Lettera n. 27

Mio stupendo amore,
a un tratto il giorno si è abbuiato intorno a me, per cui nella mia anima sono venute a regnare l'angoscia più cupa, la malinconia più nera, la tristezza più struggente. Perché mai? Il motivo è molto semplice. Sei apparsa nella mia vita, simile a una meteora: dopo averla inondata di un bagliore consolatore breve e fugace, lasciandovi con grazia la tua scia indelebile d'amore e di passione, sei infine scomparsa.

Ero disposto a coltivare intensamente l'uno e l'altra, ero pronto a farti cullare nell'incanto dei miei baci e nella magia delle mie carezze. Avrei voluto farti sognare nel riverbero incantevole dei miei versi ammalianti, poiché essi sanno alleviare con grazia le angosce di chi è stato privato dal destino delle gioie dell'amore. Invece ti sei allontanata, senza degnarmi nemmeno di un saluto; sei svanita nel nulla, ignara che con la tua sparizione mi avresti squarciato il cuore.

Ora rappresenti il più caro dei miei ricordi, essendo stato vissuto da me pregno di ardori focosi e scatenati. Esso, perciò, nel modo più categorico non intende farsi annegare miseramente nel più profondo oblio. Ma, se non posso evitare tale mia tragedia, intanto che mi dissolvo impotente nella mia disperazione, mi resta soltanto da piangere la mia sventura e struggermi per il dolore! Perciò t’invito a tornare al più presto da me, grazioso amore mio!

Il tuo amore