di Luigi Orabona

 

 

Rapito dal tempo

A un tratto rimasi rapito
dal turbine del tempo,
che senza il mio permesso
inglobò e catapultò
la mia essenza psichica
nella realtà del passato,
sia prossima che remota,
facendole ripercorrere
i sentieri della storia.

Scorsero così i vari secoli
davanti ai miei occhi,
come in un caleidoscopio
animato e fantastico,
mentre andavo rivisitando
con la mia sete di conoscenza
i fatti storici più salienti,
avendo essi stigmatizzato
l'umana evoluzione.

All'inizio fui introdotto
nell'aurea civiltà degli Egizi,
degli esperti navigatori fenici
e degli architetti babilonesi;
superato poi l'impero persiano,
mi strabiliò il macedone Alessandro,
il quale era molto giovane,
quando riuscì a conquistare
il proprio impero sterminato.

La civiltà greca e quella romana
m'interessarono, a dire il vero,
non meno delle precedenti;
ma se dell'oscuro Medioevo
mi avvinsero in particolare
i pugnaci cavalieri e i loro tornei,
del fulgido Rinascimento
ammirai più che incantato
lo splendore del classicismo.

Anche i secoli che seguirono
mi mostrarono il loro fascino,
continuando a suscitare in me
un enorme e vivo interesse,
per cui l'avido mio spirito
non ebbe modo di annoiarsi,
intanto che si addentrava,
tra incantevoli emozioni,
nella realtà di ciascuno.

Devo comunque farvi presente
che la mia storica passeggiata
mi diede modo di apprendere
che lungo il corso dei secoli
hanno l’uomo accompagnato
i medesimi pregi e difetti,
come pure lo hanno caratterizzato
gli stessi vizi e le stesse virtù;
essendo nati insieme con lui,
erano stati essi destinati
a scortarlo senza sosta,
potendo venir meno solamente
con la scomparsa della sua specie.