Lettera n. 23

Mia incomparabile creatura,
dopo aver recuperato il lume dell’intelletto, stravolto mi rendo conto dell'offesa imperdonabile che ti ho arrecata, comportandomi da vero folle. Inoltre, inorridisco, all'idea catastrofica che tu possa rinunciare per sempre a farmi da musa cara e devota, come una volta. Perciò, a ogni costo, cerco un rimedio che mi faccia riabilitare ai tuoi occhi, i quali continuano a versare lacrime, a causa del torto che hai subito ingiustamente da me.

Perdonami, amore mio, se la pazzia mi ha spinto per gl’incauti sentieri della gelosia e dell'ira, rendendomi insana la ragione fino a tal punto da additarti come bersaglio di un mio grave oltraggio. Se tu non mi concedessi il perdono che ora ti vengo a impetrare con profonda contrizione, vedrei tutte le stelle del cielo capitombolare su di me in modo rovinoso.

Assisterei in pari tempo allo spaventoso inaridimento di quel mio estro, che nei tuoi confronti si è mostrato sempre fecondo. Esso finirebbe per spegnersi senza più nessuna speranza di poter tornare a dispensarti i suoi fervidi versi, come è abituato a fare. Dopo essere diventato una torcia senza vigore e senza fiamma, anziché trascorrere la mia sterile esistenza senza più te, piuttosto preferirei scorgerla annichilirsi senza scampo nel fragore della tempesta! Ripensaci, amore mio, e ritorna a gioire insieme con me!

Il tuo amore