CAPITOLO XII

ASTORIDE CONDUCE LA SUA GODESIA A CORTE

Quando Astoride e Godesia giunsero a corte, si era nel primo pomeriggio. Il giovane allora, tenendosi per mano la sua ragazza, si affrettò a raggiungere il patio della reggia. In quel luogo, secondo quanto gli avevano riferito i domestici, l'amico re si stava trattenendo a colloquio con la sua genitrice. Così, dopo che lo ebbe raggiunto, egli fu accolto da lui con il solito saluto cordiale e affettuoso. Ma a esso si aggiunse anche quello della madre, la nobildonna Talinda. Com'era da aspettarselo, la presenza della bella Godesia non era sfuggita né all'amico Francide né alla sorpresa ex regina. La ragazza, infatti, sebbene non fosse più nel fior fiore della sua gioventù, con la propria splendida presenza era ancora in grado di fare il suo figurone. Naturalmente, ciò sarebbe avvenuto, qualunque fosse stata la persona che veniva a trovarsi davanti a lei, potendo essa solo ammirarla! Allora Francide, senza perdere tempo, gli chiese:

«Chi è, Astoride, l'affascinante giovane, da cui ti sei fatto accompagnare, nel presentarti a noi? Non dirmi che già hai preso alla lettera le mie raccomandazioni di stamani! Se davvero hai voluto darmi ascolto, devo ammettere che sei stato una vera folgore nel seguire il mio consiglio! Non lo avrei mai immaginato, se lo vuoi sapere!»

«Perché non avrei dovuto prenderti sul serio, caro Francide? Ella è Godesia, la mia futura consorte. Proprio come tu mi avevi consigliato, ella è anche priva di entrambi i genitori! Adesso, però, mi devi dire che impressione ti ha fatta la mia ragazza, che già amo follemente. Sappi che ci tengo a conoscerla a ogni costo! Quindi, esprimiti!»

«Non posso negare, Astoride, che tu abbia fatto un'ottima scelta! Per questo mi complimento con te! Ma non riesco a comprendere come hai fatto a trovartela in così breve tempo. Vorrei esserne messo al corrente, se a te non dispiace, amico mio!»

Ma poi, volendo averne conferma anche dalla sua genitrice, egli non si astenne dall'interpellarla a tale proposito. Perciò, con una certa curiosità, chiese pure a lei:

«Non sei convinta pure tu, madre, che la ragazza si presenta molto ammodo? Secondo me, in cose del genere, l’occhio clinico di una donna di sicuro riesce a dare un giudizio più qualificato. Anche se è vero che in talune circostanze la risposta a una domanda di rito, vera o falsa che sia, è sempre data per scontata come positiva!»

Di lì a poco, egli si rivolse pure ad Astoride, facendogli il seguente chiarimento:

«Naturalmente, amico mio, la mia osservazione non vuole togliere nulla alla tua stupenda Godesia, che si presenta brillante sotto tutti gli aspetti! Te lo garantisco!»

Vedendo poi che la madre, anziché rispondergli all’istante per dargli ragione, era rimasta a fissare sbalordita la ragazza di Astoride, Francide se ne stupì grandemente. Ma desiderando poi conoscerne il motivo, egli le fece una nuova domanda, la quale, data la circostanza, questa volta fu di tutt'altro genere. Difatti essa fu la seguente:

«Mi chiarisci, madre mia, che cos’ha Godesia di tanto straordinario, per fissarla nel modo che stai facendo tu in questo momento?! Come mai ne sei rimasta talmente colpita, che nemmeno hai posto orecchio alla precedente mia domanda? Allora ti decidi a rispondere a quanto ti ho chiesto prima, sempre in merito alla ragazza?»

«Godesia, figlio mio, mi ha ricordato lo sventurato tuo genitore. I suoi tratti somatici, in special modo quelli relativi al volto, sono gli stessi del mio povero defunto consorte. Per un fatto strano, in lei riscontro perfino la fossetta al mento e il neo sul labbro superiore. Tali segni, mio caro Francide, si potevano osservare visibilmente sul suo raggiante volto! Mi domando come mai sia possibile un fatto del genere?!»

