Lettera n. 19

Mia diletta Musa,
non vuoi più tu che io venga a trovarti sull'umbratile Parnaso per ricevere da te quella magica ispirazione, la quale è riuscita sempre a rendere i miei versi ardenti e desiderati? Vuoi dirmi con sincerità fino a quando la tua collera ha deciso d'imperversare implacabile e furibonda sul mio angosciato spirito, funestandolo nel medesimo tempo con noncuranza e disprezzo? Per quanto tempo dovrò ancora continuare a sentirmi la vittima sventurata presa nel mirino dalla tua durezza di cuore, la quale continua a mostrarsi nei miei confronti imperterrita ed inflessibile?

Scagliando impietosa i tuoi pungenti dardi di cieco rancore contro il mio animo, ottenebri la mia mente, rendi il mio spirito arido e accasciato, del tutto impotente a esprimere in modo giocondo la vitalità di una volta. Perciò busso invano alla tua porta, che è ben sprangata, perché tu con insensibile caparbia insisti a non aprirla a questo mio cuore, il quale è rimasto senza il fuoco del tuo spirito amoroso.

Come vedo, neppure t'interessa sapere che sono triste e gemo per la folle disperazione, da quando sono costretto a vivere angustiato l'agonia dei miei sensi, non essendomi più consentito di riscaldarmi alla viva fiamma della tua passione! Smetti di mostrarti inesorabile nei miei confronti, amore mio!

Il tuo amore