Lettera n. 13

Splendido amore mio,
non so proprio come io abbia fatto a trattarti nel modo più obbrobrioso che si possa immaginare, peggio che se tu fossi stata una donna di strada! La mia follia è stata enorme, nel momento in cui ho osato dubitare di te e mi sono permesso, con un cinismo senza pari, di disprezzare e bistrattare la tua nobile anima. Per la quale ragione, non ci possono essere valide scusanti per me, anche se mi sono comportato così abiettamente sotto l'impulso della cieca gelosia.

Senza pensarci due volte, ho offeso e calpestato quell'onore che per te non poteva essere che sacro, ferendolo mortalmente. Perciò, se adesso la tua collera vorrà abbattersi sopra di me a guisa di un ciclone catastrofico, è giusto che ciò avvenga perché alla fine il colpevole paghi!

Da quel giorno maledetto, nel mio intimo oramai mi sento totalmente indegno di te e non nutro più alcuna speranza di potere un giorno sognare ancora il tuo amore oppure aspirare al tuo rispetto. Per tale motivo, intanto che il mio cuore viene terribilmente roso dal pentimento e dal rimpianto, con rassegnazione attendo che la furia ciclonica venga a portarmi via con sé per disperdermi nel nulla. Solo in questa maniera, cesseranno in me il rimpianto e la sofferenza!

Il tuo amore