di Luigi Orabona

 

 

Credere

Non c'è niente su questa terra
che vada per il verso giusto,
dal momento che su tutto
è oggi possibile sindacare;
come pure si possono muovere
molte accuse a volte infondate
perfino contro persone o cose
che non le meritano per niente,
siano esse rivolte al singolo
oppure riferite alla collettività.

All'una e all'altra cosa
sono sempre da addebitare
quelli che sono i mali peggiori
della nostra malata società,
che ora per questo si presenta
malconcia in modo incredibile
e si profila quindi per essa,
probabilmente a breve termine,
un sicuro catastrofico collasso.

Oggi viene l'educazione
considerata da tutta la gente
una consuetudine di altri tempi
e che perciò non vale la pena
stare dietro ad essa con interesse;
così pure non sono più di moda
sia l'onestà che la giustizia,
siccome sono ritenute entrambe
virtù ormai talmente vetuste
che non possono non ritenersi
anacronistiche ed ammuffite.

Allora non ci resta che credere
in un nuovo mondo ideale
molto maturo e resipiscente,
che si decida a fare al più presto
un'intelligente inversione di tendenza,
ritornando cosė sui suoi passi;
ma lasciandosi alle spalle
l'intera maledetta sua bolgia
di atti insani e di strambi progetti,
che fanno della loro esistenza
un ginepraio di meschine assurdità.

Principalmente è importante credere
in un uomo del tutto differente
che riesca a rinsavire prima o poi
e a tornare a ragionare di nuovo,
ripudiando con vera determinazione
tutto quanto fino ai nostri giorni
gli ha recato soltanto disonore,
avendolo tenuto a lungo segregato
in una tetraggine vituperosa,
quella che poteva essergli donata
dalla barbarie più obbrobriosa!