CAPITOLO IV

IPIONE A CORTE PER CURARVI GODIAN E FLESIA

Era già notte inoltrata, quando il medico Ipione era rincasato. Egli era stato atteso con grande ansia dalle sue due figlie. Le infelici donne erano rimaste proprio sole nella loro casa, dopo che tutti gl'inservienti erano stati trucidati e non c'era stato il tempo di assumerne altri. Esse se l'erano vista brutta e avevano sofferto moltissimo, durante la temporanea assenza del genitore. I sintomi della paura, resi più spettrali dal silenzio e dalla solitudine della sera, erano penetrati terribilmente nelle due poverette, impadronendosi di loro senza alcuna commiserazione. In seguito, però, la presenza del padre le aveva rincuorate, poiché aveva infuso nel loro animo un senso di sicurezza e di grande sollievo. Specialmente in quella terribile circostanza! Più tardi, mentre si cenava, dopo un breve accenno al probabile colpevole dell'uccisione del consorte di Selinda, com’era da prevedersi, il discorso era scivolato sul prode giovane. Lo sconosciuto spadaccino, il quale aveva difeso la loro casa e aveva salvato Zeira, dimostrandosi assai formidabile, era venuto a occupare gran parte della loro conversazione. Parlando di lui, la secondogenita del medico ne era apparsa assai entusiasta e non aveva tenuto celata al padre e alla sorella la sua ammirazione per l'incredibile e misterioso Peg. Perfino il nobile Ipione, aveva voluto manifestare una stima grandissima nei confronti del giovane, la cui fisionomia non gli risultava nuova. Ecco perché egli si stava sforzando con la mente, allo scopo di riuscire a rammentarsi a qualunque costo del suo volto. Il medico di corte cercava di ricordare quella persona di sua conoscenza che aveva una grandissima rassomiglianza con il giovane salvatore della sua Zeira. Infine, euforicamente, egli aveva esclamato alle sue due figliole:

«Ecco: adesso ci sono, figlie mie! Peg è la perfetta copia del principe Godian. Direi che si somiglino come due gocce d'acqua! Tra i due, di differente c'è soltanto il modo di vestire e di ordinarsi. Anche il loro timbro vocale posso affermare che è quasi identico! Se Peg si presentasse a corte con una pettinatura e con degli abiti diversi, tutti i cortigiani lo prenderebbero per il suo gemello! Ne sono sicurissimo, figlie mie!»

Dopo le asserzioni paterne che le avevano dato da pensare parecchio, da parte sua, Zeira aveva cercato di rincarare la dose, azzardando su di lui la seguente ipotesi:

«Padre, mi è permesso congetturare che in passato il nostro sovrano Nortano abbia avuto un’amante nascosta e che dalla sua relazione segreta sia nato un figlio adulterino, nella fattispecie il Peg di Flesia? Voglio vedere che tipo di risposta saprai dare a questa mia domanda, la quale, per la verità, ritengo sia alquanto cattivella!»

«Figlia mia, lo considero un fatto non solo improbabile ma perfino impossibile, conoscendo il nostro re fin dalla sua adolescenza. Egli non è stato mai il tipo di uomo avvezzo a impelagarsi in qualche tresca, considerata la sua integerrima condotta e i suoi sani principi morali! Sono certo che neppure un’autentica venere sarebbe stata capace di sedurlo e di farsi amare da lui! Comunque, Zeira, non è escluso che potrebbe essere stato invece il suo genitore ad avere una simile relazione adulterina!»

Ipione aveva appena espresso il suo giudizio sul re Nortano, il quale era conseguito a quello fisionomico dato al fidanzato di Flesia, quando uno dei suoi due uomini che erano rimasti al suo servizio, chiedendo scusa per la sua inopportuna presenza, si era presentato ai tre membri della famiglia. Egli era venuto ad annunciare al padrone di casa che il sovrintendente alle carceri di Actina, ossia Oldrisio, insisteva a essere ricevuto da lui con una certa urgenza. A quella notizia, allora il medico gli aveva dato ordine di accompagnarlo immediatamente nella sua sala da pranzo, senza farlo aspettare oltre. In quel luogo, dopo averlo ricevuto in casa sua amichevolmente, essendoci tra di loro parecchia simpatia, il medico aveva chiesto al sovrintendente:

«Perché mai, Oldrisio, cerchi di me a quest'ora insolita, quando è già sera tarda? Ci sono forse già delle novità sull'esecutore materiale dell'assassinio del mio defunto genero? Avanti, accòmodati a tavola insieme con noi e gradisci anche una caraffa del mio ottimo vino, prima di metterti a parlarci di quanto sei venuto a riferirci da parte del sovrano! Lo sai che mi faresti un grande piacere, se tu accettassi il mio invito!»

