di Luigi Orabona

 

 

Vago

Vago senza meta
col mio spirito avvilito
attraverso sentieri
dilaniati dal tempo,
in essi mi accompagna
la mia grama esistenza
che arranca non poco,
mentre lenta procede
ed attende impaziente
il suo vicino tramonto;
sono qui ad aspettarlo
solo per abbandonarlo
nelle acque stagnanti
di un lago paludoso
che, a guardarlo bene,
è incapace di riflettere
tanto le mie illusioni
quanto le mie speranze,
ma anche vi lascerò
i pessimi ruderi
di una vita scompigliata
da una sorte scalognata.

Vago adesso tra gente
molto strana e difficile
che quasi mi appare
di un'altra dimensione,
a causa del suo vivere
sciapo e bislacco,
il quale è senza dubbio
dissonante dal mio,
ma anche soprattutto
per l'interpretazione
che essa si compiace
dare alla comune realtà,
quella che io non posso
condividere in alcun modo
oppure lasciar credere
che essa sia pure mia;
perciò il mio animo
è oltremodo scontento,
considerato che si sente
imprigionato in una rete
dove, andando di continuo
d'amore e d'accordo,
le falsità e le ipocrisie
fanno da ordito e da trama.

Vago per luoghi riposti,
angusti ed assurdi,
nei quali i desideri
sono destinati a restare
disattesi e inappagati
per l’intera esistenza
e alle varie illusioni
dolci ed ingenue
possono far seguito
esclusivamente disinganni,
poiché lì una umanità
in preda al massimo delirio
non fa che impazzare
per i soli miti fasulli;
infine così le idealità
più autentiche e sublimi
restano schiacciate
con acre indifferenza
sotto una concretezza
insana e barbara
di una stramba società,
nella quale viene notata
una specie di gara
a chi più fa fruttare
la propria astuzia
e il proprio denaro!