«Se è come tu asserisci, madre mia, ossia che ella ha una grande somiglianza con mio padre, ciò significa che Godesia somiglia anche a me: non ti pare? Oppure noi due ci presentiamo molto differenti l'uno dall'altra? Invece, in base e quanto mi hai sempre asserito, una cosa simile potrebbe essere solo impossibile! Non è forse così?»

«Certo che ella somiglia molto anche a te, amico mio!» Astoride intervenne a rispondergli, al posto della madre «Appena io l'ho intravista sul carro, all’istante mi sei passato tu per la mente! Infatti, immediatamente ho voluto anche fare presente a Godesia che un mio amico le somigliava tantissimo. Ella te lo può confermare!»

«A proposito, Astoride, mi dici quale magia hai messo in atto, per riuscire a incontrare Godesia in così poco tempo?» gli domandò poi l’amico sovrano «Vuoi parlarmi anche di questo particolare, che trovo un fatto addirittura stupefacente?»

«È stato per puro caso, Francide. Mi ero allontanato di parecchio dalla città e mi stavo riposando un poco presso un laghetto, allorquando delle grida mi hanno attirato nel mezzo di una radura. In quel luogo subito mi sono reso conto che un gruppo di sei predoni voleva a tutti i costi arrestare un carro trainato da due cavalli e guidato da un uomo avanzato negli anni. Sul suo pianale, invece, vi si scorgevano anche tre donne sconvolte e abbattute. Allora, senza alcuna esitazione, sono intervenuto contro i malandrini e ne ho uccisi cinque. Il sesto, da me disarcionato, è stato poi trafitto dallo stesso conducente del carro. Delle tre donne, una era Godesia, di cui mi sono innamorato istantaneamente, e le altre due erano le figlie del settantenne medico accompagnatore. Dopo sono venuto pure a sapere che la ragazza era libera, nonché orfana di padre e di madre. Ella, come ho appreso in seguito, era vissuta fin dalla sua nascita nella casa dello stesso medico, prima a Dorinda e successivamente a Cirza.»

«Adesso, Astoride, bisogna farla adottare da mia madre, come ti avevo promesso! In questo modo, ella diventerà mia sorella a tutti gli effetti, anche se in qualità di sorellastra. Così dopo potrò permetterti di prenderla in moglie e di diventare anche mio cognato! Non sono stati questi i nostri patti di stamattina? Certo, amico mio!»

«Comunque, Francide, forse non ci sarà bisogno di ricorrere all'adozione, dal momento che c'è già chi sostiene che Godesia è tua sorella! Naturalmente, non gli ho creduto e gli ho dato perfino del folle. Gli ho risposto risolutamente che la sua affermazione poteva essere solo la trovata dell'ultima ora di una mente bacata. Comunque, te l'ho voluta far presente, unicamente per scherzarci sopra, mio buon amico!»

Da parte loro, Francide e la madre non presero affatto come uno scherzo l'esternazione di Astoride. A quanto pareva, l'uomo, il quale gli aveva fatto un'affermazione del genere, pur non conoscendo il neo sovrano, gli esibiva anche una prova concreta oltremodo convincente! Secondo il giovane re, la ragazza, con la sua straordinaria somiglianza al loro congiunto morto e per talune sue caratteristiche somatiche che la riconducevano a lui personalmente, risultava una conferma più che valida e inequivocabile di una simile affermazione. L'unico ostacolo, il quale veniva a porre il proprio veto con una certa preponderanza nel fargliela accettare come veritiera, era rappresentato dall'indubbia integrità morale del loro caro congiunto estinto, della quale nessuno poteva dubitare. Per tale ragione, si escludeva nel modo più assoluto che egli potesse avere avuto un’amante. Da parte sua, Francide, al fine di approfondire la strana questione, decise di rivolgere alla madre una batteria di domande. Con esse egli intendeva rivangare nella trascorsa vita del padre e cercare di sapere se qualcosa fosse sfuggito alla consorte, quando pochi giorni prima aveva voluto parlargli di lui.