«Mi dispiace di non poterti accontentare, nobile Ipione, poiché questo non è proprio il momento giusto di approfittare della tua solita generosità! In altra circostanza, come ben sai, certamente non mi sarei fatto pregare da te. Adesso vengo subito al dunque. Mi manda la regina Cluna con l'ordine di condurti subito a corte, poiché il principe Godian ha una brutta ferita a un braccio che gli sanguina paurosamente. Essa di sicuro gli porterà via le forze, se non s’interverrà con la massima urgenza!»

Le parole del sovrintendente alle carceri avevano prodotto uno stupore inverosimile nel medico Ipione, per il fatto che gli si era venuto a riferire che l’erede al trono era seriamente ferito. Ciò, proprio quando si stava parlando di lui e gli si stava attribuendo una grande somiglianza con il difensore della sua casa e della sua Zeira! Il quale, per una coincidenza altrettanto strana, aveva subito anch'egli una bella ferita nello stesso posto nel corso di quella giornata movimentata! Ma poi, sorvolando sulla somiglianza e sulla coincidenza tra i due personaggi, il medico gli aveva chiesto:

«Mi sai dire, Oldrisio, come ha fatto l'erede al trono a procurarsi la ferita di cui mi hai parlato, se sappiamo tutti e due che egli è un grande esperto d'armi, oltre che essere il primo spadaccino della città? In verità, lo trovo assolutamente assurdo!»

«Si è trattato semplicemente di un banale incidente, nobile Ipione. La lama della mia spada lo ha ferito a un braccio per un mio malinteso. Era da stamattina che egli si allenava con me, poiché si esercitava a difendersi da aggressioni che potevano derivargli alle spalle. A un tratto, c'è stato un equivoco da parte mia e il principe si è beccato il brutto colpo, quello che tu adesso dovrai badare a riparare al più presto.»

Il racconto di Oldrisio aveva raffrenato nell'insigne medico la sua corsa fantastica verso le ipotesi più audaci. Esse gli venivano suggerite dall’incredibile combinazione del ferimento contemporaneo del principe Godian e del suo sosia. Il medico di corte si era quasi azzardato a ritenere che il principe e l'ardito fidanzato di Flesia fossero la medesima persona. Ma, pur vedendosi sfatare le sue supposizioni troppo spinte dalle affermazioni dell'amico Oldrisio, ugualmente egli non aveva voluto arrendersi. Difatti gli risultava di difficile digestione dovere ammettere di essere giunto a supporre follemente alcune assurdità che effettivamente non sarebbero mai potute essere possibili! Neppure ammettendole per ipotesi! Allora Ipione, che non intendeva darsi alla resa facilmente, desiderando avere una ulteriore conferma dal sovrintendente alle carceri sulla veridicità del suo racconto, la quale questa volta sarebbe dovuta dimostrarsi più solida e inattaccabile, incredulamente gli aveva domandato:

«Se non erro, Oldrisio, hai dichiarato che il principe Godian è rimasto con te l'intera giornata di oggi, ossia dalla mattina alla sera, senza mai staccarsi da te: vero?»

«È stato esattamente così!» gli aveva confermato il soprintendente «Adesso, comunque, dobbiamo correre a corte senza perdere altro tempo e togliere al più presto dalla loro disperazione sia la regina Cluna che il sovrano Nortano. Ma soprattutto bisogna andare a salvare il principe ereditario, ossia il nostro futuro sovrano, che un nostro ulteriore ritardo potrebbe far morire dissanguato, portandocelo via! Mai sia!»

Così il nobile Ipione e Oldrisio, scortati dal drappello di soldati che aveva accompagnato il soprintendente, si erano avviati rapidamente verso la reggia di Actina. Questa, volendolo precisare, si trovava a due miglia di distanza dalla casa dell’illustre medico, procedendosi da est verso ovest. Ma com'era stato possibile che il principe Godian, pur essendo stato medicato e fasciato con perizia dall'esperto medico Ipione, si era ritrovato poco dopo con la ferita che aveva ripreso a sanguinare e continuava a farlo? Per la verità, a corte i fatti erano andati come qui appresso viene spiegato.

