Lettera n. 25

Ciao, mia dolcezza!
Ieri sul serio abbiamo trascorso una splendida giornata, essendoci stata favorita anche dall'incipiente primavera, la quale è la mite stagione che vede gli uccelli rincorrersi festosamente per i campi fioriti e dedicarsi ai loro prolifici amori. Ricordi? Tutt'intorno a noi, che furtivamente avevamo occupato un appartato angolo di bosco, essi intrecciavano in modo divino dei gorgheggi soavi e tanti trilli melodiosi, come se volessero decantare con calore quel loro tempo d'istinti amorosi.

Anche noi allora, intanto che eravamo impegnati nella nostra accanita conversazione, a poco a poco ci siamo andati inebriando di una calda e irrimandabile passione. Per cui a un tratto ci siamo sentiti obbligati a troncare quasi per istinto quel nostro preludio discorsivo. Ci siamo accorti che esso stava facendo spazientire i nostri due spiriti frementi, che in quel momento anelavano a fondersi in maniera incantevole nel folle parossismo del più travolgente degli amori.

All'improvviso, ci siamo ritrovati congiunti in un abbraccio a cui partecipavano compiaciuti sia il nostro spirito che il nostro corpo, entrambi che cercavano di soddisfare con voluttà e senza perdere altro tempo il loro appetito di concupiscenza. Ci è sembrato quasi che il tempo avesse smesso di esistere per noi e si fosse dissolto nel nulla, come per rendere più duratura la paradisiaca euforia dei nostri sensi. Essa, in quegli istanti, dopo essersi impossessata piacevolmente di noi due, con impazienza e veemenza si andava affrettando a raggiungere la sua prorompente acme passionale.

Che ne dici, amore, se ci provassimo ancora? Io ne sarei molto entusiasta e penso che neanche a te dispiacerebbe affatto! Perciò ci conviene già da ora cominciare a predisporre i preparativi per la nostra nuova escursione nel bosco, dalla quale sono sicuro che riusciremo a ottenere un godimento e una gioia altrettanto travolgenti e soddisfacenti come allora.

Il tuo amore