di Luigi Orabona

 

 

I giorni dell'ira

E vennero i giorni dell'ira,
da lungo tempo covata
da tanti animi inquieti,
in attesa che esplodesse
con la sua bestiale virulenza.

Deflagrò essa improvvisa
dal centro alla periferia
di una terra già martoriata
e rimasta da anni senza pace,
dopo che l'avevano abbandonata
il buonsenso e la ragione.

Fu come se l'avesse vomitata
un focolaio che fino allora
era stato un fomite in fermento
di discordie e di rancori,
dandosi poi a disseminare
nelle sterminate regioni
orribili torrenti di sangue;
essi, dopo averle raggiunte,
si erano dati a lordare
col proprio liquido vermiglio
i loro angoli più riposti.

Da parte sua, la morte
non se ne restò a guardare
di fronte al furioso livore
che imperversava negli animi
della sfrenata gente;
invece essa fu scorta
agitare a destra e a manca
la sua falce assassina,
con la quale mai smetteva
di mietere migliaia di vittime,
senza mostrare una briciola
di pietà e di misericordia.

Per le strade, quindi,
ebbero gli odi e le vendette
l'opportunità di scatenarsi
con inumano furore,
mettendosi a trasformarle
in incredibili truci teatri
di sanguinose lotte fratricide
e di odiosi conflitti efferati.

In tale funesto frangente
dalle proporzioni inusitate,
si videro infine lievitare
l'angoscia e la sofferenza,
che iniziarono a serrare
la totalità delle persone
nella loro inesorabile morsa
di atroce disperazione.