Giunto alla reggia del padre attraverso un passaggio segreto che conduceva direttamente ai reparti carcerari, Godian aveva indossato gli abiti che gli facevano riprendere la sua vita di principe. Immediatamente dopo, egli si era condotto dal suo amico Oldrisio, il sovrintendente alle carceri. Costui gli era molto fedele ed era l'unica persona, dopo il padre Nortano, a essere al corrente della doppia vita del principe ereditario di Actina. Spesse volte il maturo uomo aveva ammonito il giovane principe a non immischiarsi in faccende che si presentavano troppo rischiose. Così facendo, egli non avrebbe corso il pericolo di compromettere in qualche modo sia la propria integrità fisica che era molto preziosa, sia la felicità e il benessere che sarebbero derivati al popolo actinese dalla sua incoronazione, la quale ci sarebbe stata senza meno dopo la morte del suo genitore. Ebbene, raggiunto il buon amico e confidente, Godian lo aveva tratto in disparte senza dare nell'occhio e gli aveva parlato così:

«Senti, Oldrisio, mio fedele compagno, sono qui da te per chiederti un grande favore, poiché dovrai togliermi da una situazione incresciosa. Dopo che mi ci sono cacciato senza volerlo, essa adesso mi crea un enorme disagio. Se ti metterai a mia disposizione, non mi dimenticherò mai più di te! Devi sapere che oggi mi è toccato battermi con dei delinquenti che stavano perpetrando abusi ai danni di alcune persone poverette. Anche se li ho uccisi tutti, sono rimasto ferito a tradimento da uno di loro al braccio destro. La grave ferita mi è stata medicata e fasciata dal medico Ipione; ma egli, travestito com'ero, è rimasto all'oscuro della mia vera identità.»

«Mi dispiace, principe, per l'incidente che oggi ti è capitato! Eppure ti avevo avvertito un sacco di volte di non lasciarti coinvolgere in situazioni assai rischiose per te! Comunque, sono disposto ad accontentarti in ogni cosa che vorrai ordinarmi. Ci mancherebbe che non lo facessi, trattandosi di te! Dunque, comanda subito!»

«Desidero assolutamente che i miei genitori non sappiano del mio scontro avuto con quegli uomini scellerati e che il medico Ipione non scopra che io e l'avventuriero Peg siamo la stessa persona. Perciò ho deciso di giustificare il mio ferimento, presentando loro una versione dei fatti completamente differente da come è stata nella realtà, che però non dia adito a sospetti. Per ottenere ciò, ho bisogno della tua preziosa collaborazione. Insieme, riferiremo a mio padre e a mia madre che tutt'oggi io e te siamo rimasti sempre insieme a esercitarci nella scherma. Inoltre, diremo che, proprio in questo momento, tu mi hai ferito incidentalmente. Soltanto in questo modo, riusciremo senza difficoltà a dissipare ogni dubbio nei miei preoccupati genitori e nell'esperto medico Ipione, che presto sarà chiamato a corte da loro. Mi hai inteso?»

«La tua idea mi sembra ottima, principe! Ma vuoi dirmi come intendi realizzarla, senza che la tua trovata insospettisca le persone alle quali dovremo darla come reale? Secondo me, ti toccherà inventarne un'altra che si presenti molto più credibile!»

«Tra poco, dopo aver liberato la ferita dalle bende asettiche dell'esimio medico, la riporterò al precedente stato sanguinolento. Agendo in questo modo, la farò apparire come se mi fosse stata provocata or ora da te. Dopo tu, facendomi da sostegno, mi condurrai senza perdere tempo dai miei genitori, ai quali reciteremo la parte come da me architettata. Ora, essendo anche tu d’accordo, mettiamoci subito all'opera!»

Oldrisio innanzitutto si era preoccupato per la sua ferita e poi aveva assecondato il suo principe amico, felice di potergli essere utile, anche se in quella maniera non piacevole. Ma prima si era fatto promettere da lui che egli non si sarebbe più fatto trascinare in fatti d’armi che facevano prevedere un alto rischio, poiché egli intendeva stare tranquillo. Così, pochi istanti dopo, senza indugiare oltre, essi si erano recati dai regnanti di Actina, ai quali si erano presentati come da accordi presi, ossia con il soprintendente che sorreggeva a fatica il ferito principe. Allora la regina, nello scorgere il figlio prediletto seriamente ferito e con il braccio tutto sanguinante, si era spaventata e preoccupata parecchio. Dopo l'ansiosa genitrice aveva desiderato apprendere da Oldrisio come Godian si era procurato la brutta ferita, venendo accontentata prontamente da lui. Conosciuti poi rapidamente i vari fatti accaduti nell'immediato passato, senza perdere altro tempo, ella aveva inviato lo stesso sovrintendente alle carceri alla casa del nobile Ipione per invitarlo a recarsi celermente a corte. L'agitata sovrana non aveva fatto altro che raccomandargli di condurre al più presto a corte l'illustre medico, dovendo egli curare il profondo taglio che il figlio aveva subito al braccio destro per un banale errore, appunto come le era stato riferito.


