Lettera n. 129

Amore mio impietoso,
perché lo fai? Non sai che il firmamento ha tremato, le stelle hanno pianto e il mio canto non è riuscito a trattenere i singhiozzi; ma si è dato a disseminare il mio animo di patemi e di dolori? Adesso il suo grido di graffiante disperazione si leva verso di te che non lo comprendi e ritieni assurda pretesa quel suo atteggiamento che non vuole essere altro che espressione d’amore. Perfino i miei sensi sono in rivolta; mentre i miei pensieri si contorcono e i forti battiti del mio cuore angosciato fibrillano. Non so come dare ricetto ai bollori del mio spirito, i quali non intendono rassegnarsi. Allora chiamo in causa tutte le forze naturali e, se proprio non sarò in grado di vincere la mia battaglia, ordinerò a ciascuna di loro di disperdermi senza pietà nella sua furia distruttiva.

Se lasciassi la tua vita, come desideri che sia, non rimarrebbe in me una goccia del mio spirito battagliero, poiché esso varcherebbe la soglia della sterilità conclamata, la quale lo farebbe perire per sempre. In questo caso, ti chiedo che te ne faresti di un uomo così malridotto, del tutto spento nell’animo e prostrato nello spirito? Oppure davvero scambi il tuo sadismo come assurda difesa di principi che ritengo ridicoli e illegittimi?

Concludo, facendoti presente che, se proprio insisti a impostare con me un rapporto unilaterale e a senso unico, preferisco restare me stesso, come la natura mi ha fatto, senza essere costretto a complicarmi la vita!

Chi rinuncia ad amarti