di Luigi Orabona

 

 

Orizzonti svaniti

Ero solito a quel tempo
affacciarmi all’ampia finestra
della mia infanzia incipiente,
che andava in me sbocciando
carica d’innumerevoli energie,
intanto che veniva forgiata
da un vigore adamantino.

Allora mi piaceva tanto ammirare
i molteplici ampi orizzonti
che incominciavano a delinearsi
davanti agli occhi della mia coscienza,
alcuni dei quali si mostravano
sublimi ed affascinanti,
calamitando la loro attenzione
con un trasporto inebriante.

Ebbi in principio a subire il fascino
dell’orizzonte delle illusioni,
dei sogni e delle chimere,
insieme con numerose altre
fantastiche astrazioni;
esso mi ravvivò la mente
con l’appetenza del desiderio,
nonché la popolò di ambizioni
che avrebbero dovuto costituire
le solide colonne portanti
della totale mia esistenza.

Anche l’irresistibile seduzione
dell’orizzonte della speranza
non volle dimostrarsi da meno
nell’operare nella mia psiche
un’efficace e singolare azione
improntata a fervido ottimismo,
poiché essa mi spronò a credere
in un futuro mondo migliore
che avrebbe arrecato ad ognuno
la tanto sospirata serenità.

Ma fu l’orizzonte dell’amore
ad attrarmi in particolar modo,
siccome rimasi da esso colpito
simile ad un fiume in piena,
il quale, al posto della violenza
delle acque agitate e limacciose,
con irruenza si trascinava dietro
un ribollire di passioni amorose;
allora mi assoggettai ad esse
in preda ad un’estasi favolosa
e all’euforia dei sensi sfrenati.

Adesso che la mia adolescenza
non è più qui a farmi compagnia,
sono svaniti insieme con essa
i suoi meravigliosi orizzonti
che hanno smesso di largirmi
i loro momenti d’incanto,
i quali tanto positivamente
influirono sulla mia vita di allora!