Pervenuto a corte, il medico Ipione era stato introdotto con sollecitudine nell'alloggio personale del principe Godian. Al suo interno, in preda a un'ansia incredibile, gli facevano compagnia sia il re Nortano che la sua sconsolata consorte. In attesa del suo arrivo, la ferita del giovane era stata tamponata e fasciata alla meglio, a evitare una maggiore fuoriuscita di sangue. Ma l'ancella chiamata a eseguire tale lavoro non era riuscita ad arrestare del tutto l'emorragia, per cui il sangue era continuato a gemicare dalla grossa e profonda ferita. Una volta presso il capezzale del nobile paziente, il medico, per prima cosa, aveva cominciato a infondere animo negli allarmati regnanti, che erano i suoi genitori. Perciò si era dato a rassicurarli, dicendo che il taglio del loro figlio era cosa da niente, per cui non doveva suscitare in loro nessuna preoccupazione. Del resto, era sua abitudine esternare del buonumore in simili circostanze. Con il quale atteggiamento, egli tendeva a risollevare i familiari dell'ammalato dal loro patema d'animo, oltre che tirare su il morale dell'infermo stesso.

Passato poi alla diagnosi della ferita del principe, Ipione aveva stimato che non era bastevole una semplice fasciatura per ottenere una sicura emostasi. Perciò, per abbattere definitivamente l'evento emorragico, aveva dovuto suturarla in brevissimo tempo con dei fili sottoposti a ebollizione. Quando infine aveva portato a termine il modesto intervento chirurgico, il quale era stato seguito con trepidazione dai genitori del suo paziente, siccome essi avevano insistito a stare presenti durante l'intervento, il medico Ipione, in preda all'ira, aveva iniziato a far presente al sovrano di Actina:

«Nobile re Nortano, stamane, proprio quando ero da te a denunciare l'assassinio del mio caro genero, è stata pure effettuata nella mia casa una vera incursione. Tutta la servitù è stata barbaramente uccisa. Soltanto la mia povera figliola si è potuta salvare, grazie all'intervento prodigioso di un giovane temerario, il quale ha anche impedito con grande coraggio che il mio palazzo venisse dato alle fiamme. Ma l'intera compagnia dei malviventi ha ricevuto la punizione che si meritava, per mano di colui che ha preso le difese della mia casa. Io sono convinto che la persona, la quale ha inviato nella mia abitazione tale accozzaglia scalmanata sitibonda di sangue e di devastazione, è la medesima che ha fatto assassinare il marito di mia figlia. Per questo motivo, sollecito un tuo celere interessamento, affinché la mia famiglia non continui a vivere sotto l'incubo di una nuova scorreria da parte di chi ci odia, del quale sfortunatamente non si conosce il volto e non abbiamo neppure il minimo indizio!»

«Sì, penso anch'io la stessa cosa, nobile Ipione.» aveva acconsentito il saggio sovrano «C'è qualcuno che ha cominciato a non digerire più la tua famiglia, se a ogni costo cerca di distruggerla. Il guaio è che nessuno di voi sa fornirmi almeno un indizio utile che possa mettermi sulla pista giusta per farmi individuare il colpevole. Costui, così, riesce a non farsi scoprire e a tramare indisturbato nell'ombra. Perciò, Oldrisio, ammesso che volessi interessarmi, non saprei che pesci pigliare. Al massimo, posso distaccare presso la tua casa una ventina di soldati; ma di più non posso fare!»

«No, padre,» era intervenuto allora Godian «non mi pare una giusta soluzione quella di far presidiare e proteggere la casa del nobile Ipione da una tua guarnigione. Un provvedimento di questo tipo allontanerebbe provvisoriamente il suo nemico da nuovi attentati alla sua abitazione e alla sua famiglia, senza dargli modo di scoprirsi. Inoltre, fino a quando dovresti tenere distaccati i tuoi soldati presso la casa dell'illustre medico? Verrebbe pur sempre il giorno del loro ritiro e allora l'ostile attentatore si rimetterebbe di nuovo all'opera. Quindi, io suggerirei, almeno per il momento, di soprassedere e di lasciare le cose come stanno. Sono convinto che chi vuole il male della famiglia del nobile Ipione, per un bel po' di tempo sicuramente non si rifarà vivo, dovendo pensare a rifarsi della bella batosta ricevuta oggi. Più in là, fra dieci giorni e non di più, m'interesserò personalmente al caso del medico. Ti prometto che riuscirò a scovare quanto prima l'aspide velenoso che molesta il nobile Ipione e insidia la serenità della sua famiglia. Mi auguro proprio che l'illustre medico condivida le mie considerazioni, poiché, oltre a ritenerle giuste, oggi le considero le sole praticabili!»

