Lettera n. 49

Amore mio prezioso,
ricordi il nostro primo bacio, quello che ci demmo in riva al mare, dopo che in noi venne finalmente a cessare quel nostro iniziale pavido imbarazzo? Era un cupo giorno e il regno di Poseidone si mostrava agitato in modo insolito; esso sferzava con i suoi marosi l'aspra costa rocciosa, seppellendola sotto una coltre di spuma. Come se io fossi l'onda e tu la nuda roccia, a un tratto l'impulso mi spinse a stringerti tra le braccia; solo che non fu la schiuma ma la calda mia passione a inondarti con il suo immenso ardore.

Neppure avemmo il tempo di rendercene conto, che già le nostre labbra si erano congiunte; ma se prima si erano cercate senza indugio, dopo badavano a fondersi in preda al desiderio. Tra l'ebbrezza dei sensi e il gaudio dello spirito, si consumò così quel nostro intimo bacio; l'estasi e la dolcezza di quel magico momento ci esaltavano il corpo e ci sublimavano l'anima.

Quando poi venne a svanire quel mirabile incantesimo che era stato saturo d'indicibili effusioni, avvertimmo che in noi era cambiato qualcosa perché ci desideravamo più di prima. In verità in entrambi era nato un grande amore, il quale già faceva bruciare i nostri cuori, permettendo loro di assaggiare le gustose primizie di quella ghiotta raccolta che il destino ci aveva donato! Ricordalo e gioisci insieme con me, mio dolce tesoro!

Il tuo amore