di Luigi Orabona

 

 

Follia

Oggi ho tanta voglia
di mettermi a sproloquiare,
di fare uscire dalle mie labbra
le sciocchezze più incredibili,
ma soprattutto intendo sragionare
dal primo all'ultimo mio discorso;
di tutti inoltre voglio infischiarmi
e delle loro stolide contestazioni
perché in questo modo sono sicuro
di farmi un'abbuffata di libertà.

Con i signori mentecatti
per prima cosa ho io intenzione
di prendermela con rabbia
per essersi fatti buttare fuori
dalla loro dimora naturale,
che č sempre stato il manicomio;
ogni giorno, per questo motivo,
mettono essi a repentaglio
la vita preziosa di coloro
che con gonfiata alterigia
strombazzano la loro normalità.

Passo poi ad incriminare
quanti osano sfacciatamente
nascere e vivere nella miseria
per potersene stare in panciolle
e farsi compiangere dagli altri,
che sono dei lavoratori indefessi;
i quali, oltre a lavorare per loro,
fanno di tutto per sfamarli
e in continuazione si adoperano
perché ciascuno di loro
possa vivere in giocondità.

Ma sono costretto maggiormente
a scagliarmi con molta furia
contro la massa degli ignoranti,
poiché sono pių che convinto
che desiderano essi restare tali,
ritenendosi più furbi degli altri;
rimanendo costoro analfabeti,
riesce loro più facile demandare
agli eminenti sapientoni di turno
quei tanti compiti e grattacapi
che a loro senz'ombra di dubbio
spetterebbe sbrigare di persona.

Per ultimo sento io il dovere
di condannare senza appello
l'intera categoria dei malati gravi,
le cui inguaribili malattie
con spuderatezza comportano
per il deficitario erario dello stato
assurde spese stratosferiche,
le quali automaticamente
si trasformano in tasse salate
per quei tantissimi poveretti
che non possono fare a meno
di tenersi la loro salute di ferro!