Lettera n. 120

Amore mio ispiratore,
che sei la mia musa, vorrei sapere perché improvvisamente mi hai abbandonato e ti sei nascosta in un luogo dove non ti posso raggiungere. Non so neanche se l’hai fatto per farmi dispetto oppure per altri oscuri motivi, che in questo momento ignoro. Intanto, però, ne soffro; mentre la mia pena dilaga per gli spazi sconfinati del mio animo angustiato, il quale avverte la tua mancanza come un giorno di maltempo.

Senza di te, le mie giornate trascorrono tristi e uggiose, velate di mesta malinconia e relegate in un arido deserto, dove non smettono di assalirmi aspre amarezze e crudi rimpianti. Non riesco a rassegnarmi, come pure mal sopporto che resti completamente sorda ai miei richiami accorati. Intanto sento in me una grandissima voglia di stringerti tra le mie braccia.

Dove ti sei rifugiata, mia cara, pur di starmi lontana il più possibile, pur di provocare al mio cuore lo schianto più atroce e mortale, pur di privare il mio intelletto della tua fiamma ispiratrice? Non puoi assolutamente arrecarmi un simile torto; non puoi fare inaridire la mia ispirazione e renderla infeconda, facendomi sentire nell’intimo una nullità senza speranze.

Perciò, dolce amore mio, come un sole che riesce a squarciare uno spesso banco di nuvole, ricompari nella mia vita e riattiva in essa ancora una volta la passione e la poesia!

L'eterno tuo innamorato