di Luigi Orabona

 

 

La meta di tutti

Da fuori mi provengono i rintocchi
di una mesta campana che annuncia
la dipartita di un’ennesima anima,
che si avvia senza vita al cimitero.

Seguono il feretro tristi e sconsolati
i parenti, gli amici e i conoscenti,
i quali non riescono a fare a meno
di rivangare ricordi dell’estinto.

Ognuno ha un episodio da ricordare
che lo legava a chi più non esiste;
così volentieri lo rammenta commosso
e rivive i momenti con lui trascorsi.

Vorrebbe allora rivederselo vivo
a progettare ancora accanto a lui;
ci sarebbero pure i castelli in aria,
fatti insieme con l’intento di evadere.

Né mancherebbero a fargli compagnia
le frotte di sogni e di dolci speranze
che spesso li avevano tenuti ancorati
a prototipi di vita mai realizzati.

Ma non tace la campana da parte sua
e imperterrita continua ad emettere
gli echi funesti del suo vecchio bronzo,
che sanno solo rattristare la gente.

Allora ritorna a dominare il cordoglio
là dove si era instaurato il ricordo,
per cui dentro ognuno incalza la pena,
fino a travolgergli il fiaccato animo.

Provo anch’io compianto per il morto,
mentre nella bara percorre la strada
che tra pianti lo conduce a quel luogo
che è la futura meta di ogni vivente.