di Luigi Orabona

 

 

Vorrei che il mio sonno...

Vorrei che il mio sonno
venisse a un certo punto
a durare un tempo illimitato,
senza cioè soffermarmi
nelle solite soste diurne,
ma completamente immerso
nell'assoluto oblio
del mondo e di me stesso;
così non avrei altra sensazione
che quella del nulla inesistente,
il solo idoneo a non fare
protendere i mie pensieri
sia nelle tante meditazioni
che in qualche acuta riflessione,
disattivandoli e confinandoli
nel mio spento subcosciente.

Vorrei che il mio sonno
non venisse attanagliato
da nessun genere d'incubi,
come spesso mi succede,
ma trascorresse le sue ore
nell'amenità di sogni magici,
capaci di disperdere in me
ogni mordente ambascia;
in questo modo potrei almeno,
anche se in una dimensione
incredibilmente irreale,
cambiare quello stile di vita
che di giorno spesse volte
mi mette in crisi l'esistenza
e mi fa subito andare in tilt
in una maniera paurosa.

Vorrei che il mio sonno
avesse di me più compassione
e non mi facesse trascorrere
infinite notti bianche,
con tutti i miei pensieri
che vengono a somigliare
a degli agitati marosi
incalzati dalla burrasca;
allora ancora una volta
potrei darmi alle mie dormite
profonde e rilassanti
perché mi vedrebbero di nuovo
dedito alle mie scorribande
placide e spensierate
nel mare incantevole
della mia sconfinata fantasia!