione che lasciava prevedere il peggio per lui. Ma si tratteneva dal farlo, poiché temeva di ferire con il proprio intervento l’orgoglio del medico, il quale avrebbe potuto anche disapprovarlo. A ogni modo, quanto più il duello andava avanti, tanto più il giovane principe si andava rendendo conto che il tipo di scherma dell'avversario del medico presentava le caratteristiche tecniche di quella propria. La qual cosa lo stupiva grandemente, fino a fargli dare per sicuro perdente il povero Ipione, se non interveniva lui al più presto a privarlo del serio rischio che stava correndo. Egli, quindi, si era già deciso a rimpiazzare il medico nel combattimento contro il suo avversario, quando lo sconosciuto duellante era riuscito a disarmare Ipione. Nonostante però Sigrid lo incitasse a trafiggere il suo rivale mortalmente con la sua spada che gli rasentava la gola, il vincitore dello scontro aveva fatto segno al suo sconfitto di farsi subito da parte, non avendo egli alcuna intenzione di ucciderlo.

Subito dopo, l'avversario del medico Ipione si era rivolto a Godian. Così, con un atteggiamento provocatorio, lo aveva invitato con vari gesti a farsi avanti, lasciandogli intendere che questa volta toccava a lui ricevere la sonora batosta. Nel modo di fare dello sconosciuto schermitore, tanto l'erede al trono quanto il medico avevano ravvisato qualcosa d’incredibilmente malvagio. Esso non lasciava prevedere alcuna misericordia verso il suo nuovo avversario, da parte dello sfidante, se egli fosse risultato ancora vincitore dal secondo incontro di scherma. Da un attento esame, entrambi si erano convinti che egli mirasse proprio a liquidare l'accompagnatore del medico e non quest'ultimo, il quale per questo era stato da lui risparmiato. A ogni modo, il principe Godian, forte e impavido com'era, non era il tipo da farsi intimidire con facilità da qualcuno. Perciò si era lanciato nel combattimento con foga e con il chiaro proposito di fare svaporare la presunzione a chi aveva umiliato l’amico medico.

Invece Ipione, in qualità di esperto uomo d'armi che era stato e lo era tuttora, quale opinione si stava facendo dentro di sé, in merito al duello che il fidanzato di Flesia aveva appena ingaggiato con il fortissimo sconosciuto? A dire il vero, ne stava quasi tremando, avendo paura che egli sarebbe stato presto battuto e ucciso dal suo rivale, avendo quest'ultimo dimostrato apertamente di avercela proprio con lui. Pur sapendo che Peg aveva già dato prova di essere un valoroso combattente, il medico non se la sentiva ancora di fare un pronostico a favore di lui, prima di vederli entrare nel vivo del combattimento. Dopo avere sperimentato di persona la bravura schermistica del tanto misterioso quanto odioso suo contendente, venendone sorprendentemente sconfitto, egli si sentiva sconsigliato dal farlo. Per questo motivo, fin dall'inizio di quella disputa, la quale oramai si prevedeva all'ultimo sangue, il morale gli era precipitato molto in basso, fino ad abbacchiarlo completamente. Il poveretto si era sentito attanagliare da gelide sensazioni di preoccupazione e di spavento. Soprattutto pensava al dolore che avrebbe provato la sua sventurata Flesia, qualora il suo ragazzo fosse rimasto trafitto e ucciso in quell'incontro dal fortissimo suo rivale!

Lo scontro tra i due fratelli, i quali ignoravano l'identità l'uno dell'altro, dopo una gragnola iniziale di colpi impetuosi che si era avuta da entrambe le parti, si era basato poi su un loro reciproco studio. Specialmente a Verricio il modo di combattere del suo avversario si era rivelato una sorpresa, poiché non si aspettava da lui uno stile di scherma identico a quello proprio. La qual cosa gli aveva fatto ridimensionare sia la presunzione di essere più forte di chi stava affrontando sia la sicurezza di poterlo battere ed eliminare in brevissimo tempo. Ammesso che egli fosse riuscito ad averla vinta con lui! Per la quale ragione, egli aveva assunto verso chi lo stava contrastando nel duello un atteggiamento non più ispirato alla provocazione e al cinismo. Invece lo faceva poggiare sulla prudenza e sul serrato controllo delle varie azioni offensive, che l'ottima scherma dell’uomo da lui sfidato stava mettendo in campo, talvolta più pericolose talaltra un po' meno. All'inizio, anche Godian aveva assunto un atteggiamento meno impulsivo e avventato nei confronti del suo avversario. Considerate la sua pericolosità e la sua evidente intenzione di ammazzarlo come un cane, l’erede al trono di Actina aveva voluto evitare di commettere errori che sarebbero potuti risultargli fatali. Perciò, ricorrendo alla stessa cautela del rivale, egli aveva soppesato i suoi colpi d'assalto e le sue parate. Insomma, era stata sua intenzione saggiare il grado di rischio dei primi e scoprire i punti nevralgici delle seconde, per poi mettere in atto un'offesa opportuna ed efficace. Invece, dopo i pochi minuti assegnati al reciproco studio, dall'una e dall'altra parte si era cominciato a dare il meglio della loro scherma, la quale poteva considerarsi di ottimo livello e professionistica al massimo.