«Possibile, madre mia,» egli cominciò a chiederle «che il babbo non ti abbia mai detto o fatto sospettare di avere avuto un'altra relazione, oltre a quella avuta con Flesia, dalla quale sarebbe poi nata una bambina? Oppure tu me l'hai tenuta nascosta? Nel caso che ci sia stata davvero, desidero conoscere tutta la verità su di essa!»

«Non c’è mai stata, figlio mio, perché sono certa che, nell’esistenza di tuo padre, giammai si è verificato qualcosa di simile! Prima che io lo sposassi, egli ha voluto raccontarmi ogni cosa della sua vita passata che avesse potuto riguardarmi. Perciò il mio Godian, con la massima lealtà, mi fece presente che il suo unico e indistruttibile amore era stato quello provato per la sua adorabile Flesia, la quale poi era morta suicida. Come pure mi assicurò che egli aveva avuto con lei l'unico rapporto completo, ma soltanto pochi attimi prima che ella decidesse di uccidersi. Era stata proprio lei a chiederglielo, prima di vibrare contro il suo petto il colpo mortale. Come se ella avesse voluto suggellare in quell'amplesso il suo eterno amore per lui e avesse anche desiderato portarselo via con sé nell'oltretomba per continuare a viverlo in eterno!»

«Se invece mio padre ti avesse mentito al riguardo, madre mia, e ti fosse stato infedele dopo il matrimonio? Gli uomini, dopo averle tradite, di certo non vanno a raccontare alle mogli il loro peccato commesso, dichiarandosi apertamente alle medesime rei confessi! Esso sarebbe davvero in fatto molto strano! Non ti sembra?»

«È impossibile, figlio mio! Tuo padre Godian era di una dirittura morale ineccepibile. Egli era incapace non solo di mentire, ma anche di essere ingiusto e cattivo. La sua condotta integerrima è fuori discussione. Per vivere in pace con sé stesso, egli non volle mai nascondermi che dentro il suo animo continuava ad amare la sua perduta Flesia. Mi confessò perfino che, se ella fosse risuscitata, egli non avrebbe esitato a lasciare il trono e ad andarsene insieme con lei in capo al mondo per vivere con la sua amata il loro amore. Io non me la presi, di fronte a tale sua sincera confessione!»

«Poiché mio padre ti diceva ogni cosa, come tu asserisci, madre, è possibile che non ricordi alcun particolare sulla vicenda concernente il suo primo amore? Magari anche quello che ti appare il più insignificante, il quale possa condurci a ritenere possibile che Flesia a quel tempo non fosse veramente morta e avesse messo al mondo anche una propria bambina? Allora sei capace di fare uno sforzo al riguardo?»

«Vorresti mettere in dubbio la parola di tuo padre, Francide? Non ti permetto di dubitare di lui, figlio mio! Sarebbe come infangare la sua onorata memoria, da parte tua! Ed egli assolutamente non lo merita! Invece auguriamo pace all’anima sua!»

«Ben me ne guarderei, madre, dal dubitare dell'integrità morale di mio padre! Io mi stavo solo domandando se, dopo che egli ebbe abbandonato la casa del medico di casa reale, la sua Flesia non fosse continuata a vivere a sua insaputa. Stando a ciò che tu stessa mi hai raccontato, egli né volle interessarsi delle esequie della sua amata ragazza né le presenziò. Preferì invece starne alla larga, incaricando il medico di occuparsi dei suoi funerali e della sua sepoltura. Quindi, nel frattempo tutto poté succedere, all’insaputa del mio genitore. La quale circostanza gli fu poi tenuta nascosta per volere dei miei nonni paterni e anche della sua Flesia. Essi, agendo in questo modo sleale nei suoi confronti, intesero unicamente salvare il trono di Actina!»

