Lettera n. 66

Mia adirata musa,
sono vari giorni oramai che hai smesso di degnarmi di un tuo sguardo fecondo; così, privo della tua compagnia che per me era preziosa, mi è venuta a mancare quell'ispirazione che doveva permettermi di cesellare dei versi da dedicare con amore alla mia adorabile donna. Ti ho forse offesa in qualche modo, per cui appositamente ti tieni lontana da me e te ne stai appartata nell'antro più riposto, dove poter smaltire risentita la tua grande stizza e il tuo corruccio?

Eppure sono certo che in nessuna circostanza ho mancato nei tuoi confronti, essendo la mia stima per te incommensurabile e profonda, oltre che incondizionata; ma se lo avessi fatto senza accorgermene, ti prego di perdonarmi, mia avvenente Erato. Sono disposto a mostrarmi contrito di quel mio insano gesto, che ha fatto ritrovare il mio animo e il mio cuore afflitto nel buio più impenetrabile e nell'angoscia più opprimente.

Se in me la poesia non brilla e non guizza come una fiamma inestinguibile che tutto riscalda e ravviva, né tanto meno spinge la mia fantasia a volare là dove si fondono amenità e passioni, la mia anima sensibile ne viene a soffrire e finisce per tuffarsi nell'amarezza più pungente. Comunque, la cosa che davvero mi dispiace a non dirsi è quella di vedermi obbligato forzatamente a non comporre più versi per la mia cara amata, i soli che riescono a colmare il suo animo di una gioia immensa e d'ineffabili dolcezze.

Suvvia, esaudiscimi, mia Musa prediletta, e riaccendi il mio spirito ancora una volta di quel poetico vigore vibrante e adamantino, poiché esso è capace di suscitare molte forti emozioni. Inoltre, riesce a fornire alla natura gli abiti migliori e a esaltare le gesta grandiose degli eroi; ma è particolarmente portato a celebrare gl’idilli leggiadri degli innamorati.

Così potrò ricominciare a decantare con mirabili versi degni della sua bellezza la donna che amo e stimo più della mia vita, sperando che un giorno io possa vederla immortalata e ammirata da tutti, grazie alla mia poesia! Accogli la mia preghiera, mia Erato! Dopo ti sarò grato e riconoscente.

Il tuo poeta ammiratore