A quel punto, gli assalti di ciascuno erano andati diventando sempre più agguerriti e insidiosi, causando problemi di difesa in chi li subiva, siccome il malcapitato si vedeva quasi ridotto allo sbando dalla loro potenza e dalla loro incisività. Anche la serie di attacchi serrati, i quali facevano diluviare colpi nell'unica direzione voluta, erano venuti a far traballare ogni salda opera difensiva che ognuno di loro poneva in atto con evidente bravura. Nello stesso tempo, però, almeno per il momento, essi facevano registrare una parità di merito, nella loro indiscussa professionalità schermistica, la quale in entrambi risultava di alto valore. Quanto allo sdegno, invece, era Verricio ad avere il primato, poiché era sembrato che egli serbasse nei confronti del suo contendente un odio implacabile, dandoglielo a divedere manifestamente. Godian ne era venuto a conoscenza molto presto, ossia fin dal primo scambio di colpi, anche se non sapeva spiegarsene le ragioni. Per questo se ne guardava bene dal farsi sconfiggere da lui, essendo convinto che l'ostico avversario non gli avrebbe fatto sconti di alcuna sorta. Egli giammai gli avrebbe elargito la sua pietà e lo avrebbe risparmiato, come si era comportato con l’illustre medico di corte, appena una mezzora prima.

Anche il maturo Ipione, da parte sua, fin dall’inizio dello scontro, non aveva fatto fatica a prendere coscienza che lo sconosciuto schermitore era intenzionato a sopprimere a qualunque costo il suo prode Peg. Per questo i suoi intermittenti assalti si stavano dimostrando feroci e brutali, oltre che impietosi e crudeli. Quasi egli si stesse scatenando contro il suo peggior nemico! Ma almeno adesso egli si sentiva più risollevato, vedendo che il ragazzo di Flesia si dimostrava all'altezza della situazione e dava prova di un valore e di un ardimento eccezionali. La sua tenacia combattiva e la sua gagliarda animosità stavano facendo sciogliere e scomparire nel suo animo ogni senso di ambascia. La quale, nemmeno un quarto d’ora prima, si era insediata dentro di lui con una palese preponderanza. Soprattutto essa lo aveva azzannato con un angosciante e oppressivo apporto di apprensione e di scoramento totale!

Alla fine Godian aveva raddoppiato i suoi sforzi e la sua foga bellicosa, somigliando quasi a un demone infuriato. Allora lo si era scorto irrompente e travolgente, come le acque rovinose di un torrente in piena, divenendo per il suo rivale qualcosa d'insostenibile e d'incontrastabile. Per cui a nulla era valsa ogni difesa che gli andava opponendo il suo sfidante, quantunque essa si presentasse solida e refrattaria ai colpi più possenti. Alla fine era stato proprio mentre dava sfogo alla sua furia incontrollabile, che egli era riuscito a disarmare la parte avversaria, ignorando del tutto che fosse suo fratello. Nel ritrovarsi senza più arma in pugno, Verricio era rimasto di stucco, oltre che confuso e abbastanza deluso. Egli non si attendeva neanche lontanamente di essere privato della propria spada da un avventuriero qualunque. A un tratto, perciò, il principe si era sentito, come se gli fosse crollato il mondo addosso. Anzi, gli era parso che la terra fosse venuta a mancargli sotto i piedi, facendolo rovinare in un baratro senza fondo. Psicologicamente, il secondogenito del re Nortano si mostrava del tutto distrutto e appariva un vero schianto, se non proprio un autentico condannato al capestro. Egli appariva in quel modo, principalmente perché si scorgeva umiliato sotto gli occhi di Sigrid, l'uomo del suo amico, che non lo approvava! La sua presenza gli faceva pesare con maggiore amarezza la sconfitta, dato che egli, con il suo viso torto, sembrava rinfacciargli il suo disprezzo, a causa della sua dimostrata incapacità di sconfiggere l'uomo odiato dall'amico Adrino. Fortunatamente per lui, il principe Verricio aveva trovato nella sua controparte la disponibilità a ricambiare il favore che egli aveva reso al medico Ipione nel suo precedente scontro. Difatti il principe Godian, nelle vesti di Peg, lungi dal pensare di punirlo con la morte, sebbene egli se la meritasse senza meno, aveva voluto assolvere la sua impudenza e la sua tracotanza. Ma non aveva voluto astenersi dal fargli presente il motivo per cui era stato clemente nei suoi confronti in quel combattimento inconcepibile e assurdo.

«Considerato che prima hai graziato il mio padrone,» egli gli aveva fatto osservare «adesso mi sento in dovere di essere altrettanto generoso verso di te. Ma fai attenzione a non capitarmi più tra i piedi, altrimenti mi vedresti riconsiderare il mio odierno atto di clemenza! In quel caso per te sarebbe senz’altro la fine, siccome non mi troveresti più generoso e disposto a graziarti! Mi sono spiegato, emerito villanzone?»

Ascoltate le parole del principe Godian, Verricio e Sigrid avevano badato a lasciare prima possibile quel posto con la coda fra le gambe, affrettandosi poi a raggiungere la casa del nobile Adrino. In quel luogo, possiamo immaginarci i vari commenti che erano derivati dallo scontro che si presentava ancora caldo. Essi avevano riguardato, oltre che la strabiliante scherma del ragazzo di Flesia, soprattutto la sconfitta subita dal principe Verricio. Essa, dunque, aveva lasciato ancora insoluto sul campo il loro arduo problema, il quale era rappresentato dall’irriducibile fidanzato della ragazza.