Le decisioni del giovane principe erano state accolte preziosamente dal padre e dal medico di corte. Entrambi erano convinti che l'erede al trono di Actina sarebbe riuscito nel suo intento, visto che non gli mancavano anche delle ottime doti inquisitive. Invece Godian, appena era rimasto solo nella sua camera, aveva mandato a chiamare Oldrisio, incaricandolo di condursi alla casa di Alisto, affinché rassicurasse i suoi domiciliatari che il loro Peg stava bene. Inoltre, avrebbe dovuto comunicargli che egli, avendo intrapreso un viaggio abbastanza lungo, si sarebbe assentato da Actina una ventina di giorni. Ricevuto l'incarico dal principe, il sovrintendente alle carceri, dopo essersi travestito da straccione pure lui, com'era solito fare il suo amico principe, anzi aveva usato i suoi stessi abiti, lo aveva portato immediatamente a termine, rassicurando in quel modo sia la ragazza che i suoi familiari preoccupati.

Quanto al medico Ipione, egli aveva seguitato ad andare a praticare le sue frizioni alla povera Flesia; ma si presentava ogni volta presso la sua abitazione con canestre colme di cibi e di frutta varia. All’inizio aveva anche domandato del coraggioso fidanzato della ragazza, siccome desiderava assumerlo presso la sua casa. Intendeva, cioè, nominarlo capo del personale addetto alla sorveglianza e alla protezione del suo palazzo. Se egli avesse accettato, avrebbe ospitato nella sua abitazione anche l'intera famigliola di Flesia. Ma il capofamiglia gli aveva risposto che degl'impegni importanti e improcrastinabili lo avrebbero tenuto lontano da Actina almeno per altri venti giorni. Per la quale ragione, almeno fino a quando egli non fosse ritornato dal suo lungo viaggio, non si sarebbero potuti fare sulla sua persona dei progetti di nessun genere.

La sesta sera, quando il nobile Ipione si era ripresentato alla casa di Flesia, anziché scorgere nell'umile nucleo familiare la consueta tranquillità, egli vi aveva trovato soltanto pianti e disperazione. Inoltre, non vi aveva scorto la sua graziosa paziente che lo attendeva per essere curata da lui. Avendo poi il medico domandato i motivi della sua assenza, egli era stato messo al corrente dal padre che Flesia era stata rapita da una dozzina di malviventi. Essi, dopo averla caricata sopra la groppa di un cavallo, l'avevano portata via con la forza. L'orribile episodio aveva fatto indignare parecchio il medico, il quale aveva badato poi a consolare i familiari della ragazza. Agli sventurati aveva promesso anche che avrebbe fatto il possibile per ritrovarla e per ricondurla da loro. Ne avrebbe perfino parlato al nobile re Nortano, il quale di sicuro si sarebbe interessato al loro caso, essendo un sovrano molto giusto e generoso!

Poco dopo, il medico Ipione se n'era ritornato a casa sua, ansioso di rivedere e riabbracciare le sue giovani figliole. Strada facendo, egli si andava convincendo che quanto era successo a Flesia, da un momento all’altro, poteva accadere anche a loro due, poiché esse adesso erano senza protezione. Per tale motivo, era impaziente di raggiungerle nella loro abitazione. Giunto a casa, oltre alle figlie in attesa del suo ritorno, vi aveva trovato ancora Oldrisio, il quale lo stava aspettando da poco tempo. Egli allora si era meravigliato moltissimo della nuova presenza del sovrintendente nella propria casa. Per questo, spinto dalla curiosità, si era affrettato a domandargli:

«Perché mai ti si rivede ancora in casa mia, mio buon Oldrisio? Non mi dire che la regina Cluna ti ha mandato ancora da me per il principe suo figlio! Comunque, non ci credo, poiché sono convinto che egli, dopo avergli suturata la ferita, ormai è da ritenersi al sicuro da ogni complicazione! Allora cos'altro la preoccupa adesso?»

«Non poteva essere altrimenti, nobile Ipione, considerata la fama del chirurgo che lo ha curato! Stavolta, invece, non è la regina Cluna a inviarmi da te; ma è stato il re Nortano. Egli mi manda a pregarti di correre con sollecitudine alla reggia. Ma non certo per curare il suo primogenito, il quale si va ormai riprendendo rapidamente!»

«Allora perché egli ha tanta premura che io lo raggiunga alla reggia? A corte, è forse successo qualcos'altro di spiacevole? Oldrisio, deciditi a parlarmi chiaramente!»

«Per l'appunto, illustre medico! Lì abbiamo una giovane fanciulla che accusa una dolorosa slogatura a una delle spalle. Pensa che l'abbiamo appena liberata da dodici farabutti rapitori, i quali adesso giustamente si trovano a marcire nelle carceri regie! I delinquenti l’avevano rapita da poco ai suoi genitori e se la stavano portando via con loro in gran fretta fuori città! Invece le cose gli sono andate davvero storte!»