«Potrebbe anche darsi che sia avvenuta una cosa del genere, figlio mio! Ad avallare questa evenienza da te ipotizzata, adesso che ci penso, rammento un episodio, al quale allora né tuo padre né io demmo gran peso. La sera del giorno del nostro matrimonio, appena ci fummo messi a letto, tuo padre mi fece una sua confidenza. Egli mi raccontò che, dopo esserci sposati, mentre il nostro corteo nuziale sfilava dal tempio alla reggia, gli era sembrato d'intravedere, tra la folla che inneggiava agli sposi, una fanciulla identica alla sua Flesia. Ella sorreggeva con le braccia alzate una bambina di circa quattro anni, quasi volesse mostrargliela a qualunque costo. Io, dopo avergli risposto che si era trattato senz'altro di una ragazza che le somigliava, aggiunsi che quello non era né il posto né il momento di tirare in ballo certi argomenti. Al mio richiamo, tuo padre se ne scusò e badò a non venir meno ai suoi doveri di fresco sposo, quelli che lo attendevano in quella prima notte di luna di miele. Così la cosa finì lì e non se ne parlò mai più, fino a quando egli non venne assassinato.»

Alla fine, madre e figlio convennero di rivolgersi direttamente alla ragazza, siccome ella era la diretta interessata, e di farle qualche domanda in merito alla questione di cui si stava discutendo con un certo interesse, ma con pieno insuccesso. Per prima, incominciò la nobildonna Talinda a domandare alla ragazza di Astoride:

«Che ne dici, gentile e graziosa Godesia, di questa faccenda e della nostra attuale conversazione? Ti sarai senz'altro resa conto che sei tu il personaggio chiave dell'una e dell'altra! Allora che cosa puoi tu riferirci in merito a questo argomento che ci si presenta ingarbugliato al massimo? Se puoi darci tu una mano a chiarirlo, fallo!»

«A esservi sincera, re Francide e principessa Talinda, casco completamente dalle nuvole, per il fatto che non ho mai sentito niente in proposito. Oggi è la prima volta che il mio nome è stato fatto, come connesso a una vicenda simile, poiché in nessuna circostanza ho mai sentito parlare di questo particolare a me ignoto. Dovete sapere, invece, che non ho mai saputo neanche i nomi dei miei genitori. Mentre di mia madre conservo soltanto un labile ricordo, essendomi stata vicina fino a quando avevo cinque anni, di mio padre non rammento esattamente nulla. Dubito che io lo abbia mai visto, dal momento che egli, anche a livello di memoria, in me non è mai esistito. Il buio più assoluto mi ha sempre separato dalla sua persona! Stando così le cose, come potrei riferirvi qualcosa sul conto del mio genitore, se io non l'ho mai conosciuto?»

«Proprio niente ricordi, Godesia, che ti possa ricollegare alla nostra conversazione odierna? Neppure il più vago indizio, che avresti poi dimenticato con il passare del tempo? Pensaci bene, per favore, se vuoi esserci di aiuto almeno un tantino!»

«Adesso che ci rifletto, nella mia infanzia, le due figlie del padrone di casa, che io chiamavo zie, spesso si rivolgevano a me, dicendo: "La nostra principessina". Ma io ritenevo le loro parole semplicemente un complimento e niente altro. Anche perché, quando divenni grande, dopo esse si sono ben guardate dall'attribuirmi un tale appellativo nobiliare; invece mi hanno chiamata ogni volta con il mio nome attuale!»

Un momento dopo, fu la nobildonna Talinda a rivolgere alla ragazza la successiva domanda, la quale finalmente si sarebbe rivelata cruciale, in quanto assai chiarificatrice. Essa, considerato che aveva attinenza con il suo nome, fu formulata dalla madre di Francide alla sua interlocutrice, ricorrendo alle seguenti precise parole:

«Invece cosa sai dirci, Godesia, sul tuo nome, il quale mi risulta del tutto nuovo? Non ho mai saputo che esistesse nella regione edelcadica. Conosci la persona che ti diede il nome che porti e perché essa te lo volle dare? Secondo me, a qualcosa egli dovette pure ispirarsi, per crearlo solo per te di sana pianta! Non lo pensi anche tu?»

