Lettera n. 48

Caro amore mio,
nella nostra relazione amorosa, tu mi vorresti moderato ed equilibrato; ma soprattutto rispettoso del tuo bel corpo che, nelle sue fattezze, si presenta ai miei occhi impeccabile e seducente. Mi vorresti votato a un amore esclusivamente platonico e per nulla sensuale; vorresti che ti amassi solo con lo spirito, a discapito della mia focosa passionalità. Inoltre, mi vorresti anche pronto a reprimere i numerosi miei sensi improntati a pura carnalità per darmi a prediligere quei soli sentimenti che puntano dritti all'inaridimento del cuore. Infine mi vorresti intento a combattere il vulcano di sensualità che arde senza sosta dentro il mio corpo, fino a quando esso non venga da me completamente debellato. Solo allora ti sentiresti tranquilla e sicura, protetta dai miei assalti vogliosi, poiché avresti davanti un essere mansueto senza più neppure un grammo della sua virilità.

Comunque sappi, amore mio, che davvero non riesco a comprendere e ad accettare queste assurde tue pretese, le quali mi vorrebbero appunto ridotto a un uomo consacrato a una castrazione masochista. Ma io ti assicuro che giammai mi piegherò a tali principi innaturali, dal momento che essi nell'uomo tendono non solo a produrre la pace dei sensi, bensì anche ad atrofizzare la vitalità dello spirito.

Invece ho bisogno di esplodere a tutto campo, quando coltivo l'amore e lo vivo intensamente, visto che avverto in me un frenetico impulso che si rifiuta a ogni costo di sentirsi come inibito. Difatti esso desidera sfogarsi a tutto spiano, dandosi ad arrembaggi di una folle lussuria, finché non ha pienamente raggiunto con il suo estro le sublimi e dolci vette del godimento sensuale. Perciò devi essere tu, gioia mia, a sottometterti ai miei desideri, che tendono a perseguire la felicità di entrambi!

Il tuo amore