«Scommetto che il nome della ragazza liberata è Flesia! Non dirmi che non è così!» aveva esclamato Ipione, facendosi prendere da una gioia incommensurabile.

«Nobile Ipione, è esattamente come tu hai detto!» aveva confermato Oldrisio «Ma come fai a conoscere la ragazza? Comunque, te lo stavo dicendo io il suo nome! Invece tu hai voluto precedermi nel riferirmelo, manifestando molta contentezza.»

«Allora, Oldrisio,» aveva soggiunto il medico «mettiamoci subito in cammino verso la reggia. Così non faremo spazientire il nostro benamato sovrano ed eviteremo di far soffrire di più la poveretta! Ella è davvero sfortunata, poiché non le concedono un attimo di pace! Mentre galoppiamo verso la reggia, ti dirò come ho conosciuto Flesia.»

In verità, al nobile Ipione premeva più incontrarsi con la ragazza che non di accontentare il suo re, poiché egli era desideroso di farsi raccontare da lei la nuova brutta esperienza che era stata costretta a vivere. Inoltre, gl'interessava essere ragguagliato su come l'intera milizia di scorta del re Nortano, per sua fortuna, fosse venuta a trovarsi proprio sul cammino dei suoi rapitori. Comunque, si era trattato di una combinazione fortuita, la quale era risultata interamente a suo vantaggio!

Il medico di corte aveva gioito immensamente, appena si era trovato in presenza di Flesia. Dopo le aveva praticato un massaggio coi fiocchi che aveva alquanto mitigato il suo spasimo. Alla fine Ipione aveva voluto che ella restasse il più a lungo possibile nella reggia, poiché lì la riteneva al sicuro da ogni pericolo, almeno fino a quando non fosse ritornato il suo valoroso fidanzato. A tale scopo, egli di proposito aveva emesso un responso talmente serio sulle condizioni della ragazza, da indurre il re Nortano a preoccuparsene e a concederle un soggiorno a corte di una ventina di giorni. Ottenuto il suo scopo, il medico di corte aveva poi abbandonato la reggia. Era già passata la mezzanotte, quando egli aveva fatto ritorno alla propria casa; prima, però, aveva voluto tranquillizzare i genitori di Flesia, i quali comprensibilmente stavano penando un sacco per lei. Così, dopo averli svegliati, li aveva informati di come il dio Matarum era stato vicino alla loro famiglia, in un momento tanto critico!

Come mai la ragazza, anziché trovarsi prigioniera dei suoi rapitori, per un incredibile caso era divenuta ospite del re Nortano? Quale strana e felice circostanza l'aveva fatta ritrovare a corte? Di sicuro il lettore starà già fremendo e aspetta di essere messo al corrente di ogni cosa. Allora noi, essendo sempre desiderosi di contentarlo, gli facciamo presente che i fatti erano andati come vengono riportati qui di seguito.


La sera precedente, un uomo incappucciato, mostrandosi abbastanza cauto, aveva avvicinato il capoccia degli avventurieri che il principe Godian aveva assoldati, allo scopo di farli vigilare sulla casa di Flesia. L’individuo misterioso, prendendo tutte le precauzioni, gli si era accostato con circospezione. Poi gli aveva chiesto a bruciapelo:

«Vi piacerebbe guadagnarvi una bella somma, senza che dobbiate arrabattarvi neanche un poco? Ma che sciocco che sono! Non è forse vero? Chi mai rifiuterebbe una proposta così allettante come la mia? Credo proprio nessuno, voi compresi!»

«Se non ti dispiace, sconosciuto, vuoi dirmi che somma ci farebbe percepire la tua proposta e in che modo?» gli aveva risposto con interesse l'uomo interrogato.

«Il mio padrone è disposto a pagarvi dieci volte la somma che il vostro committente vi corrisponde per un mese di vigilanza, a patto però che gli rendiate un piccolo servigio, il quale è completamente esente da rischi. Si tratta, come vedrete, di un lavoretto da niente! Ti premetto che sarebbero in grado di farlo pure dei bambini!»

«Se il lavoro richiede così poco tempo e, per giunta, non è neppure pericoloso, perché il tuo padrone offre così tanto denaro? Me lo spieghi, sconosciuto? Sono tentato di credere che l’affare non sia affatto come vorresti farci credere! Quindi, parla chiaro, se non vuoi che io perda la pazienza e ti mandi dritto al diavolo! Ti ho reso bene l'idea, nostro importunatore? Anzi, sbrìgati a farlo, se non vuoi pentirtene!»

«Invece devi crederci, uomo di poca fede, se non vuoi pentirti tu di un eventuale tuo rifiuto! Devo farti presente che il mio padrone vi offre tanto denaro, solo perché oggi si trova in vena di essere generoso con voi! Allora adesso credi che la mia risposta ti abbia soddisfatto completamente? Se non ancora, ti basta solo dirmelo!»