«Neanche a queste altre due domande sono in grado di rispondere, principessa Talinda, perché mai nessuno me ne ha parlato. A parte il fatto che i miei genitori non avrebbero potuto farlo, poiché ero piccolissima; ma neppure il medico e le sue figlie mi hanno mai informata di tale particolare! Mi dispiace di non potere esserti di aiuto!»

«Davvero ella non è in grado di rispondere alle vostre domande, amico mio Francide e nobile Talinda.» Astoride allora intervenne di nuovo nella conversazione «Ma posso rispondere io al posto suo, dato che ne sono venuto a conoscenza da qualche ora. Il nome le fu dato dalla madre Flesia, la quale lo coniò appositamente per lei. Esso rappresenta entrambi i nomi dei suoi genitori, ossia la sua parte iniziale "God" sta per Godian e la sua parte finale "esia" sta per Flesia. Un fatto del genere, poiché lo comprova indiscutibilmente, dovrebbe indurci a ritenere che ella sia nata davvero dal padre di Francide e dalla donna da lui amata! Siete soddisfatti entrambi adesso?»

«Tu come fai a sapere questo particolare, Astoride?!» gli domandò Francide meravigliato «Già, sarà stato immancabilmente lo stesso medico, del quale ci hai parlato prima in modo superficiale! Dimmi che è come ho detto e che non mi sbaglio!»

«Esattamente, Francide! È stato proprio il medico Ipione a mettermi al corrente di ogni cosa relativa a Godesia, compreso l’origine del suo nome. Egli ha voluto parlarmene, qualche attimo prima che lasciassimo la sua casa, essendo consapevole che io stavo venendo da voi per presentarvi la mia carissima fidanzata. È tutto qui!»

«Dunque, Astoride,» trasse le sue conclusioni la madre di Francide «come vedo, fu la famiglia del nobile Ipione a prendersi cura di Godesia, fin dalla sua tenera età! Ed è stato lui di persona ad affermarti che ella è la figlia del mio defunto marito Godian e della sua amata Flesia! Se ce lo avessi detto prima che il nome del medico era Ipione, ci avresti risparmiato tante ipotesi e tante domande fatte su mio marito!»

«Certo, nobile Talinda, che si tratta precisamente dell'ex medico di corte!»

«Ebbene,» concluse la ex regina di Actina «essendo lui la fonte di una così delicata informazione, non si può dubitare della sua veridicità. Il medico Ipione è stato sempre un uomo d'onore e godette la più alta considerazione sia presso il re Nortano che presso il mio consorte Godian! Mio marito aveva allacciato con lui un ottimo rapporto di amicizia. Dunque, figlio mio, da questo momento, puoi considerare la qui presente Godesia tua legittima sorellastra a tutti gli effetti e, come tale, una principessa!»

«Naturalmente, madre, se è stato il medico Ipione ad affermarlo! A ogni modo, bisognerà convocarlo a corte al più presto per farci raccontare il seguito della storia di Flesia. In particolar modo, egli dovrà spiegarci il mistero della sua resurrezione, la quale le permise di mettere al mondo il frutto del suo amore con mio padre, cioè mia sorella Godesia. Ella, a questo punto, deve essere considerata una sua discendente!»

«Te ne do atto, figlio mio. Comunque, sono tante le circostanze che l’ex medico di corte dovrà ancora chiarirci sulla vita di Flesia, che egli ha voluto tenere nascoste a tutti per anni. Ma sono convinta che solo un valido motivo dovette indurlo ad agire con reticenza, essendo stato il medico influenzato senz'altro dalla ragion di stato!»