«Non mi ha soddisfatto del tutto, amico, se lo vuoi sapere! Comunque, ugualmente sei pregato di venire al sodo. Perciò dicci subito quale commissione dovremmo eseguire per conto del tuo padrone e quanto egli sarebbe disposto a pagarci, come compenso della medesima. Dopo che ce lo avrai comunicato, sapremo se davvero il tuo padrone è generoso, come asserisci, oppure ci renderemo conto che ci stai raccontando solo panzane! Sappi che saranno i fatti a parlarci nel modo giusto!»

«Vi ripeto che tu e i tuoi uomini non dovete fare nulla di straordinario! Dovrete solamente prendere con la mano sinistra ciò che stringe la vostra mano destra. Dopo vi toccherà consegnarlo al mio padrone, il quale così vi ripagherà profumatamente per il vostro piccolo favore. Credete che ci sia qualche pericolo o qualche difficoltà in questa vostra banale operazione? Secondo me, non ci sono né l’uno né l'altra, considerata la facilità del lavoro che vi viene proposto! Perciò vi conviene darmi retta!»

«Senti, sconosciuto, probabilmente sarò io duro di comprendonio; però non mi è mai piaciuto giocare agli indovinelli, come stai facendo tu in questo momento. Perciò adesso cerca di spiegarti in modo chiarissimo, se non vuoi costringerci a prenderti a calci nel sedere o a darti una lezione coi fiocchi! Mi sono spiegato abbastanza?»

«Ebbene, con i tuoi uomini, non stai tu proteggendo una ragazza, per conto di un vero straccione? Come vedi, conosco ogni cosa del vostro lavoro attuale. Altrimenti non vi avrei fatta la mia ottima proposta che vi promette tutt’altro compenso!»

«Con ciò cosa vuoi dimostrarci, compare? Intanto voglio precisarti un particolare importante che non conosci. La persona, che tu chiami straccione, ci ha già pagati per un mese intero con monete sonanti! Perciò ti conviene affrettarti a venire al dunque, riferendoci che cosa desideri da noi realmente! Né tolleriamo altri indugi!»

«Intendevo farti sapere soltanto che il mio padrone vorrebbe che gli consegnaste proprio la ragazza che voi state proteggendo! Dunque, ciò che per te poco fa era un enigmatico indovinello, a questo punto è diventato una proposta lampante e molto remunerativa. Esattamente, dovete portar via a voi stessi la vostra protetta. Ci vedete forse un rischio in un lavoro del genere, se si tiene conto che ella è alla vostra mercé? Io non direi! Adesso che conoscete di cosa si tratta, sono convinto che la pensate allo stesso modo mio! Nevvero? Non potrebbe essere diversamente!»

«Proprio come hai affermato tu, sconosciuto, non rischiamo assolutamente niente nel lavoro che vorresti commissionarci. Invece hai corso tu un grosso rischio, venendo a offrirci un simile affare, dal momento che potevi trovarci avversi alla tua proposta, in quanto amici del committente. In quel caso, avresti potuto rimetterci la pelle!»

«Niente affatto, amico! Io ho agito nella più assoluta sicurezza per due motivi. Primo, se in questo lavoro venite pagati con monete sonanti, il committente non può essere un vostro amico. Secondo, era assurdo che voi vi sareste messi contro un nobile potente, qual è appunto il mio padrone, per il solo gusto di favorire un poveraccio di pezzente, qual è chi vi ha assunti. Anzi, dovreste pure ringraziare il mio nobile signore, per aver deciso di ottenere quanto gli preme nella maniera che ora conosci, la quale risulta completamente a vostro vantaggio. E non puoi negarlo!»

«Perché dici a nostro vantaggio, sconosciuto? Vuoi chiarirti meglio in merito?»

«Per il semplice fatto che il mio padrone, per la metà del denaro che è disposto a offrirvi, poteva benissimo ingaggiare una banda formata dal triplo dei tuoi uomini. Così facendo, vi avrebbe fatti liquidare tutti quanti da essa, ottenendo lo stesso lo scopo che si era prefisso! Se non è come ti ho palesato, puoi anche correggermi, caro amico! Ma non credo che tu possa contraddirmi con ragioni che siano valide!»

«Devo convenire con te, sconosciuto, che il tuo ragionamento non fa una grinza. Così pure hai visto giusto, quando hai pensato che noi avremmo abbandonato il nostro attuale cliente, se ci fosse stata fatta un’offerta migliore. Ma adesso vuoi riferirmi chi è il tuo aristocratico padrone, il quale generosamente si è voluto rivolgere a noi e, sempre secondo quanto ci hai fatto capire, possiede anche una barca di soldi?»

«Per il momento, non posso farti il suo nome. Lo conoscerete di persona, solo quando avrete portato a buon fine il vostro lavoro. Egli mi manda a dirvi che, se lo accontenterete senza che abbia niente da ridire sul vostro operato, appena possibile vi commissionerà un altro lavoro, il quale vi frutterà molto più denaro. Perciò dovrete ritenervi abbastanza fortunati, dopo che sarete riusciti a entrare nelle sue grazie!»

«Se le cose stanno in questo modo, noi faremo del nostro meglio per soddisfarlo appieno! Ma quando il tuo padrone vuole che gli consegniamo la ragazza che stiamo proteggendo? Per noi, la consegna potrebbe avvenire questa notte stessa, se egli fosse d’accordo. Ciò che noi pretendiamo da lui è che ce lo faccia sapere in tempo!»

«Allora, se a voi sta bene, il rapimento della ragazza dovrà avvenire domani sera sul tardi. Ci sarò anch'io, siccome dovrò farvi da punto di riferimento. Dopo averla prelevata dalla sua catapecchia, non dovrete fare altro che seguire me. Io vi farò strada fino alla dimora del mio nobile padrone, dove lo conoscerete di persona!»

Chiariti i termini del rapimento della ragazza, poco prima della mezzanotte del giorno successivo, quegli avventurieri venali avevano fatto irruzione nella casa di Alisto e avevano prelevato con la forza la bella Flesia. Dopo averla imbavagliata e caricata sulla groppa di un cavallo, a guisa di un sacco di patate, l'avevano portata via, lasciando i suoi mortificati familiari a lamentarsi e a disperarsi immensamente. Per quegli uomini che si erano venduti, se sequestrare la ragazza era stato un gioco da bambini, non si era rivelato altrettanto semplice portare l'ostaggio del loro sequestro a buon fine. Essi avevano avuto molta scalogna, nel tentativo di fare la loro consegna a domicilio. Infatti, proprio mentre cavalcavano con un'andatura sostenuta, attraversando le deserte strade di Actina e mantenendo una distanza costante dal loro battistrada, c'era stato un imprevisto. Strada facendo, era accaduto che essi si erano imbattuti nella milizia reale, la quale scortava il re Nortano che ritornava alla reggia, dopo essere stato al tempio presso il Sommo dei Sacerdoti. Allora i rapitori avevano tentato di non dare nell'occhio, scantonando all'improvviso e riversandosi in una delle vie secondarie della città, senza neppure sapere dov'essa conducesse.

Il sovrano, essendosi insospettito, aveva subito subodorato la verità su quegli uomini di ventura che furbescamente avevano cercato di sottrarsi alla sua milizia. Per questo motivo, egli aveva dato ordine a una parte dei suoi soldati d'inseguirli e d'investigare sul loro operato notturno. Secondo il suo ottimo fiuto, a quell'ora di notte, esso appariva ambiguo e sospettoso, se non addirittura illegale. Così cento dei suoi soldati si erano dati all'inseguimento dei rapitori di Flesia. I quali, dopo diversi infruttuosi tentativi di disperdere i militi e di sottrarsi al loro inseguimento, avevano dovuto desistere e arrendersi ai loro inseguitori. Ma la persona, che li aveva corrotti e spinti a rapire la ragazza, facendogli da guida fino a quel momento, era riuscita a eclissarsi in tempo, senza farsi catturare dai soldati del re. Una volta messo al corrente del tentato rapimento di Flesia e della sua infermità, il re Nortano aveva ordinato che gl’infami rapitori venissero immediatamente arrestati e consegnati al sovrintendente alle carceri. Inoltre, egli aveva voluto che la sventurata ragazza, la quale stava per essere rapita, venisse condotta nella reggia, affinché vi fosse ospitata con tutti i riguardi, oltre a esservi curata dal medico di corte, che era l'illustre Ipione. Raggiunto infine il suo palazzo reale, il re di Actina aveva preso atto che la ragazza si doleva molto, a causa della sua spalla slogata. Allora aveva inviato il soprintendente alle carceri a chiamare il nobile Ipione, perché si adoperasse per lenirle ogni dolore. Il medico, da parte sua, non si era fatto attendere molto nel presentarsi nella reggia, dopo aver appreso che la paziente a cui doveva andare a prestare le sue premurose cure era la sua paziente Flesia, la quale era scampata a un rapimento.

Venuti a conoscenza di come si erano svolti i fatti che avevano visto Flesia prima rapita dai suoi protettori e poco dopo salvata dalla scorta del re Nortano, possiamo andare avanti con la nostra storia attuale. Ma essa ha davanti a sé ancora parecchia strada da percorrere lungo il suo racconto, prima di arrivare alla parola "fine"!