Convocato a corte dal re Francide, il medico Ipione si affrettò a presentarsi alla presenza del nuovo sovrano. Ma prima di porre piede ancora una volta in quel luogo che un tempo gli era stato molto familiare, aveva avvertito dentro di sé un'emozione inverosimile, la quale giustamente lo privò della sua calma abituale. Quando infine egli fu al cospetto del giovane sovrano, costui si mise a parlargli in questo modo:

«Allora, nobile Ipione, penso che tu già conosca i motivi, per i quali ti ho convocato a corte. Oggi mia madre e io vorremmo che ci venissero svelati da te i tanti misteri che hanno avviluppato per lunghi anni sia la sfortunata Flesia che sua figlia Godesia, per cui ne sei rimasto per lungo tempo l'unico depositario. Quindi, quando sei pronto a iniziare, mettiti pure a narrarci ogni cosa riguardante le due donne in questione!»

«Hai ragione, illustre re Francide. Adesso è giunta l'ora che io riveli tutta la verità su Flesia e sulla figlia Godesia. Se fino a oggi ho taciuto su di loro, è stato unicamente perché in Actina, dopo l'uccisione dell'illustre tuo genitore, era venuto a crearsi un clima politico confuso e insostenibile, durante il quale talune verità si erano ritrovate a essere a rischio. Un fatto del genere mi aveva sempre scoraggiato perfino dal parlarne con l'allora regina tua madre. Ormai tutti sapevano che ella non contava più niente in Actina e che il governo della città era di fatto tenuto dal satrapo suo cognato. Io stesso, a evitare qualche vendetta da parte del principe Verricio, a causa dell'amicizia che mi aveva legato al re tuo padre, dovetti lasciare Actina di nascosto con tutta la mia famiglia. Così mi trasferii a Cirza, dove potevo contare sull'appoggio di alcuni miei amici. In tale città, siamo vissuti come nostalgici esiliati, fino a una ventina di giorni fa, ossia quando ci sono pervenute all’orecchio le due belle notizie. Esse ci hanno messi al corrente che Verricio era stato ucciso e che la regina Talinda aveva abdicato in favore del figlio vendicatore. Dunque, mio nobile re, mi sai dire perché avrei dovuto svelare a qualcuno i miei segreti, se la Città Santa stava vivendo un clima di grande incertezza politica, per cui le diffidenze e i sospetti invitavano tutti gli Actinesi alla cautela e al riserbo più rigorosi? Se tu fossi stato al posto mio, senza meno avresti fatto lo stesso, degno figlio del tuo valente genitore. Ne sono convinto!»

«Sì, nobile Ipione, hai avuto le tue buone ragioni, se hai agito nel modo che ci hai fatto presente. Adesso però che nella nostra città il clima politico si è rasserenato e la giustizia è stata ripristinata in toto, mia madre e io vorremmo che tu ci raccontassi il seguito della storia della sventurata Flesia. In particolare, intendiamo conoscere ogni cosa che avvenne in casa tua, dopo che la ragazza fu lasciata morta dal mio genitore, poiché non ce l'aveva fatta a starle vicino anche durante il suo funerale. Noi prevediamo che la cosa ci si rivelerà molto interessante! Non è così, illustre medico?»

«Sicuramente sarà nella maniera che hai immaginato, re Francide! Come da parte mia è doveroso dirvi l’intera verità; così è un diritto, da parte vostra, venire a conoscenza di essa, essendo stata sottaciuta da me per tantissimo tempo, esclusivamente per i motivi che vi ho esposti. Ma è ancora più importante che la verità venga alla luce per la dolce Godesia! In questo modo ella, dopo la sua lunga permanenza nella città cirzese, da oggi in avanti potrà assumere nella società actinese il prestigioso ruolo che legittimamente le spetta, ovvero quello di una rispettabile principessa!»

Fu così che il medico Ipione, volendo accontentare il sovrano e sua madre, si diede a raccontare il seguito della misteriosa storia di Flesia, riprendendola da quel punto esatto in cui essa aveva cominciato a svolgersi all'oscuro di tutti gli altri, ma non di lui e delle sue due figlie. Anche il lettore, il quale si era già rassegnato alla morte di tale eroina, ne potrà approfittare per apprenderne i successivi risvolti: naturalmente, con sollievo, da una parte; ma con un animo amareggiato e commosso, dall'altra.